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Le 10 serie tv più belle e inquietanti del 2018

Cari amici, senza tanto clamore siamo arrivati alla fine dell’anno e le sorprese in materia di serie tv non sono ancora finite. Si vocifera infatti che la nuova stagione di Black Mirror apparirà come per magia su Netflix il 28 dicembre, tanto per augurarci una fine dell’anno con la dovuta ansia.

A proposito di quest’ultima, di brividi e altre cose buone, l’anno che sta volgendo al termine ci ha regalato quintalate di disagio grazie a serie tv e miniserie evento che hanno spaziato dal surreale al thriller, con incursioni nel fantastico, politico, crime e nell’amatissimo horror, che con una qualità così mancava da un po’ sui teleschermi (tablet, computer, smartphone, proiettori comprati con lo sconto e su qualsiasi superficie riflettente).

Siccome fare una lista delle migliori serie tv dell’anno, in generale, rischia di essere davvero dura, abbiamo deciso di elencarvi quelle che ci hanno fatto accapponare la pelle, nel bene e nel male. Nessuna classifica, ognuna di queste serie ha motivo di essere vista, rivista o riscoperta, in caso ve la siate persa. Nota a margine: la maggior parte delle serie qui sotto ha una donna come protagonista. Non dovrebbe essere un dato rilevante, ma fortunatamente qualcosa si sta muovendo anche da quel punto di vista. Bene, partiamo:

 

Hill House (Netflix)

Tratta liberamente dal romanzo L’incubo di Hill House di Shirley Jackson (1959), la serie creata e diretta con rara maestria da Mike Flanegan reinventa l’horror seriale, grazie a scelte di classe, senza indulgere in effettucci giusto per spaventare. Cast perfetto su cui spicca una grandiosa Carla Gugino per un dramma familiare ambientato in una casa infestata, sia nel passato che nel presente. Assolutamente una delle serie tv più belle dell’anno, in generale.

 

Homecoming (Prime Video)

Un bel dramma/thrillerone psicologico con la dovuta dose di ansia, tratto da un famoso podcast e diretto da uno che di tensione ne sa qualcosa: Sam Esmail di Mr. Robot. Andrebbe visto solo perché è la prima volta di Julia Roberts attrice protagonista di una sere tv. Brava bravissima, c’è da specificarlo? È un’assistente sociale che aiuta i veterani di guerra a reinserirsi, ma di punto in bianco abbandona il lavoro. C’è sotto qualcosa, ma non ve lo diremo certo noi.

 

Maniac (Netflix)

Basterebbe solo il nome di Cary Fukunaga per far esplodere la nostra sordida felicità alle stelle. Il suo nome è indissolubilmente legato alla prima stagione di True Detective, ma torna a noi con una miniserie affascinante e contorta, che scava nel profondo delle inquietudini dell’animo umano, grazie a due outsider (Emma Stone e Jonah Hill, non esattamente i primi arrivati) che sperimentano dei farmaci che fanno volare l’immaginazione, e non solo. Applausi.

 

Sharp Objects (Sky Atlantic)

Miniserie di enorme impatto emotivo, diretta in modo personalissimo e di spessore da Jean-Marc Vallée (Big Little Lies), tratta dal romanzo Sulla pelle di Gillian Flynn. Amy Adams è perfetta nei panni di Camille Preaker, una giornalista con gravi problemi alle spalle, che torna a casa dalla mamma e dalla sorellastra per indagare su un duplice omicidio nella città natale. Tensione e inquietudine che si tagliano con coltello.

 

Le terrificanti avventure di Sabrina (Netflix)

Quella che sembrava il reboot di una sitcome per ragazzi degli anni ’90, nel 2018 diventa una sorta di Stranger Things dell’horror che ha per protagonista Sabrina Spellman (interpretata molto bene da Kiernan Shipka), una teenager che nel giorno del suo 16°compleanno verrà battezzata al Signore Oscuro e diventerà una strega a tutti gli effetti. Turbamenti adolescenziali, lotta per i diritti delle ragazze e una bella spruzzata di horror gotico in tute le puntate, divertimento assicurato.

 

Killing Eve (TIMvision)

Due attrici d’eccezione, Sandra Oh (Greys’s Anatomy) e Jodie Comer (My Mad fat Diary, The White Princess) per una storia tratta da Villanelle di Luke Jennings, in cui una serial killer/sicario sviluppa un attaccamento morboso per l’agente che le dà la caccia. Sociopatia, lusso, sadismo, stile e seduzione, insieme a qualche trovata simpatica e ad un’alta dose di ansiella. La spy story sovvertita da Phoebe Waller-Bridge (Fleabag) la sua astuta creatrice.

 

The Terror (Prime Video)

Di nome e di fatto, il Terror è uno dei due vascelli che insieme all’Erebus sta cercando il famigerato passaggio a nord ovest nel 1846. Tra sinistri scricchiolii, presenze agghiaccianti, mostri lovecraftiani senza volto e ammutinamenti vari, l’equipaggio delle due imbarcazioni farà una brutta, brutta fine. Menzione d’onore al capitano interpretato da un grande Jared Harris. Adattamento dal romanzo La scomparsa dell’Erebus di Dan Simmons, che mischia bene verità e soprannaturale.

 

Kidding (Sky Atlantic)

Jim Carrey e Michel Gondry. Basta questa combo per assicurare qualità e follia, insieme hanno lavorato a quel capolavoro che è Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci ti etc.). Tornano con una storia che sulla carta dovrebbe essere piena di buoni sentimenti e commozione (un presentatore tv per bambini che affronta un lutto e altre perdite nella sua vita), ma entrambi sono maestri nel creare quella sottile linea formicolante di mistero e disagio che ci piace assai.

 

Devilman Crybaby (Netflix) 

Un cartone animato tra i disagiati e non è neanche BoJack Horseman? Esatto. Devilman Crybaby è il nuovo adattamento al manga Devilman di Go nagai (quello che ha inventato tutti i robottoni con i quali siete cresciuti, da Jeeg a Mazinga passando per Goldrake). Affascinante nella forma e nel contenuto, estremo oltre ogni limite, affronta l’horror, il gender e l’Apocalisse uscendone molto bene, e per bene intendiamo malissimo. Da vedere.

 

Castle Rock (Hulu)

Sulla carta, sarebbe dovuta essere la bomba dell’anno: ambientata nel mondo letterario di Stephen King,  prodotta da J. J. Abrams, tra gli attori vede Sissy Spacek (che fu la prima, indimenticabile Carrie cinematografica) e Bill Skarsgard (il recente clown Pennywise di IT), siamo già in odore di santità. In realtà a serie, ambientata in una Castle Rock molto twinpeaksiana, spesso perde il filo del discorso e ha dei buchi di sceneggiatura seri, in ogni caso vale la pena recuperarla (in Italia non è ancora uscita) per attingere a piene mani dalla mitologia kinghiana, sempre e assolutamente gradita.

Simone Stefanini

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