TV e Cinema

Come dormire beatamente la Notte degli Oscar e l’indomani affrontare una conversazione a riguardo

Il momento più imbarazzante di tutti i tempi

 

Ieri, nell’invitare una collega a una cena mi sono sentito rispondere “non posso, devo fare il live report della Notte degli Oscar”, che significa in parole povere seguire durante orari inumani l’evento e scriverne i momenti salienti. “Che pratica barbara ed insensata”, ho pensato tra me e me. Sarò limitato ma non credo che l’italiano medio sveglio alle 5 del mattino per vedere gli Oscar, legga poi gli articoli in diretta, perché a quell’ora muore di sonno e poi, come suggerivo poc’anzi, beh, lo sta guardando dal vivo.

Ho dunque preso la mia scelta di evitare di guardare gli Oscar in favore di una sana dormita che mi portasse ad affrontare il lunedì da persona sana di mente, scommettendo con me stesso che al risveglio avrei comunque saputo tutto o quasi. Scommessa ampiamente vinta, con una certa dose di culo.

 

Emma Stone è la miglior attrice protagonista 2017

 

Degli eventi televisivi imperdibili, alla fine ti ricordi solo uno o due momenti salienti, il resto non dico sia noia, però semplicemente se il cervello riuscisse a immagazzinare tutti i ricordi saremmo come gli alieni idrocefali dei film sci-f anni ’50. Pensate a Sanremo, cosa vi viene in mente? Gabbani con la scimmia che balla, già la Mannoia è un ricordo sbiadito. Del Super Bowl, Lady Gaga che vola, poi sticazzi della partita.

La Notte degli Oscar quest’anno non mi piaceva a prescindere, perché i film che ho visto non mi hanno emozionato così tanto da parteggiare per uno anziché per un altro, con la sola eccezione di Hell or High Water (che trovate su Netflix), sicuro però che non avrebbe vinto i premi più importanti.

 

Ho vinto perché mi sono svegliato stamattina e tutti parlano di una sola cosa, che poi è la più grande cazzata che possa succedere a una premiazione, quella che solo Ben Stiller nel primo Zoolander aveva saputo affrontare così bene: lo scambio delle buste con relativo premio alle persone sbagliate. Aspettate, non un premio tecnico tipo miglior montaggio audio in un cortometraggio francofono, ma l’ultimo, quello di cui si ricordano tutti per la vita: miglior film.

Salgono sul palco Warren Beatty e Faye Dunaway in uno special HBO di Villa Arzilla e leggono: Miglior film, La La Land. I produttori, il regista e gli attori salgono sul palco belli emozionati quand’ecco che Warren prende il microfono e dice che gli hanno consegnato una busta errata, quella del premio per la miglior attrice protagonista (Emma Stone per La La Land, premiata pochi minuti prima). Il produttore calvo del musical gli strappa la busta di mano e dice “Non è uno scherzo, il miglior film è Moonlight”, poi mostra la busta giusta.

 

Faye Dunaway e Warren Beatty quando erano giovani

 

Immagino suicidi a catena nel backstage da parte di assistenti di studio distratti, il presentatore Jimmy Kimmel che frusta con un gatto a nove code tutti i lavoratori a progetto, gli agenti di Beatty e della Dunaway che scavano un buco nel terreno e ci si seppelliscono vivi. Mai vista una cosa del genere e di solito te l’aspetti da un programma con Carlo Conti o con Maria De Filippi, mica dall’organizzazione miliardaria degli Oscar, colpita dalla perfida legge di Murphy in mondovisione.

 

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Ecco tutto ciò che dovete sapere sugli Oscar per sostenere una bella conversazione mattutina al bar. Se volete, potete condirla con una spruzzatina di complottismo, tipo: “Si dice che La La Land sia il film preferito dagli elettori di Trump e l’Academy abbia voluto svergognarlo davanti a tutti in favore di Moonlight, coi protagonisti afroamericani, per manifestare il suo amore per Obama”. Tutti penderanno dalle vostre labbra e penseranno che ne sapete un casino, che conoscete qualche vip, che eravate presenti alla cerimonia.

 

Il cast di Moonlight, vincitore del miglior film 2017

 

Alcuni dettagli accessori, giusto per non fare la figura di guano all’eventuale domanda dal pubblico: il miglior regista è Damien Chazelle per La La Land (già candidato nel 2015 per Whiplash ed è un ragazzo dell’85), miglior attrice Emma Stone (non era deliziosa in quel vestito anni 20?), miglior attore Casey Affleck per Manchester By The Sea (ora suo fratello Ben sarà un Batman ancora più depresso), migliori attori non protagonisti Mahetshala Ali per Moonlight e Viola Davis per Fences, entrambi afroamericani (e qui un altro discorso complottista su Obama lo butterei lì), anche quest’anno ci sono un paio di italiani premiati, Alessandro Bertozzi e Giorgio Gregorini per il trucco in Suicide Squad.

A questo punto sarete finalmente lasciati in pace e quando arriverà al bar quello che ha fatto nottata per vedere davvero gli Oscar, nel primo pomeriggio con le borse della Coop sotto gli occhi, nessuno lo degnerà di uno sguardo perché ormai l’evento è già roba vecchia e siamo tutti tornati a parlare della scissione del PD.

Ah, dimenticavo, il 27 marzo ci saranno i David di Donatello e quest’anno sembrano davvero più interessanti degli Oscar.

Simone Stefanini

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