TV e Cinema

Quel pirotecnico caravanserraglio di Enea

Enea di Pietro Castellitto mi è piaciuto tantissimo. Forse per i motivi sbagliati.

.Benvenuti in Enea

Vedere Enea è un’esperienza molto vicina a un trip allucinogeno e lo dico in senso positivo, chiaro. Già perché il secondo film come regista di Pietro Castellitto è un qualcosa di divergente rispetto a tanto, troppo cinema nostrano. Innanzi tutto, seguendo un percorso iniziato con I predatori, il suo precedente film e ampliandolo, Castellitto pare già essere maturo abbastanza da definire una sua “auto-poetica”, cioè un gusto, anche in situazioni apparentemente inutili ma che invece sono la quintessenza dello stile di Castellitto che, grosso modo, si può ascrivere a tre principali filoni: l’amore per la situazione assurda, la volgarità apparentemente fine a se stessa ma in realtà fondante la scena e un sotto-testo di umorismo e presa in giro che è costante se non proprio perenne.

Partendo da questi presupposti diventa più chiaro districarsi in questo film di, diciamo così, malaffare in cui vediamo un giovane rampollo di buona famiglia che non si sa bene perché non si sa bene per come si ritrova invischiato in uno spaccio di cocaina assieme al suo sodale e fraterno amico. Questa è, in soldoni la trama, che poi viene arricchita da un “circo umano” di personaggi e situazioni che danno ritmo e sostanza al film. C’è il padre psichiatra che nasconde qualcosa, uno squillante Sergio Castellitto, una mamma presentatrice culturale televisiva insoddisfatta della propria vita, bravissima Chiara Noschese, un guitto e subdolo socio in affari, un Matteo Branciamore che mi ha ricordato molto il Colin Farrell/ Pinguino di The Batman e via di seguito… Insomma praticamente non c’è personaggio in Enea, avente più o meno screentime, che non si ricorda con piacere, che non diventa quasi immediatamente iconico.

Pietro Castellitto in Enea

Forse è questo il pregio più grande di un film che non corale di per sé ma che poi lo diviene con Enea/Pietro Castellitto che è come se galleggiasse tra i suoi attori, riuscendo a instaurare un grande rapporto con Giorgio Quarzo Guarascio, che i più di voi conosceranno con il nome d’arte di Tutti Fenomeni, è che, de facto, la grande, grandissima sorpresa di questo film. Guarascio riesce a interpretare un personaggio profondo e sfaccettato, che si vede che ha un rapporto non risolto con gli altri, specialmente con le donne (soprattutto con la madre) ma che stima talmente tanto Enea, il suo amico fraterno, da poterlo/volerlo seguire fino in capo al mondo (cosa che poi in effetti farà).

Giorgio Quarzo Guarascio, aka Tutti Fernomeni, in Enea

Un film, insomma, che consta di una grande produzione, con tanti mezzi e risorse messe in campo che si vedono e si sentono, a partire da una qualità per la fotografia e un’attenzione per le luci, praticamente mai “naturali” ma sempre artefatte, rarissime per il cinema nostrano. Una storia matta, una storia malata, una storia anche molto divertente di famiglia, amici e ambizioni. Il “pupo d’oro” Pietro Castellitto con questo suo secondo film non lascia, ma raddoppia tutto.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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