26 anni fa usciva I Ragazzi del Muretto, la serie tv che esprimeva tutto il disagio degli anni ’90

I ragazzi del muretto andava in onda per la prima volta il 28 marzo del 1991 su Rai 2 e nella mente degli autori sarebbe dovuto essere un teen drama in stile Beverly Hills 90210 declinato all’italiana, con meno sfarzo e più disagio.

Una sorta di Ragazzi della Terza C senza la linea comica e con la morale alla fine della puntata, come imponeva la funzione educativa di mamma Rai. Ne sono stati girati 52 episodi spalmati in 3 stagioni, l’ultima delle quali è andata in onda nel 1996. Episodi costosissimi, si parla di 600 milioni di lire a puntata.

Disagio, dicevamo. Un po’ perché i protagonisti in realtà dovrebbero essere liceali e invece sembrano mio nonno, ma anche per i temi affrontati, che di volta in volta erano sempre più drammatici:  dalla violenza negli stadi  all’aborto, non tralasciando Aids, razzismo, omosessualità, droga, prostituzione e usura.

Tutte queste pesantezze venivano analizzate dall’affiatato gruppo di adulti liceali sul muretto di Piazza Mancini, nel quartiere Flaminio di Roma. Oggi i più giovani potrebbero trovare questa pratica strana o antica, ma nei 90s il muretto, la panchina del prato, il bar del quartiere, l’oratorio o la strada erano l’equivalente dei social e della realtà virtuale: ti incontravi con persone vere e ci parlavi. Non ti davi neanche un appuntamento di quelli inderogabili, tanto quando passavi di lì, qualcuno trovavi.

I personaggi erano i più disparati e socializzavano tra di loro grazie all’assenza della filter bubble, che ti faceva parlare anche con persone diverse da te. Quello che si ricordano tutti è Johnny (Claudio Lorimer), che aveva 30 anni e interpretava un 18enne coi boccoli biondi, gli occhiali colorati e i pattini ai piedi.

 

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Insieme a lui, Debora (Cecilia Dazzi), fan scatenata di Luca Carboni, e dell’africano Sahid con cui ha una fuga d’amore. Poi ancora Stefania (Francesca Antonelli), interprete di una romanità pronunciata e sempre pronta a dispensare consigli, che fa innamorare Cristian (Vincenzo Digiglio), il tenero superficiale del gruppo, che a un certo punto ha un incidente in moto.

 

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E ancora: Elena (Michela Rocco di Torrepadula), la figa del gruppo che fa coppia fissa con Mitzi (Alberto Rossi) il maturo e al contempo ribelle.

 

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Un gruppo infinito che conta anche Simone (Gabriele Pao Pei Andreoli), il tipico riccone che ama Sara (Barbara Ricci) e le anfetamine, non necessariamente in quest’ordine.

 

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Last but not least il mio personaggio preferito, la linea fantascientifica: Franz, interpretato da Lorenzo Amato, figlio dell’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato che aveva, bontà sua, una faccia da schiaffi che avrebbe trasformato il più mite dei compagni di scuola in un bullo da carcere minorile, con la sua insicurezza spocchiosa e la sua vocina priva di nerbo. Nella serie, magicamente, diventa un dj che fa ballare tutti i giovani di Roma, una trasformazione più incredibile di quella di Superman con e senza occhiali. Era pure fidanzato, questa cosa te lo faceva invidiare e poi ti odiavi per averlo anche solo pensato.

 

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La colonna sonora della serie era composta da Curreri e Liberatori degli Stadio, mentre la sigla iniziale era Night and Day di Cole Porter nella versione degli U2 (la band più paracula della storia della musica, come sapete).

Se oggi vi apprestate a riguardarne un episodio, sarete oppressi da tutti il disagio degli anni ’90, quello che ha fatto sparare Kurt Cobain, in salsa romana. Una serie infinita di ansie e problemi talmente enormi che oggi sarebbero di difficile risoluzione anche con Google e che invece venivano brillantemente risolti grazie al potere taumaturgico del muretto. Vi è presa la voglia? Trovate tutte le puntate su RaiPlay.

 

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Simone Stefanini

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