Quel bastardo del Tenente Colombo: Peter Falk era un genio e vi spieghiamo perché

Peter Falk nel ruolo del tenente Colombo

 

Il 15 settembre del 1971 è stata inaugurata quella che probabilmente è la mia serie preferita di sempre: Colombo. Scritta da Richard Levinson e da William Link, è andata in onda per ben 32 anni: 10 stagioni per un totale di 63 film (più i vari special) lunghi un’ottantina di minuti l’uno. È stato uno dei gialli più di successo della storia della tv americana e ha consacrato Peter Falk nei panni di un tenente della omicidi che risolve i casi più difficili anche se, di primo acchito, sembra un buono a nulla.

 

Colombo

 

Colombo è un poliziotto di origini italiane che in ogni puntata arriva spaesato sulla scena del crimine con la sua Peugeot scassata, il suo impermeabile tutto consumato e la sua faccia da tonto. L’idea della serie è tutta lì: presentarlo come un povero scemotto per poi, puntualmente, farci capire che invece è un genio.

A differenza dei gialli tradizionali dove il colpevole lo si scopre sempre alla fine, qui le puntate iniziano facendoci vedere l’assassino mentre compie il crimine, allo spettatore resta solo da capire come Colombo riuscirà a smascherarlo. Dietro questo simpatico tenente si cela infatti un grandissimo bastardo.

 

Colombo nell’episodio “Murder by the Book”

 

All’inizio era decisamente più burbero e scontroso. Nella prima puntata – Murder by the Book diretta, tra l’altro, da Steven Spielberg – Colombo si presenta sulla scena del crimine in hangover e approccia la donna che ha scoperto il cadavere con fare viscido e piuttosto violento.

 

1965, Peter Falk in uno dei primi pilot girati per Colombo

 

Già negli episodi successivi i toni vengono ammorbiditi. Con il passare degli anni diventa un vecchietto rincoglionito che fuma il sigaro camminando con le mani dietro alla schiena ma, in fondo, rimane sempre un grandissimo arrogante.

Perché Colombo sa fin dal primo minuto chi è l’assassino, deve solo trovare il modo per dimostralo e, per riuscirci, farà di tutto. Una volta ha addirittura inscenato il funerale di sua moglie – con tanto di bara, prete, parenti in lacrime, ecc. – pur di incastrare il colpevole.

È un grande sadico: all’inizio lascia che gli indagati si prendano gioco di lui, ride alle loro battute ma dopo li tormenta fino allo sfinimento, entrando nelle loro vite e disturbandoli a ogni ora possibile. Il suo grande classico è “just one more thing”, ovvero la domanda che finge di ricordarsi all’ultimo momento, prima di andarsene, appena dopo aver salutato l’indiziato, e che fa giusto per metterlo nuovamente sotto pressione.

 

 

Una volta Francesco Bianconi dei Baustelle ha definito Colombo come un piccolo germe dell’anticapitalismo insidiatosi con intelligenza nella cultura americana; forse è un tantino esagerato ma rende l’idea. Dall’altra parte Colombo è anche l’americano medio per eccellenza, quello che mangia hot dog a pranzo e a cena, che vive con la sua signora e il cane in una modesta villetta mono familiare e va alle corse dei cavalli la domenica.

Il fatto che riesca a rappresentare così bene due lati così diversi dell’America – a maggior ragione in uno dei programmi tv più popolari di sempre – è probabilmente la migliore spiegazione di quanto fosse geniale e grande.

Sandro Giorello

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