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Tutti contro la nuova traduzione di Neon Genesis Evangelion su Netflix

Ricordate Gualtiero Cannarsi? È l’autore dei nuovi adattamenti dello Studio Ghibli ai quali, complice una pagina Facebook azzeccatissima, abbiamo dedicato un articolo pieno di meme. Non è difficile capire perché mezza Italia odia le traduzioni di Cannarsi: sono piene di leziosità e parole desuete, hanno costruzioni grammaticali assurde financo incapibili e, spesso, adottano la traduzione letterale dal giapponese, creando di fatto neologismi o rinominando cose. Come il Dio della Foresta di Principessa Mononoke nella traduzione di Cannarsi diventò il Dio Bestia (scusate la bestemmia, è tutto vero), così gli Angeli di Neon Genesis Evangelion nella versione HD uscita su Netflix, sono diventati Apostoli.

Attenzione: a livello letterale ha ragione lui, nell’originale giapponese i biomostri giganti da combattere con gli Eva si chiamano Shito, che significa proprio Apostoli, ma per decine di anni l’adattamento italiano ha seguito la versione internazionale, in cui si sono sempre chiamati Angels, Angeli. Pure l’EVA01 ha un altro nome, si chiama Unità Prima.

Dal momento che l’operazione Neon Genesis Evangelion su Netflix è un chiaro omaggio all’adolescenza perduta dei trentenni di oggi, più che un nuovo adattamento sarebbe stato opportuno riproporre in versione ad alta definizione la versione col doppiaggio originale, anche perché se il nuovo adattamento fosse dedicato ai nuovi fan della Generazione Z che non hanno mai visto prima Evangelion, beh, sembra un fallimento su tutta la linea.

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Raffaele Portofino

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