La pellicola narra delle sorelle Justa, Lucia e Luciana Quispe: tre contadine che vivono in solitudine allevando capre tra le montagne desolate dell’ altopiano cileno. Siamo nel 1974, sotto la dittatura di Pinochet. Un visitatore porta loro notizia di una nuova legge che potrebbe stravolgere il loro modo di vivere e mettere in discussione la loro stessa esistenza. Il film, del regista cileno Sebastián Sepúlveda, si basa su una vicenda realmente accaduta nel 1974. Presentato a Venezia in concorso alla 28ma Settimana Internazionale della Critica, Las niñas Quispe, è un film silenzioso come la sofferenza che soffoca interiormente le tre protagoniste. Una sofferenza intrinseca che si legge da fuori, dai volti segnati dalla fatica, dalle rughe scalfite dal vento che imperterrito soffia sui monti cileni. Un film con dialoghi sussurati “soffocati” che giunge fino al gesto di negazione finale, in un drammatico epilogo neo-neorealista. L’opera prima di Sepúlveda è esempio di un cinema che oggi vive emarginato, solitario, lontano dal frastuono dell’era contemporanea e dal cinema da botteghino.
Il film è stato prodotto da Pablo Larraín, regista cileno di No – I giorni dell’arcobaleno, uscito in primavera nelle sale italiane.
Il regista: “Si diceva che i militari avessero ucciso le tre sorelle perché aiutavano i ribelli a passare in Argentina mentre, per me, la morte è stata una loro decisione”.
Sebastián Sepúlveda
Nato a Conceptión nel 1972. Dopo 18 anni vissuti tra Europa e Sud America, ritorna in Cile nel 1990. Studia montaggio a San Antonio de los Baños a Cuba e sceneggiatura alla Fémis di Parigi. Oltre a lavorare come sceneggiatore e montatore, nel 2008 dirige il documentario El Arenal. Las niñas Quispe è la sua opera prima.
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