Si fa facile a dire “Genova città di mare”. Certo il suo Porto, Antico e Moderno con il suo sterminato Acquario rappresenta una delle principali attrattive della città che però “non è soltanto di mare”. Già perché Genova è circondata da una serie di alture e di monti tutt’intorno che l’hanno portata ad essere, sin dalla sua fondazione, eternamente stretta tra roccia ed acqua. Ecco perché Genova bisogna pensarla verticalmente, come diceva il poeta livornese Giorgio Caproni, e non c’è modo migliore per farlo, se non prendendo la mitica funicolare Zecca-Righi.
Grazie al progetto di due ingegneri svizzeri, Francesco Giuseppe Bücher e suo figlio Teodoro, Genova infatti si è dotata di una funicolare fin dal 1912. Una vera e propria meraviglia tecnologica per l’epoca che però, ancora oggi, mantiene intatto il suo fascino. La funicolare la si prende in Largo Zecca, praticamente a due passi dalla Stazione Ferroviaria di Genova Principe e non distante da quella via del Campo cantata da De André. E poi? E poi si sale, si sale in quel modo un po’ fiabesco e incantato che ti pare di essere finito in un racconto di Borges, Buzzati o nella Lisbona di “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi (che, guarda caso, a Genova ci ha proprio insegnato).
Carbonara, San Nicola, Madonetta etc.: per ogni tappa del viaggio un gradiente in più di ascensione. Si parte in mezzo ai palazzoni del Seicento, ottocenteschi e dai grattacieli anni Sessanta del caotico centro città e si finisce, per l’appunto arrivando sul terrazzone panoramico del Righi, un antico punto di passaggio per le vie del Sale nonché sede di colossali mura che, per tutto il ‘600, cingevano l’intera città di Genova.
La vista è spettacolare, con le titaniche e orride navi turistiche grandi come Micro-Machines e i tetti biancogrigi della città che creano uno strepitoso gioco di luci.
Spesso la funicolare Zecca-Righi è stata chiusa, poi riaperta e poi di nuovo chiusa (un po’ per i danni subiti durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, un po’ per i naturali ammodernamenti tecnologici). Tuttavia oggi il rosso convoglio è tornato, come una volta, a sfrecciare su e giù per le alture, con a sud il mare luccicante e a nord i picchi innevati. Avevano ragione gli Ex-Otago a cantare “Genova mia cara non ti preoccupare tra le mille cose che ho da fare sono sicuro che un giorno troverò il tempo per tornare“. Genova vale proprio la pena di una visita: soprattutto “dall’alto al basso”!
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