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Vicino Bologna c’è un castello incantato dove vivere come in una fiaba

Rocchetta Mattei ripresa con un drone

 

Non basterebbero dieci, cento vite per goderci e vivere appieno tutte le meraviglie d’Italia: spesso poi sono meraviglie nascoste, piccole, fuori o lontano dalle metropoli o anche solo dai capoluoghi di regione.

Ma che valgono sempre il viaggio. Un po’ come la Scarzuola di Tomaso Buzzi, vicino Terni, o anche Calcata, amata anche dal regista nipponico Hayao Miyazaki, o perché no, la splendida Civita di Bagnoregio. Oggi però ci teniamo un po’ più a nord, e vi raccontiamo di Rocchetta Mattei, un affascinante castello in Emilia Romagna, a un’ora da Bologna, un luogo fiabesco.

 

 

Un buon inizio no, per presentare Rocchetta Mattei? Ma vediamo un po’ della sua storia. Perché alla base di questo castello con cupole che sanno d’oriente, architetture escheriane, piastrelline minuscole e coloratissime, c’è un uomo, come sempre. Cesare Mattei, nato a Bologna l’11 gennaio del 1809, da una famiglia decisamente benestante.

 

 

Fu tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Bologna e nel 1848 fu anche eletto deputato in Parlamento. Ma l’evento chiave che segnò la sua vita e portò anche alla nascita della Rocchetta Mattei è sicuramente la morte della madre, nel 1844. La scomparsa della genitrice generò in Mattei – quel punto anche Conte – una profonda sfiducia nella medicina tradizionale e iniziò a studiare da solo una medicina alternativa, ovvero l’elettromeopatia.

 

 

Sul sito della Rocchetta Mattei – un sito ben fatto e funzionale, bravi – si legge che Mattei “Nel 1850 acquistò i terreni dove sorgevano le rovine dell’antica rocca di Savignano e il 5 novembre dello stesso anno pose la prima pietra del castello che avrebbe chiamato “Rocchetta”, dove si stabilì definitivamente a partire dal 1859 dirigendone personalmente la costruzione“.

 

Lì proseguì i suoi esperimenti, pensate, citati anche da Dostoevskji ne I fratelli Karamàzov, in questo passo: “Ma che filosofia e filosofia, quando tutta la parte destra del corpo mi si è paralizzata e io non faccio che gemere e lamentarmi. Ho tentato tutti i rimedi della medicina: sanno fare la diagnosi in maniera eccellente, conoscono la tua malattia come il palmo delle loro mani, ma non sono capaci di curare. [..] Disperato, ho scritto al conte Mattei a Milano, che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica“.

 

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E poi? E poi alla scomparsa del Conte Mattei alla sua Rocchetta accadde un po’ di tutto: durante la seconda guerra mondiale le truppe tedeschi la occuparono e danneggiarono gravemente, tanto che gli eredi del Conte tentarono di donarla – in vista di un restauro – al Comune di Bologna, che non accettò la donazione. Negli anni sessanta diventò un ristorante e albergo, nel 1989 quando muore il proprietario dell’albergo, Primo Stefanelli, chiude.

 

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Dal 1989 fino alla metà degli anni duemila la Rocchetta se la passa male, finché nel 2006 viene acquisita dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna. Nel 2015 è stata riaperta al pubblico, e si può visitare. Tutte le informazioni su come e quando visitare questo castello da fiaba ideato da un Conte un po’ matto – si dice avesse una corte nel castello, compresa di buffone: capirete che a inizi del secolo scorso era una cosetta un po’ particolare – le trovate sul sito di Rocchetta Mattei. E volendo alla Rocchetta potete anche sposarvi.

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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