In un’epoca dominata dalla connessione costante e da una società definita “liquida” dal sociologo Zygmunt Bauman, viaggiare da soli si conferma non solo una tendenza in crescita ma un’autentica esperienza di benessere psicologico e personale. Lo dimostra una recente ricerca pubblicata sull’International Journal of Travel and Tourism Research che analizza i molteplici benefici del viaggio in solitaria, considerato l’ultimo traguardo per scoprire sé stessi e rafforzare la propria identità.
Viaggiare da soli si configura dunque come un’esperienza capace di agire positivamente sull’equilibrio psicologico e sul senso di libertà personale, un’azione concreta sulla propria identità in un mondo che cambia rapidamente. Le evidenze scientifiche confermano che concedersi del tempo in solitaria è un investimento prezioso per il proprio benessere e una tappa fondamentale nel viaggio più importante di tutti: quello della vita.
Viaggiare da soli: una via per la scoperta di sé e l’autonomia personale
La ricerca, condotta su un campione di 24 partecipanti appena rientrati da viaggi solitari della durata media di nove giorni, ha messo in luce come l’esperienza di viaggiare senza compagnia sia in grado di migliorare significativamente l’autostima e la capacità di apprendimento individuale. Tra i risultati più rilevanti, emerge anche un miglioramento nella qualità dei processi cognitivi: i pensieri diventano più flessibili e la mente si libera da condizionamenti esterni, favorendo una riflessione più profonda.

La professoressa Constanza Bianchi della Queensland University of Technology, che ha guidato lo studio, sottolinea che “viaggiare da soli aiuta le persone a percepire un maggiore controllo sulle proprie vite e decisioni, stimolando la riflessione personale e la scoperta di sé”. Secondo la docente, questo tipo di esperienza rappresenta il modo migliore per lavorare su se stessi, affrontando quei quesiti interiori che la frenesia quotidiana spesso ignora.
I partecipanti alla ricerca hanno riportato una sensazione diffusa di benessere legata principalmente a due fattori: un ritrovato senso di libertà e un maggiore stato di rilassamento. Viaggiare da soli significa infatti poter seguire esclusivamente i propri ritmi, senza dover adattarsi a quelli di familiari o amici, e cogliere l’opportunità di scoprire nuove culture e persone senza filtri.
Questa modalità di viaggio permette di immergersi pienamente nell’esperienza, scegliendo in autonomia cosa visitare, come trascorrere il tempo e quali relazioni instaurare. Gli intervistati hanno evidenziato come la possibilità di inseguire esclusivamente i propri desideri rappresenti un antidoto contro lo stress accumulato dalla routine quotidiana, favorendo un autentico stato di benessere e crescita personale.
Secondo l’analisi di esperti e osservatori del settore turistico, la vacanza in solitaria sta diventando una tendenza consolidata, non più riservata a pochi spiriti liberi o ai cosiddetti “giramondo”. L’aumento di viaggiatori solitari è accompagnato da una crescente presenza di racconti e testimonianze condivise sui social media, dove sempre più persone si confrontano sulle loro esperienze e sui benefici riscontrati.
Il filosofo e scrittore Marcel Proust ricordava che “l’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”. Il viaggiatore solitario incarna perfettamente questo pensiero, perché esplorare il mondo da soli significa anche imparare a guardare dentro di sé con rinnovata consapevolezza.