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Ma davvero Mark Zuckerberg ha comprato casa a Milano?

Davverooo?

 

Ne hanno scritto tanti in questi giorni: Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, avrebbe acquistato un superattico a Milano, una spesuccia di circa 21 milioni di euro per 800 metri quadri nel quadrilatero della moda. Uella! Che roba! Ma per il 6° uomo più ricco del mondo, sarebbero spiccioli.

Intanto: avete notato come suona bene il condizionale? “avrebbe acquistato”, “sarebbero spiccioli”. Il condizionale, questo bel modo verbale che indica un evento o una situazione da realizzarsi in caso venga soddisfatta, per l’appunto, una certa condizione. Una cosa che potrebbe accadere. Non una certezza.

Qualche nome di chi ne ha scritto? A partire dai primi, Novella2000, poi ci sono stati Deejay.it, e MilanoToday, e Il Giorno, e TgCom24, il Milanese Imbruttito, e chissà quanti altri.

Fosse confermata da entrambe le fonti – l’agenzia che avrebbe condotto la trattativa, e Mark Zuckerberg, o che so Facebook, sarebbe davvero una notiziona: ma il problema è che la notizia arriva da una sola fonte, l’agenzia che avrebbe condotto la milionaria trattativa. Quindi già lì, qualche domanda me la farei.

Mentre l’altra fonte? Mark Zuckerberg, o figuriamoci, Facebook, non hanno fatto circolare mezza riga. Mark non saprà nulla: se ne starà a Menlo Park o nella sua magione di Palo Alto, a fare altro, a portare a spasso il cane…

 

 

La cosa meravigliosa però è un’altra: nessuno sembra si sia fatto mezza domanda leggendo il comunicato da cui veniva data la notizia, nessuno: hanno tutti fatto ctrl+c, poi ctrl+v di un virgolettato, e poi via “pubblica” subito, senza pensarci più. Un mix di fretta di “prendere il buco” dalle altre testate e di provincialismo del genere “Ah che roba, hai visto, Zuckerberg viene a stare da noi!” e via di orgoglio meneghino, un mix letale, generatore di fuffa.

Nessuno che si sia chiesto: ragazzi, ma siamo sicuri? Siamo sicuri sicuri che l’uomo che sta costruendo il futuro dei social media prenderà casa sotto la Madonnina?

Siamo sicuri che uno degli uomini più ricchi d’America, il 6° più ricco del mondo, uno che alla nostra di privacy tiene relativamente ma della sua è gelosissimo – tanto da acquistare gli immobili che circondano la sua vera casa – non solo prenda un immobile faraonico a Milano, ma lasci anche che la notizia venga divulgata con tutta questa leggerezza?

Mark è uno che ai suoi “privacy settings” ci tiene, molto più di quanto tenga ai nostri. Ma queste domande forse un lettore è normale che non se le faccia: lui legge. In una redazione invece fare un minimo di verifica, quando la cosa ti sembra troppo bella per essere vera, andrebbe fatta.

Dovrebbe essere un po’ prima dell’ABC farlo. Anche solo con una semplice ricerca su Google con il nome del protagonista dell’operazione – di cui non daremo generalità, né un link, ma lo trovate in fretta: noi evitiamo, che di pubblicità gratuita in questi giorni ne ha avuta a sufficienza – per scoprire le vicende passate e a presenti cui è associato, tra cui compravendite immobiliari con vip di ogni genere tutte da verificare.

E allora di chi è la colpa? È colpa sua, o di chi pubblica news troppo belle per essere vere senza aprire una tab di Google Search, e scoprire che un po’ di cautela forse era il caso di averla, che so, per esempio, una tab come questa? Ecco.

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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