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Netflix in Italia è un fallimento o un successo?

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Esattamente tre mesi fa, Netflix sbarcava in Italia, con presentazione in pompa magna a Milano e sfilata di star delle produzioni originali dell’azienda del CEO Reed Hastings. Lo stesso Hastings parlava di Netflix come dell’avanguardia di una rivoluzione che avrebbe cambiato il concetto stesso di televisione. Più prosaicamente, invece, dichiarava l’obiettivo di convincere un terzo delle famiglie italiane ad abbonarsi a Netflix nei prossimi sette anni. 90 giorni dopo, è il momento di fare un primo bilancio.

Lo spunto lo offre un articolo di Jaime D’Alessandro su Repubblica.it, in cui il giornalista cita fonti generiche di addetti ai lavori, che gli avrebbero fornito dati relativi al numero di abbonati ai servizi di streaming online e in particolare quelli abbonati a Netflix. Sarebbero 700mila gli italiani che hanno sottoscritto abbonamenti a Sky Online, Infinity, Netflix o un altro servizio simile. Di questi, circa 280mila sarebbero abbonati a Netflix, ma solo 110mila avrebbero pagato: gli altri 170mila sarebbero ancora nel mese di prova gratuito. Nel pezzo di Repubblica, si sottolinea come si tratterebbe di numeri deludenti, soprattutto se paragonati a quelli di altri paesi.

Abbiamo chiesto a Netflix un commento su queste cifre, ma come da prassi consolidata la risposta è stata un no comment. Se però per pura ipotesi questi numeri fossero veritieri, sarebbero tutt’altro che negativi e il motivo è presto detto: prendendo il totale di 700mila abbonati e i 280mila abbonati al servizio statunitense, appare chiaro come Netflix nell’arco di tre mesi sia riuscita a ottenere una quota pari a un terzo del mercato dello streaming italiano.

 

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Il punto è che quel mercato per il momento è piccolo, perché storicamente in Italia le televisioni non hanno mai spinto i propri siti e le proprie applicazioni come strumenti per vedere o rivedere quanto mandato in onda. La prima a muoversi, ormai diversi anni fa è stata RAI, che ha messo gratuitamente a disposizione dei telespettatori tutta la propria programmazione originale. Diversa, ovviamente, la scelta di Mediaset e Sky, che hanno lanciato i servizi a pagamento Infinity e Sky Online, i veri competitor di Netflix. In questo situazione particolare, raggiungere questi numeri sarebbe tutt’altro che un fallimento: in primo luogo perché della restante parte di abbonati non sappiamo quanti stiano effettivamente pagando e quanti stiano usufruendo dei mesi gratuiti. In secondo luogo perché, come riportato in un pezzo di Leganerd e come si può leggere nel grafico qui sopra, i numeri sono perfettamente in linea con gli esordi di Netflix in altre nazioni.

Visti i piani dell’azienda per il 2016, con titoli originali molto interessanti, la sensazione è che possano aumentare sensibilmente. Sky Italia sta rispondendo con acquisizioni di prodotti importanti (su tutti Vinyl e il nuovo Twin Peaks nel 2017), Mediaset invece sembra parecchio defilata.

Marco Villa

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