Web

Per le scuole del Regno Unito ci sono “italiani italiani”, “italiani napoletani” e “italiani siciliani”

Eh?

 

Se ne sta leggendo molto nelle ultime ore: nel Regno Unito alcuni moduli scolastici dividerebbero gli italiani in italiani italiani, italiani napoletani e italiani sicilianiCorriere.it è tutta mattina che ci apre la home page, Repubblica.it idem, tutti a riprendere le parole dell’ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano che sarcastico giustamente chiosa: “Siamo uniti dal 1861“. Ci sta.

Noi abbiamo fatto un po’ di ricerca per andare a vedere dove si trovano online questi famosi, anzi, famigerati moduli e soprattutto come si compongono i codici di identificazione linguistica che hanno scatenato lo scandalo: per i curiosi, li trovate tutti qui in pdf i “census language codes” che hanno scatenato l’inferno.

Diciamo che per quanto ci piaccia l’idea un po’ vittimista di sentirci maltrattati dalla perfida Albione, tanto più in tempi di Brexit, è probabile che non ci fosse un intento razzista di partenza. Lo conferma anche Enrico Franceschini di RepubblicaL’iniziativa aveva, in teoria, uno scopo non discriminatorio: stabilire la provenienza etnica dei figli di immigrati per poter fornire sia ai bambini, sia eventualmente ai genitori, la necessaria assistenza linguistica nell’apprendimento dell’inglese“.

Più che razzismo sembra che sia un misto di ignoranza – si parla di visione tardo ottocentesca dell’Italia all’estero – ed eccesso di zelo a livello di categorizzazione, fatto a monte, quando qualcuno ha dovuto pensare quelle categorie che poi sarebbero diventate un menu dropdown su un sito, un file Excel, un modulo da compilare o uno screenshot in home su uno dei maggiori quotidiani italiani.

Cercando di capire come si sia arrivati a dividere gli italiani in “italiani italiani” e, fondamentalmente, meridionali, è probabile che sia andata così: le procedure informatiche prevedono infatti che a ogni studente sia abbinato un codice collegato alla lingua che parla – e soprattutto che parlano i suoi genitori – più è precisa questa definizione, meglio è per chi si trova ad avere a che fare con quello studente o con la sua famiglia. Problema: non esistono come lingue riconosciute in Italia né il napoletano né il siciliano, ma soprattutto, se mettiamo quelle, perché non inserire lingue vere e proprie, come il ladino o il sardo? Mah.

Le categorie cui assegnare gli studenti di quel file sono centinaia e centinaia, e prevedono anche casi di appartenenza linguistica rari o rarissimi: scorrendo le celle del file Excel mi imbatto per esempio nella lingua degli Herero, un popolo africano che credevo addirittura estinto, di cui aveva scritto Thomas Pynchon nel romanzo V.. Insomma, a leggersela per bene, ci si accorge che è una categorizzazione molto precisa e verticale – il che è sempre un bene – ma che a noi ha dato, logicamente, l’idea del razzista e del discriminatorio.

Va detto poi che le distinzioni e le differenziazioni linguistiche nei codici non riguardano solo l’Italia e gli italiani: anche i curdi per esempio vengono suddivisi – è abbastanza normale per noi ignorare la differenza tra “curdi curdi”, “curdi kurmanji” e “curdi sorani” – e così anche per altre etnie, ma solo per l’Italia c’è stata questa distinzione con l’accetta, che sa più che altro di ignoranza mista a eccesso di zelo in quella che pare a molti una schedatura razzista degli studenti e delle famiglie.

– – – Update, ore 13.48

Il Foreign Office britannico si è scusato ufficialmente con l’Italia “deplorando l’accaduto e assicurando un intervento perché vengano subito rimosse queste categorizzazioni non giustificate e non giustificabili” e “verificherà per quale motivo, in pochi e isolati distretti scolastici, siano state introdotte queste categorizzazioni, che peraltro non avevano alcuna volontà discriminatoria, ma semplicemente miravano all’accertamento di qualche ulteriore difficoltà linguistica per i bambini da inserire nel sistema scolastico inglese e gallese“.

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

Recent Posts

Retroscena Kimi Antonelli, la Mercedes non c’entra niente: chi lo ha scoperto davvero

Andrea Kimi Antonelli ha riportato l'Italia sul gradino più alto del podio dopo vent'anni dall'ultima…

2 giorni ago

PS6 nel 2027: nonostante la crisi RAM, il colosso giapponese non arretra di un millimetro

Il 2026 è un anno importante per il mondo dei videogiochi. Dopo l'uscita di Resident…

2 settimane ago

Quando una canzone non esce più dalla mente: la spiegazione degli studi sul cervello

Succede a tutti almeno qualche volta. Una canzone che ascoltiamo quasi per caso continua a…

2 settimane ago

Sempre più persone cambiano lavoro dopo i 40 anni: cosa sta succedendo davvero

Fino a pochi anni fa cambiare lavoro dopo i quarant’anni veniva spesso visto come un…

2 settimane ago

Festa della donna: perché esiste davvero e cosa ricordano le ricerche sulla condizione femminile oggi

L’8 marzo viene spesso associato a mimose, eventi e celebrazioni simboliche, ma la Festa della…

2 settimane ago

Perché ricordiamo solo alcuni sogni: cosa succede davvero nel cervello mentre dormiamo

Ci sono notti in cui ci svegliamo con la sensazione di aver vissuto una storia…

2 settimane ago