Stiamo consumando troppo suolo terrestre e la risorsa non è rinnovabile

Il Soil Day è la giornata dedicata al suolo, per sensibilizzare l’opinione pubblica e trovare soluzioni al grave problema del suo consumo sfrenato

Ambiente
di Dailybest 7 luglio 2017 11:46
Stiamo consumando troppo suolo terrestre e la risorsa non è rinnovabile

 iplsc

 

Di questi tempi ci capita spesso di pensare alle energie rinnovabili e alle strategie perché cibo e acqua diventino alla portata di tutti, oltre ai rischi per l’ecosistema a causa del cambiamento climatico. Tutte preoccupazioni lecite a cui si deve aggiungere un altro fattore che spesso diamo per scontato: il suolo. In occasione del Soil Day, abbiamo chiesto a Silvia Ronchi (ricercatrice presso Dipartimento di Architettura e Studi Urbani – DAStU del Politecnico di MilanO) di spiegarci il consumo di suolo terrestre, una risorsa non rinnovabile.

Sigla:

“E se gli alberghi appena costruiti coprono i tramonti. Tu non preoccuparti. Tu non preoccuparti”
(da ’40km’ di Le Luci Della Centrale Elettrica)

Purtroppo ci si deve preoccupare, eccome. I recenti dati presentati martedì 4 luglio 2017 durante la giornata dedicata al suolo (Soil Day) mostrano che tra il 2012 e il 2015 sono stato consumati in Lombardia circa 1.000 ettari di suolo all’anno (1 ettaro è poco più di un campo da calcio). Ripetiamo: 1000 (mille) campi da calcio cancellati in 1 anno nella sola Lombardia.

Lombardia 1954 – elaborazione CRCS su dati DUSAF – Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e forestali (Regione Lombardia, ERSAF)  Lombardia 1954 – elaborazione CRCS su dati DUSAF – Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e forestali (Regione Lombardia, ERSAF)

 

Tecnicamente, il consumo di suolo è un processo di antropizzazione che costituisce nella trasformazione di suoli (agricoli o naturali) in costruzioni permanenti (case, strade, industrie, centri commerciali…). L’esempio classico è il campo di granoturco che diventa la BreBeMi.

Il suolo una volta cementificato, consumato, viene perso per sempre. Il suolo infatti è una risorsa limitata e non rinnovabile perché per generare 2,5 centimetri di suolo ci vogliono circa 500 anni, ere geologiche.

Il Soil Day, giunto alla terza edizione, è stato pensato come un momento di condivisione di conoscenze ed esperienze sul suolo con l’obiettivo di definire azioni, strategie e politiche per tutelare questa risorsa. L’edizione 2017 è stata organizzata da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dal CRCS (Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo). Quest’ultimo è un centro di ricerca scientifico che abbiamo fondato nel 2007 insieme al Politecnico di Milano (Dipartimento di Architettura e Studi Urbani – DAStU), all’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e a Legambiente con l’obiettivo principale di studiare il suolo, gli usi del suolo e tutti i processi che possono danneggiarlo, in primis il consumo di suolo. Il Centro, che suona come un grande istituto che produce dati e analisi, in realtà è composto da 5 membri e soci fondatori che, a vario titolo, contribuiscono a tutte le attività (ricerca, comunicazione, diffusione dei risultati).

Lombardia 2015 – elaborazione CRCS su dati DUSAF – Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e forestali (Regione Lombardia, ERSAF)  Lombardia 2015 – elaborazione CRCS su dati DUSAF – Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e forestali (Regione Lombardia, ERSAF)

 

Quando nel 2007 abbiamo iniziato a parlare di consumo di suolo c’era molto scetticismo ed eravamo visti come degli ambientalisti estremi che non volevano far costruire le case per i figli o nuove strade per far diminuire il traffico su quelle già congestionate. Ricordo che definirono il centro come “un’esperienza fallimentare”, adesso siamo al decimo anno di attività e di consumo di suolo se ne parla ovunque, nelle università, nei partiti politici e pure nei bar.

Ma perché questo attaccamento al suolo?
Perché è un bene comune, così come l’acqua, in quanto svolge delle funzioni fondamentali per le comunità di cittadini e non deve essere gestito come una merce di scambio o per far cassa, perché a perderci siamo noi e il nostro benessere. Il suolo svolge molte funzioni, che noi non vediamo e spesso neanche conosciamo, che concorrono a aumentare la nostra qualità della vita. Il suolo ci serve per produrre cibo essenziale per la nostra sopravvivenza, basti pensare che 1 ettaro di suolo agricolo produce cibo per 6 persone per 1 anno intero. Un ettaro di suolo è inoltre in grado di trattenere 3.750.000 litri di acqua evitando che le nostre cantine vengano allagate quando ci sono dei temporali un po’ più forti . Infine, sempre quell’ettaro di suolo poco più grande di un campo da calcio, trattiene molta anidride carbonica che se liberata in atmosfera fa aumentare l’ormai noto effetto serra.

 

Soil Day 2017  Soil Day 2017

 

Cosa fare per proteggere il suolo?
Ovviamente il consumo di suolo è un fenomeno comune a tutte le regioni italiane e che ritroviamo in tutti gli Stati europei, con dinamiche, impatti e conseguenze diverse. È vero però che in Italia il fenomeno è più accentuato per la sua orografia, morfologia e la densità di popolazione, oltre che per le sue vocazioni agroalimentari e turistiche. Considerandolo un problema comunitario, serve una direttiva quadro europea che definisca dei vincoli di tutela, ad oggi è stata solo definita una road map con l’obiettivo del “consumo di suolo netto pari a 0” entro il 2050, ma non ha sviluppato strumenti regolativi da applicare nell’immediato.

Alcuni Stati Membri hanno delle normative per proteggere i suoli (naturali e agricoli) ma purtroppo anche in questi casi risultano spesso frammentate e incoerenti tra uno Stato e l’altro. L’assenza di una normativa porterà ulteriori danni al suolo, tanto che le previsioni elaborate dal JRC (Centro comune di Ricerca della European Commission) pronosticano per il 2050 la cementificazione di altri 3,2 milioni di ettari (area pari alla superficie agricola dell’intera Pianura Padana).

Per rimediare alla mancanza di una normativa europea è stata avviata una campagna dei cittadini europei dal nome People4soil o salvailsuolo, per chiedere all’Europa di riconoscere il suolo come bene comune, adottando una legislazione specifica in materia di protezione del suolo, che fissi principi e regole che gli Stati Membri devono rispettare. La petizione prevede la raccolta di 1 milione di firme entro settembre e può essere firmata sul sito www.salvailsuolo.it

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