La spazzatura di un anno in un barattolo? Si può fare, vivendo Zero Waste

Kathryn Kellogg

 

Pensate a quanta spazzatura producete una in una settimana e vergognatevi almeno un po’: questa ragazza californiana è riuscita a contenere tutti i rifiuti generati in un anno in un piccolo barattolo da due litri.

È il grande risultato di Kathryn Kellogg, una blogger venticinquenne di Vallejo – una cittadina nei pressi di San Francisco – che da tempo ha sposato la filosofia Zero Waste. Per chi non la conoscesse, si tratta di una scelta di vita che impone l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di rifiuti prodotti, riciclando il più possibile ogni materiale comprato, i resti del cibo, i contenitori per gli alimenti e molto altro ancora.

 

Questo barattolo contiene i rifiuti prodotti in un anno

 

Kathryn ogni giorno racconta sul suo blog, Goingzerowaste.com, tutte le nuove idee e i modi per raggiungere tale scopo. Ci spiega come pulire i mobili di casa con l’aceto utilizzando degli spruzzatori in alluminino che dureranno per sempre o come andare dal fruttivendolo e comprare le fragole senza aver bisogno di portare a casa il solito cestino di plastica  (lei le mette direttamente in un barattolo di vetro).

Usa borse per la spesa create riciclando la buccia dei legumi, non compra mai vestiti venduti all’interno di confezioni, si lava i denti con uno spazzolino di bambù e al posto del dentifricio – il cui tubetto non è riciclabile – usa una particolare pasta fatta in casa a base di bicarbonato di sodio.

 

Come fare il dentifricio in casa

 

L’intento sembrerebbe del tutto lodevole, ma Kathryn ogni giorno riceve mail da hater di ogni tipo: estremisti vegani o altri utenti che la accusano di essere incoerente con la filosofia che ha scelto.

Il messaggio ‘rifiuti zero’ può sembrare un ultimatum” – commenta la blogger – “Il mio ragazzo mi aveva anche consigliato di cambiare nome al sito ma ormai l’ho scelto, non saprei come chiamarlo altrimenti”.

Ovviamente è impossibile essere completamente Zero Waste, i molti blog dedicati a questo particolare stile di vita lo mettono sempre bene in chiaro. L’importante è far passare il messaggio che sia possibile: “L’importante è far sapere che esistono donne che ce la fanno in maniera più che sostenibile” – ha dichiarato Ariana Schwarz del blog parigino Paris-to-Go – “La prima volta che mi sono resa conto che, in fondo, non era così difficile non ho più cambiato”. La blogger è partita con una semplice prova di un mese, poi di tre e, alla fine, di un anno. Ora anche lei riesce a contenere tutti i suoi rifiuti in un barattolo, è circa il doppio di quello della Kellogg ma poco importa.

 

Come si fa la spesa dal fruttivendolo rispettando la filosofia Zero Waste?

 

La speranza è che questa filosofia diventi sempre più diffusa, come afferma Edward Humes, autore del libro Garbology: Our Dirty Love Affair with Trash dedicato al lavoro di Bea Johnson, una delle principali pioniere del movimento Zero Waste. “Magari i vostri vicini vi guarderanno con sospetto” – commenta Humes – “I primi che hanno iniziato ad usare i pannelli solari sui propri tetti erano visti nella stessa maniera. Credo che la Zero Waste man mano si diffonderà. Tra dieci anni sarà decisamente più popolare”.

 

[via theguardian.com]

Sandro Giorello

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