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di Simone Stefanini 1 Marzo 2016

Le foto attraverso la finestra di Giovanni Ambrosio

Abbiamo intervistato l’autore della serie di immagini Biography/Threshold che si ispira alla prima fotografia mai scattata

ambroizzzio via - Particolare. © Giovanni Ambrosio

 

Giovanni Ambrosio è un fotografo italiano di 37 anni, che con la sua serie Biography/Threshold, immortala le finestre e tutto quello che accade al loro esterno, mediato dai riflessi dell’interno.

L’ispirazione, piuttosto particolare, gli è venuta grazie alla prima foto mai scattata, datata 1826 (e successivamente accidentalmente distrutta) dall’inventore francese Joseph Nicéphore Niépce, che ritraeva proprio il panorama visto da una finestra, come potete vedere qui sotto.

 

the-first-photo-ever-taken © Joseph Nicéphore Niépce

 

Abbiamo intervistato Giovanni per conoscerlo un po’ meglio e saperne di più su questo progetto misterioso ed insieme molto terreno.

Dicci qualcosa su di te e sulla tua storia legata alla fotografia
Sono nato a Napoli ma dal 2001 vivo e  lavoro a Parigi. Dopo essermi formato in letteratura a Napoli, ho studiato prima cinema poi fotografia e arte contemporanea in Francia. La fotografia l’ho cominciata con Sergio De Benedittis a Napoli ma poi per anni l’ho messa da parte perché non mi convinceva la sua retorica tecnicicsta né la sua pretesa di dover raccontare qualcosa con il bianconerismo reportagistico (almeno io della foto avevo capito questo e quindi in fondo trovavo la letteratura più interessante). Poi dal 2010, dopo aver insegnato per qualche anno, ho ricominciato il mio percorso di ricerca e ho riscoperto nella fotografia una materia infinitamente rimodellabile e poco costosa. Meno costosa del neon per esempio. Direi che adesso è la mia materia principale, ma non l’unica. Sviluppo anche una serie di lavori a base di pittura minimalista nei quali poi interviene in ultima fase la fotografia per sedimentare tutte le materie nelle quali mi imbatto: carta, pittura, polvere, scarti, errori, liquidi, graffi.

Nella galleria qui sotto potete vedere un’ampia selezione dalla sua serie Biography/Threshold

 

 

Com’è nata l’idea di ispirarti alla prima fotografia mai scattata?
Alla fine del 2009 ho preso parte ad un progetto complesso iniziato da un altro artista italiano in Francia, Massimiliano Marraffa. Tra le varie cose c’era una piattaforma che pubblicava le foto scattate dalle finestre, chiunque poteva inviarle. Ciò mi ha dato modo di di riattivare la mia riflessione su questo archetipo della facoltà di vedere che era già molto presente nei miei vecchi lavori, proprio in un momento in cui cercavo di liberare la mia materia, la fotografia, dalla sua pretesa adesione al visibile e mi interessava conservare traccia del mio dover camminare e andare, per varie ragioni dell’esistenza, il che, ad un certo punto porta sempre a incontrare una finestra. Che per definizione è il punto di vista. Da qui Biography/Threshold. In questo protocollo, incontro una finestra e faccio una foto, ci sono appunto le radici della fotografia. La prima foto della storia è per me una finestra spalancata sul gesto del voler vedere, del voler essere. Sulla vis existendi.

 

© Giovanni Ambrosio via - © Giovanni Ambrosio

 

Qual è la vera funzione della finestra nelle tue foto?
Delimitare tre spazi: quello alle spalle di chi guarda, la soglia e lo spazio altro. Con una forma semplice, è capace di incarnare una infinità di cose, col suo essere una frattura e col suo segnalare un limite più o meno invalicabile. E di sedimentare una infinità di materie.

 

© Giovanni Ambrosio via - © Giovanni Ambrosio

 

Nelle tue foto sembra che tu sia interessato sia al panorama fuori dalla finestra, sia alla finestra stessa. Qual è il punto di fuoco del tuo lavoro?
La finestra è il paradigma della rappresentazione pittorica, non sono particolarmente interessato a quello che si vede dalla finestra (per lo meno non nel suo aspetto formale), ma non posso negare che esista. E in fondo questa contraddizione mi affascina particolarmente. La frattura si apre sempre sul visibile. Direi che il mio focus è sullo sforzo del guardare, sull’idea che esiste sempre un spazio altro, sull’accumularsi di questa materia che è il camminare che finisce sempre per incontrare una soglia. Mi interessa molto l’idea che il gesto biografico trovi la sua rappresentazione complessa: camminare, riconoscere soglie, definire ciò che è potenziale.

 

© Giovanni Ambrosio via - © Giovanni Ambrosio

 

Le tue fotografie sono apparentemente semplici, senza sovrastrutture né filtri. Ho letto che sono tutti scatti analogici. C’è per caso un messaggio subliminale nei confronti della spettacolarizzazione della fotografia contemporanea?
In realtà credo che queste fotografie siano piene di filtri. La finestra in sé è un filtro. E una fotografia è già una sovrastruttura. Solo alcune immagini vengono dalla fotografia analogica. Per qualche tempo ho usato una macchina analogica totalmente automatica e tascabile e oltre gli aspetti puramente pratici mi piaceva sfruttare la materia grezza e imperfetta che ne potevo ricavare. Ma poi si è rotta. Non c’è credo ci sia questo tipo di messaggio, piuttosto c’è una riflessione su cosa rappresenti l’uso della fotografia, che è uno strumento che non appartiene solo ed esclusivamente alla Fotografia.

 

© Giovanni Ambrosio via - © Giovanni Ambrosio

 

Hai comunque dei fotografi di riferimento per il tuo lavoro?
Apprezzo i lavori di moltissimi fotografi ma non penso di avere dei fotografi di riferimento. Pero’ posso dire che negli ultimi anni Lezioni di fotografia di Luigi Ghirri ha influenzato moltissimo la mia ricerca.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20x30 cm Edizione limitata di 40 esemplari DEM Come un moderno alchimista, DEM crea personaggi bizzarri, creature surreali abitanti di un livello nascosto nel mondo degli umani. Eclettico e divertente, attraverso muri dipinti, illustrazioni e installazioni ricche di allegorie, lascia che sia lo spettatore a trovare la chiave per il suo enigmatico e arcano mondo. Oltre ad avere vecchie fabbriche ed edifici abbandonati come sfondo abituale ai suoi lavori, DEM è stato anche ospite alla Oro Gallery di Goteborg e ha preso parte a esposizioni importanti come «Street Art, Sweet Art» (PAC, Milano), «Nomadaz» (Scion Gallery, Los Angeles), «Original Cultures» (Stolen Space Gallery, London) and «CCTV» (Aposthrofe Gallery, Hong Kong). Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Luca Zamoc Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Sin da piccolo ha trovato ispirazione nei fumetti anni ‘80, nella Bibbia e nell’anatomia umana. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dal digitale ai muri, passando all’inchiostro, carta e fumetto. Negli ultimi anni ha lavorato e vissuto in diverse città quali Milano, Berlino, Londra, Los Angeles, New York e Istanbul. Oggi vive e lavora a Barcellona. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari CT L’opera di CT affonda le sue radici nella cultura del Writing. Dalle prime sperimentazioni, influenzate dagli stili più classici dei graffiti, è passato in modo progressivo ad una ricerca minuziosa capace di cogliere ed evidenziare i cambiamenti del paesaggio urbano. Le fascinazioni ricevute dai graffiti sono tuttavia presenti nelle fasi di questo processo: il soggetto-oggetto della sua analisi, le tecniche utilizzate ed in parte i luoghi scelti per i suoi interventi. L’interesse per il lettering si è quindi trasformato in espediente per lo studio della forma fino ad approdare, oggi, ad una ricerca più ampia relativa allo spazio e alle dinamiche contemporanee. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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