Fu grazie al sub Stefano Mariottini, un ragazzo romano che si dilettava nell’arte del – diremmo oggi – seawatching, che a 40 anni di distanza ci ritroviamo a parlare di questa scoperta, essendosi nel frattempo generate diverse teorie a proposito sulla provenienza (Wikipedia di certo saprà essere più esaustiva in tal senso…) di queste due statue.
Sta di fatto che ad oggi, dopo quasi mezzo secolo, continuiamo ad identificarle o con le prime due lettere dell’alfabeto o, al massimo, con due aggettivi abbastanza comuni: il giovane (a sx nella foto) e il vecchio.
Rimangono comunque due fra gli esemplari migliori in quanto a conservazione, pur avendo subito negli anni (l’ultimo restauro risale al 2010) diversi trattamenti affinché si potessero mantenere ‘in forma’.
Per chi volesse approfondire, oltre a rimandare alla mole di contenuti presente sul web, rimandiamo al sito ufficiale dell’opera d’arte o a quello del Museo Nazionale della Magna Grecia (attualmente chiuso per restauro) in cui i due risiedono ufficialmente.
Per celebrare l’anniversario, e alla vigilia del loro rientro nel Museo, se ne discuterà il 24 agosto 2012 a Reggio Calabria, nel Chiostro della Chiesa di San Giorgio al Corso, durante la conferenza intitolata “I 40 anni dei Bronzi di Riace. La seconda vita di un suggestivo viaggio nel cuore della storia”.
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