Art
di Gabriele Ferraresi 11 Ottobre 2016

The Human Condition, la spettacolare opera di Gaia sulla migrazione

Nelle valli bresciane c’è un nuovo capolavoro: e noi abbiamo intervistato lo street artist che l’ha realizzato

00-gaia-human-condition-monno-ph-by-the-artist murale valcamonica gaia street artist  The Human Condition, foto dell’artista

 

La natura ci impone confini, e possono essere catene montuose, fiumi, mari: ma è l’uomo che ha inventato le frontiere. Anche questo ci ricorda The Human Condition, la spettacolare opera dello street artist Gaia realizzata in Valle Camonica durante Wall in Art, seconda edizione del progetto che porta i più importanti street artist del momento a dipingere nelle verdi valli a pochi km da Brescia.

L’opera di Gaia si trova a Monno, raffigura due immigrati italiani a Ellis Island e “mescola sacro e profano, tradizione e attualità: San Cristoforo, il protettore dei viandanti che intraprendono itinerari difficili e pericolosi, porta sulla schiena Gesù bambino avvolto in una coperta, simile a quella data ai profughi del Mediterraneo per prevenire l’ipotermia, che si risolve nel busto reliquiario di Carlo Magno“.

Ci è piaciuta moltissimo, così abbiamo voluto fare una chiacchierata proprio con Gaia, uno dei più rilevanti street artist del mondo.

 

 

Oggi sei un artista affermato, ma ti ricordi quando hai iniziato a disegnare?
Fin da bambino avevo l’inclinazione a copiare cose su carta e i miei genitori pensavano che fosse un talento da incoraggiare. Però ho sempre pensato a quel talento come a un hobby, finché non ho dovuto scegliere il mio percorso scolastico: e a quel punto, al college, ho scelto una scuola d’arte.

Dove hai iniziato la tua “carriera” di street artist?
Ho avuto l’incredibile fortuna di crescere a New York, un luogo leggendario per i graffiti, dove i graffiti sono nati: il mio cammino come delinquente romantico è passato da piazze molto classiche, come Soho e il Lower East Side, poi ho cominciato a vagare in altre zone, cercando nuove frontiere. Me ne andavo in giro in bici, era un’esplorazione psicogeografica di New York, in cerca di luoghi abbandonati.

Quali erano le tue fonti di ispirazione all’epoca?
Internet è sempre stata una grande fonte di ispirazione, visto che agivo un po’ da lupo solitario. Dopo un po’ però diventai amico su Myspace di un artista, Cheekz, perché a entrambi piaceva un album di MF Doom. Cheekz mi fece conoscere altri artisti fondamentali, come Swoon e Brian Adam Douglas, ovvero Elbow-Toe, e cominciai a prendere ispirazione da loro finché non riuscii a elaborare un mio linguaggio visuale. Ma dal punto di vista concettuale il mio lavoro era molto differente: più naif, ingenuo se vogliamo, volevo creare una mitologia ibrida tra la fauna del nord America e la figura umana per ricreare il senso di nostalgia del passato della mia generazione. Da lì mi è sempre rimasta la curiosità di capire come mai le città in cui viviamo sono fatte come sono fatte, e questo mi ha portato lungo un cammino che è stato molto differente da quello che avevo intrapreso nei miei inizi.

 

murale valcamonica gaia street artist 03-gaia-work-in-progress-monno-ph-d-bassanesi  Gaia al lavoro su The Human Condition – Foto di D. Bassanesi

 

Chi sono stati i tuoi maestri?
Il mio maestro è stato l’internet. Non ho avuto una formazione gerarchica, ho semplicemente imparato facendo errori, evitando di combinare guai, evitando di farmi arrestare, e cercando di mantenere un equilibrio tra i soldi che guadagnavo vendendo le opere e quelli che spendevo per le parcelle dei legali che dovevo pagare quando le cose si mettevano male. Ho avuto dei maestri che mi danno dato delle opportunità, che hanno creduto in me, e coltivato la mia intelligenza emotiva. La Ad Hoc Art di Garrison Buxton e Ray Cross mi ha dato un grande aiuto nelle prime fasi della mia carriera, e mi seguito nel tortuoso e losco ambiente delle gallerie d’arte. Altre due figure importanti nella mia vita sono state Martin Irvine e Lauren Gentile della Irvine Contemporary. Senza di loro sarei stato visto come una minaccia, un principe, o un pagliaccio nel mondo della street art e dei graffiti.

Dipingevi con una crew o preferivi andare in solitaria?
Ho sempre preferito andare da solo, l’unica volta che sono stato arrestato è stato per colpa di qualcun altro. Inoltre, andando a dipingere da soli si evita tutto il bagaglio ideologico dei puristi della strada. È importante rendere conto solo a quelli che definiscono e fanno parte della comunità in cui stiamo lavorando.

 

02-gaia-work-in-progress-ph-t-salvini murale valcamonica gaia street artist  Gaia al lavoro su The Human Condition – Foto di T. Salvini

 

La tua famiglia come vedeva la tua attività di street artist?
Sono sempre stato indipendente dal punto di vista economico fin da quando ho iniziato la mia “carriera” in questo movimento, e anche quando mi è capitato di dover pagare multe o sanzioni legali, ero il solo responsabile che potesse tirare fuori il mio culo dalla prigione e andare in tribunale. Per questo motivo non sono legato alle opinioni che possono avere i miei genitori, ma mantengo con loro una relazione molto forte, per avere una sorta di bussola morale. Con loro ci siamo lentamente evoluti nel corso degli anni, e siamo diventati capaci di insegnarci qualcosa a vicenda. Naturalmente i miei genitori non amano sapere delle mie imprese, magari quando mi arrampico su un cartellone pubblicitario, ma mi hanno sempre dimostrato una enorme fiducia, e di questo sono loro grato.

 

00b-gaia-human-condition-monno-ph-d-bassanesi murale valcamonica gaia street artist  Foto: D. Bassanesi

 

Che cosa hai voluto raccontare con il tuo ultimo lavoro in Valcamonica? 
La migrazione di Monno è stata resa attraverso una negoziazione tra i rappresentanti del Comune e le mie proposte. Ho voluto creare un pezzo che parli della condizione umana della migrazione, dalle nostre origini fino alle scelte della politica di oggi su quel che sono i confini.

Quali sono le tue sfide più importanti oggi?
La sfida più grande è sempre quella di essere inclusivo, non diventare uno snob, continuare a essere sensibile e ascoltare le persone.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Checko's art Nato nel 1977 a Lecce. Uno degli esponenti della Street Art italiana. Il suo percorso artistico ha inizio a Milano nel 1995 come writer. Attualmente abita al 167B «STREET», uno spazio fisico dedicato all’arte che, partendo dalla periferia (la 167B di Lecce, noto quartiere popolare), si propone come centro espositivo in continua mutazione. I suoi lavori si basano prettamente su murales, realizzati negli spazi pubblici, non solo con intento di riqualificare le zone grigie, ma per comunicare con le nuove generazioni. Ha partecipato a numerose mostre d’arte e contest collettivi in Italia e all’estero. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20x30 cm Edizione limitata di 40 esemplari DEM Come un moderno alchimista, DEM crea personaggi bizzarri, creature surreali abitanti di un livello nascosto nel mondo degli umani. Eclettico e divertente, attraverso muri dipinti, illustrazioni e installazioni ricche di allegorie, lascia che sia lo spettatore a trovare la chiave per il suo enigmatico e arcano mondo. Oltre ad avere vecchie fabbriche ed edifici abbandonati come sfondo abituale ai suoi lavori, DEM è stato anche ospite alla Oro Gallery di Goteborg e ha preso parte a esposizioni importanti come «Street Art, Sweet Art» (PAC, Milano), «Nomadaz» (Scion Gallery, Los Angeles), «Original Cultures» (Stolen Space Gallery, London) and «CCTV» (Aposthrofe Gallery, Hong Kong). Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari CT L’opera di CT affonda le sue radici nella cultura del Writing. Dalle prime sperimentazioni, influenzate dagli stili più classici dei graffiti, è passato in modo progressivo ad una ricerca minuziosa capace di cogliere ed evidenziare i cambiamenti del paesaggio urbano. Le fascinazioni ricevute dai graffiti sono tuttavia presenti nelle fasi di questo processo: il soggetto-oggetto della sua analisi, le tecniche utilizzate ed in parte i luoghi scelti per i suoi interventi. L’interesse per il lettering si è quindi trasformato in espediente per lo studio della forma fino ad approdare, oggi, ad una ricerca più ampia relativa allo spazio e alle dinamiche contemporanee. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Marino Neri Marino Neri è fumettista e illustratore. I suoi libri a fumetti sono Il Re dei Fiumi (Kappa Edizioni, 2008) e La Coda del Lupo (Canicola, 2011), tradotti e pubblicati anche in differenti lingue e paesi. I suoi disegni sono apparsi su riviste nazionali e internazionali e ha partecipato a diverse esposizioni collettive e personali in tutta Europa. Nel 2012 il Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza gli assegnano il Premio Nuove Strade come miglior talento emergente. È attualmente al lavoro sul suo nuovo libro a fumetti Cosmo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Senza Titolo Serigrafia di VitoManoloRoma

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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