Art
di Raffaele Portofino 15 Luglio 2020

I 10 tatuaggi che vi vergognate di mostrare d’estate

Non sempre siete felici di avere sulla pelle quei tatuaggi di quando eravate giovani e stupidi, però ogni estate vi tocca mostrarli di nuovo

L’estate è la stagione dei corpi nudi, che sfoggiano tutta la loro forma e i loro più segreti tatuaggi. Beh, mica tutti. Alcuni la forma l’hanno lasciata sulle tavole da pranzo di tutta la città, altri invece mostrano al pubblico le opere di body art più brutte che siano mai state concepite.

Il guaio è che, al mare, sarà difficile nasconderli e allora scatta la vergogna, scatta la maglietta tattica anche sotto i 40° per celarli ai curiosi. So che sapete di cosa stiamo parlando perché non è infrequente che, a distanza di anni, uno si sia anche rotto le scatole di ritrovarsi le sciocchezze tatuate addosso.

Ecco dunque una lista di orrori su pelle che vorremmo non aver mai fatto: sono tatuaggi brutti anni novanta e non solo. Saimo certi che vi ritroverete in questa galleria degli orrori.

1) Il tribale, che sta bene solo ai surfisti, ai rugbisti e ai tribali

wikipedia  wikipedia

Capito? Se sei tra quelli che è pieno di tribali però ha una pancia che fa provincia, magari non ti senti più il guerriero dothraki di una volta, quindi potresti provare quel misto di vergogna e rassegnazione per il passato glorioso, viste poi come sono andate le cose. Maglietta e via. Il re dei tatuaggi brutti: in versione femminile è di frequente un tribale disegnato nella parte bassa della schiena, pronto da scoprire con magliette taglia XXXXXXXXS.

 

2) La scritta in cinese/giapponese che non sei sicuro cosa voglia davvero dire

Inkdome inkdome.com Inkdome

Pensi davvero che sulla tua spalla, la scritta cino-giappo rechi la scritta Pace Universale, come ti ha promesso il tatuatore perché ha scaricato il disegno in un sito sicuro? E allora perché tutti gli orientali che incontri ridono di te? E se fosse che invece per tutta la vita hai portato in giro la scritta Spaghetti in brodo di pollo?

 

3) La croce, che poi bestemmi come un nonno veneto al bar

Pixabay pixabay.com Pixabay

Se durante la partita di calcetto scapoli-ammogliati in spiaggia in riviera, ogni volta che non te la passano fai scendere giù tutti i santi in colonna, come fai a portare con disinvoltura la croce dell’apertura alare di un albatros che ti prende tutta la schiena?

 

4) Il nome di tuo figlio in gotico sull’avambraccio

https://www.instagram.com/p/Bz_QfchC985/

L’ha fatto Eros, l’ha fatto Cannavaro e poi è diventata moda. Già che le lettere di stampo regime tedesco negli anni ’30, poco hanno a che fare coi tuoi figli, che ormai grandicelli si vergognano di te. Ma poi, su, hai davvero bisogno di scriverti i nomi addosso? Non te li ricordi solo con la memoria?

 

5) Le stelline colorate, che a 40 anni tocca nasconderle

tatu

Non pensiate però che chi scrive sia più furbo di voi. La foto sopra infatti ne ritrae la sciocchezza, di quando è stato teenager e le stelline andavano un casino, per poi ritrovarsele a quarant’anni e sentirsi come uno rimasto sotto ai Blink 182, che peraltro ha ascoltato solo sommariamente.

 

6) Padre Pio, sempre

Padre Pio no. Perché al netto della dubbia santità del personaggio, il più delle volte il tatuaggio viene male e Pio diventa un vecchio Jedi simile a Padre Maronno. Siete sicuri che a Padre Pio sarebbero piaciuti i tipi tatuati?

 

7) La frase scritta dal tatuatore ubriaco con gli errori grammaticali

 facebook

La mia scritta preferita: Never Don’t Give Up, che significa letteralmente Arrenditi Sempre. Un bel tatuaggio motivazionale, non c’è che dire. Regola numero uno: se il tatuatore non sa l’inglese, non fategli scrivere cose in inglese.

 

8) La ragnatela sul gomito, che poi non trovi mai lavoro

https://www.instagram.com/p/CClP_AvoEuR/

Difficilmente una ragnatela sul gomito è un tattoo di classe, e difficilmente passa inosservata. Fa sempre un po’ giovinezza sregolata e magari non tutti, passata un’età, vogliono subito mostrare la loro gioventù passata in balia dei più indicibili sballi.

 

9) Il ritratto del familiare, che con gli anni è diventato Elephant Man

 

Mai farsi fare un tatuaggio ritratto, 9 su 10 vengono da fare schifo e specialmente quelli a cui tenete di più. Vi ritroverete infatti i vostri adorati figli, congiunti o parenti stretti che somigliano a mostri deformi e verrete tacciati a più riprese di essere fan dell’horror e invece siete solo persone sentimentali che hanno fatto una scelta sbagliata.

 

10) Il fiore sul piede, che sembra un livido da codice rosso al pronto soccorso

https://www.instagram.com/p/CBJK8OAnVsY/

Il piede tende a usurare il tatuaggio più di altre parti del corpo e spesso accade che il vostro fiore meraviglioso diventi una cicatrice ricordo del colera o di un incidente che non avete mai avuto. Pensateci, la prossima volta che avete la malsana idea di farvene uno.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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