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I volti della follia, le foto di Raymond Depardon da un manicomio italiano degli anni ’70

© Raymond Depardon

 

Raymond Depardon è un fotografo e reporter francese, fondatore dell’Agenzia Gamma, con la quale ha svolto servizi di reportage nelle zone più calde del pianeta, dal Biafra alla Cambogia. Nel 1977 ha ricevuto il Premio Pulitzer e nel 1978 ha lasciato la Gamma per associarsi alla Magnum. Proprio in questo periodo, ha scattato alcune tra le foto più potenti della sua carriera, quelle del manicomio di San Clemente, un’isoletta vicino Venezia.

Qui sotto potete vedere alcune delle immagini più crude ed inquietanti, tratte dal libro Manicomio, riemerse su Reddit in questi giorni.

Nel 1977, Depardon ha conosciuto Franco Basaglia, che ai tempi era il direttore del manicomio di Trieste e che era il capo del movimento psichiatrico alternativo.  Basaglia ha chiesto a Depardon di scattare le foto che vedete, pregandolo. “Se non lo fai, non ci crederanno”, gli disse.

Al tempo, nel nostro paese, più di centomila persone erano internate nei manicomi e la situazione era veramente drammatica. Nessun tipo di supporto psicologico, solo contenimento, anche violento e repressivo, unito a forti medicinali.

 

© Raymond Depardon

 

Per quattro anni, Depardon ha fotografato i luoghi e le persone che affollavano il manicomio di San Clemente, per preservarne la loro memoria e per rendere merito al lavoro di Basaglia, che ha posto fine a questi luoghi realmente infernali grazie alla legge da lui fortemente voluta nel 1978.

 

© Raymond Depardon

 

Nel 1982, Depardon è tornato al San Clemente per girare un documentario, un reportage video che colpisce per la sua crudezza e per la sua intravisti nella vita dei pazienti e dei dottori del manicomio, nei giorni della sua chiusura. Potete guardarlo per intero qui sotto.

 

 

Ancora oggi si dibatte sulla legge 180, che nel 1978 impose la chiusura dei manicomi e regolò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi d’igiene mentale pubblica. Di tanto in tanto c’è chi ne auspica la riapertura, guardando queste foto, ci chiediamo anche solo come sia possibile pensare cose del genere.

Simone Stefanini

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