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Doom Eternal: i migliori massacri della nostra vita virtuale

 

Quando dopo aver utilizzato il rampino, aver sparato ad una cassa esplosiva maciullando un grupposcolo di demoni alla sinistra, atterri sulle rovine di un palazzo in fiamme crivellato di colpi e, all’improvviso, davanti a te appare un enorme demonio alto 50 metri che spara fuoco dalla bocca capisci di essere, finalmente, a casa. Doom Eternal si presenta così e capite bene che grazie ai sessanta fotogrammi al secondo si candida ad essere il miglior sparatutto di questa generazione. Poche balle.

 

Il titolo di Bethesda infatti non solo è un perfetto seguito del reboot di qualche anno fa ma si inserisce perfettamente nella serie dei Doom, innovando i meccanismi con qualche trovata interessante (e perfettamente integrata nel gameplay) senza stravolgere l’impostazione classica e cattiva così amata dai fan di tutto il mondo. Già perché in un mercato videoludico dove, a parte qualche luminosa eccezione, ormai i giochi si declinano più come specie di esperienze simulative, dove il gameplay sì c’è ma è quasi sempre sacrificato alla narrativa, Doom Eternal ribalta il tavolo e torna all’antico, torna all’origine. Infatti questo è un gioco che, se provato a difficoltà considerevole (ma già la normale è molto impegnativa), mette costantemente alle strette il giocatore.

Non ci sono concessioni per guardare il panorama o pensare tra sé: una rapida occhiata alla mappa di gioco, qualche considerazione sul posizionamento dei nemici e poi via, dentro l’azione, gomitata in faccia al primo scheletro-demonio che ci si para di fronte e poi via di mitragliatore. Detto così potrebbe apparire come un gioco in cui si spara e basta (ma insomma è Doom cos’altro mai si potrà fare?!) ma non è del tutto così. Grazie all’introduzione del rampino, per esempio, la mobilità è stata non soltanto migliorata ma anche accelerata in maniera esponenziale. Alle volte si hanno davvero le vertigini quando ci si sposta alla velocità della luce da un luogo sopraelevato all’altro, per poi buttarsi in una profonda voragine tra i palazzi di un pianeta Terra ormai distrutto dall’invasione demoniaca, per cercare di cacciare l’inferno.

Le esecuzioni dei nemici non sono soltanto spettacolari ma proprio brutali visto che la violenza, simulata, è il tratto identificativo di Doom da praticamente la notte dei tempi. C’è anche una colonna sonora tutta metal e hard-rock che  pompa nelle orecchie mentre, legione infernale dopo legione infernale, ci si fa larga nel mondo di gioco. Mondo di gioco che, dal punto di vista specificatamente tecnico, è una festa per gli occhi. I sessanta fotogrammi al secondo, durante la nostra prova su Xbox One X, sono stati sempre granitici e potersi muovere con quella libertà in combattimento è davvero una reale e concreta goduria.

 

Specie in giorni come questi, di arresti domiciliari auto-imposti, giocare a Doom Eternal è lo svago giusto al momento giusto: per una volta il nemico, virtuale, lo vediamo in faccia. E non ci sentiamo assolutamente in colpa se, invece di parlamentare, per una volta gli scarichiamo un caricatore in faccia. Ma occhio che alle nostre spalle c’è già un cacodemone pronto a farci la pelle.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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