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Life is Strange: Double Exposure: la canzone indie del nostro cuore

Il nuovo capitolo Life is Strange: Double Exposure porta agli “antichi” fasti la serie.

Siamo veramente tornati ai fasti di un tempo con questo Life is Strange: Double Exposure. La recensione è praticamente già fatto visto che il nuovo capitolo della serie di Square Enix è davvero un gioiellino. Tuttavia, ben sapendo care lettrici e lettori di Dailybest che vorreste saperne un po’ di più su questo titolo tanto atteso, in uscita per altro domani, non mi limiterò certamente ad abbozzare mezza frase. Partiamo allora dalle prime cose che mi hanno colpito nel giocare, in anteprima grazie a un codice PS5 fornitomi da Plaion Italia,  nei panni di Max Caulfield, la protagonista di questo titolo. Senza ombra di dubbio il videogioco ti cala, immediatamente, in “quella” atmosfera ben determinata à la Life is Strange; e non sto parlando dei poter medianici e di tutto il comparto soprannaturale della serie, quanto piuttosto alla “colonna sonora”, alle ambientazioni, a quel particolare modo di descrivere e narrare le cose che questa serie ha: in una parola sola indie. So perfettamente che il termine è ormai caduto in disuso e fa, immediatamente, troppo “millennials”, tuttavia mi sembra il caso di citarlo. La narrazione è indie, così come sono le musiche, bellissime e la scrittura dei personaggi che, fin dalle primissime battute, mi ha convinto particolarmente, grazie un mix, ben dosato, tra ilarità, battute molto naturali e stile da vendere.

Dal punto di vista del gameplay questo Life is Strange: Double Exposure  Life is Strange in purezza: non aspettatevi perciò stravolgimenti del sistema di gioco, anche perché, mi viene da dire, un titolo di questo tipo non ne ha necessità. Trovo infatti che la bontà, o meno, di un videogioco come questo vada giudicato in altri “settori”, come ad esempio la possibilità o meno di fare deviare la storia in una o in un’altra direzione. Ciò questo titolo lo fa bene e anche se non offre chissà quale varietà nelle scelte, che sono quasi sempre binarie, la sensazione di avere la storia di Max fra le mani (o se preferite a portata di controller) c’è sempre. Questa cosa è cosa buona e giusta e non scontata. Inoltre la questione della duplicità della realtà, che è corrisposta ai nuovi poteri di Max, si inserisce alla perfezione nell’economia di gioco. Quindi più “gioco giocato”, con risoluzione di enigmi rispetto ai precedenti: niente male!

Come ultimo aspetto vorrei sottolineare la maturità della scrittura, che a mio avviso è la cosa più importante di tutte “in un Life is Strange”. Infatti non ho quasi mai ravvisato l’insistere esagerato su determinati cliché. La storia si dipana in maniera, come detto in precedenza, naturale, emotivamente impattante certo, ma senza esagerare. Questa ponderata deriva emotiva, che non fa scattare sempre e comunque la lacrima è la cosa più preziosa di questo Life is Strange: Double Exposure. Titolo che emoziona, tantissimo, è bene ricordarlo ma lo fa con eleganza, proprio come quella ballatona indie che si ascoltava nel 2007 con fare sognate. Perciò, al netto di qualche fastidioso inciampo grafico (soprattutto nella modalità performance a 60 fps), questo videogioco si merita un sonoro 8.5, certificando l’essere uno dei migliori Life is Strange della serie. Lo giocherete? Diteci la vostra.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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Mattia Nesto

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