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di Mattia Nesto 15 Novembre 2019

Nel nuovo gioco di Pokemon c’è una torta di trenta metri che ti piglia a calci nel sedere

Pony queer, zoomer ovunque e la crema chantilly più pericolosa di sempre: Pokemon Spada&Scudo è folle e bellissimo”.

La folla riempie uno stadio gigantesco e l’atmosfera è elettrizzante. Il nostro scontro contro il capopalestra sarà trasmesso in diretta televisiva e quindi un po’ le gambe ci fanno “Giacomo-Giacomo” ma non importa. Stringiamo la nostra sfera nel pugno e la lanciamo. Ecco che il nostro fido Grookey, una scimmia amante della bacchette neppure fosse il batterista di Whiplash, si mette al centro del ring con un carico di cazzimma infinita. L’altro allenatore che fa? Mi guarda, sogghigna e lancia il suo di pokemon. Ok, ha scelto Alcremie.

Va bene tutto e bisogna avere rispetto negli altri ma temere una specie di tortino alla crema chantilly è impossibile. Ridacchio di gusto pregustando la vittoria e dopo un paio di mosse sono già in fase “wearethecempionsmaifriend”. Ma l’allenatore, ad un certo punto si ferma, guarda verso l’alto e dal suo polsino scaturisce una luce viola, sinistra. Ho un po’ paura. Richiama il pokemon nella sfera che però diventa molto più grande: che cazzo succede? Ripeto, Houston abbiamo un problema. Quindi il tizio lancia questa sorta di pallone gonfiabile in campo e ne scaturisce una diamine di torta a più piani alta 30 metri. Ok, in Pokemon Sword&Shield bisogna avere paura anche della crema pasticcera.

Ecco grosso modo sono state queste le reazioni e le emozioni che, forti anzi fortissime, abbiamo provato durante le nostre prime ore nel mondo del nuovo gioco di Pokemon (abbiamo scelto Pokemon Scudo per una ragione che vi sveleremo più avanti). Nonostante nelle ultime settimane, grosso modo immediatamente precedenti al giorno di uscita, più di un malumore era provenuto dalla community dei fan dei pokemon, Spada&Scudo è un titolo oltremodo atteso da buona fetta della popolazione mondiale e noi, curiosi come delle comari di provincia, non potevamo certo perderlo.

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Bene il nuovo gioco dei pokemon è folle è bellissimo. Infatti mai come in questa occasione si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte a un mondo, il continente di Galar , veramente vivo. Galar, ispirata all’Inghilterra, è una terra fascinosa, con città popolose e piene di industrie, ciminiere che sbuffano fumo nero neppure fossimo nelle cockerie dell’Ottocento e enormi ingranaggi che sormontano i palazzi ma anche ricca di pianure incontaminate e piccoli villaggetti usciti pari pari dallo Yorkshire. Insomma esteticamente il gioco è bellissimo al netto di qualche effetto grafico, come un pop-up violento di creature, personaggi e edifici che stona con la magnificenza diffusa. Ma ok e i pokemon quando arrivano? Un attimo e ci siamo.

Abbiamo scelto Grookey. Sì, lo avevate intuito però abbiamo optato per la scimmietta perché Scorbunny è troppo atletico e a saettante per dei “nerd da divano” come noi e Sobble, pur amando il suo look emocore, ci metteva troppa tristezza addosso. Grookey, senza anticiparvi le sue successive evoluzioni, ci ha permesso un buon “boost” all’inizio, visto che con un paio di mosse è sempre “un po’ più forte” dei suoi tanti avversari. Avversari che però, e questa è forse la cosa più bella degli interi due titoli, è letteralmente fuori di testa.

Infatti potrete ritrovarvi a combattere con un Pikachu semi-obeso, per via del fenomeno Gigamax, la nuova meccanica di gioco che rende i nostri pokemon colossali e con un numero di mosse in più, per un numero limitato di turni. Oltre ad aprire vere e proprie praterie per la scena competitiva, questa nuova opzione ha strappato i nostri appalusi perché rende i pokemon, sempre un po’ troppo pucciosi, vere e proprie creature di Satana o, se preferite, dei Kaiju stile Nintendo. Come descrivere infatti Charizard in versione Gigamax, che pare proprio essere un Rodan redivivo? E di Tyranitar aka Godzilla 2.0 ne vogliamo parlare senza considerare Butterfree/Mothra o Duraludon/MechaGodzilla. Insomma le versioni giganti dei pokemon sono fichissime ma non finisce qui.

Infatti il motivo per cui abbiamo scelto Scudo è principalmente per il fatto di poter catturare il Ponyta di Galar, ovvero la particolare versione dello storico pokemon di prima generazione caratteristico di questa regione. Il Ponyta di Galar è, fottutamente, un manifesto queer, con il suo manto rainbow-style e la sua incredibile chioma che, come recita il Pokedex, “Sembra che la criniera di Ponyta diventi ancora più colorata ed emetta un bagliore scintillante se c’è molta energia nei paraggi”.

Non potevamo insomma non scegliere lui e non vediamo l’ora di poter sfoggiare delle t-shirt a tema la prossima volta che il Pride sfilerà in città. Speriamo solo di fare in tempo ad esserci visto che l’enorme nuova area di gioco denominata “Terre Selvagge” offrirà un comparto legato all’esplorazione e alla cattura “allo stato brado” dei pokemon mai provato fino ad ora in nessun altro titolo. L’aggiunta poi della free-cam non fa altro che aggiungere immedesimazione in questa bellissima novità di gioco.

Insomma tra il sistema capitalistico di Galar con cui avremo molto a che fare e l’incredibile “Pokemon Gene Simmons” cioè Obstagoon, evoluzione dello Zigzagoon di Galar oltre che ai personaggi esteticamente molto curati e affascinanti (stiamo parlando ovviamente di Marnie, una nostra misteriosa rivale che forse nasconde qualcosa del suo passato e Sonia (per la serie “waifu time”), Pokemon Spada&Scudo è pazzo e bellissimo. E in questo mondo dove anche un passerottino ti può fare il culo per non parlare dei dolci, mai così pericolosi e dei personaggi che riscrivono il concetto stesso di “boomers nei videogiochi”, noi ci sguazziamo che è una meraviglia.

Pokemon Spada & Scudo

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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