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Persona 5 Tactica guidant le peuple

Atlus con Persona 5 Tactica ci regala un videogioco di ruolo tattico acuto e contraddistinto da una grande critica sociale. 

Fai svettare la tua bandiera in Persona 5 Tactica

Chiaro ed evidente che Atlus con Persona 5 Tactica abbia avuto l’intenzione di utilizzare, ancora una volta, la sua “gallina dalle uova d’oro”. Come avete letto anche sulle pagine di questo sito, infatti, Persona 5 è stato il “grande titolo” che ha posto la software house giapponese (ideatrice dei meravigliosi Shin Megami Tensei tra le altre cose) al “centro del villaggio” per quanto concerne i giochi di ruolo. E visto l’enorme successo sotto tutti i punti di vista del titolo, Atlus è tornata ancora una volta da queste parti, per la terza volta (se si considera anche la versione estesa di Persona 5, ovvero Persona 5 Royal). Bene, nonostante un cambio anche della direzione artistica abbastanza evidente, con un’estetica molto più chibi o comunque super-deformed rispetto alla versione “base”, Persona 5 Tactica non solo è un “signor gioco di ruolo tattico” ma anche una grande critica sociale all’intero Giappone. Per questo, a mio modo di vedere, si merita tutto un 8.5.

Joker con i suoi Ladri Fantasma torna così in una nuova veste regalandoci, appunto, un gioco molto diverso rispetto a quello base e, ancora di più, rispetto a Strikers. Qui saremo alle prese sì con combattimenti “pazzi” e boss assolutamente “folli” anche dal punto di vista visivo ma a questo giro le nostre lotte saranno fatte su una “scacchiera” da gioco appunto tattico: dovremo sfruttare il posizionamento corretto e la giusta concatenazione di mosse per “fare nostri” gli stage di gioco. Ne viene fuori un buon gameplay loop, figlio comunque di un’impostazione abbastanza classica al genere anche se con gustose novità: infatti ognuno dei nostri personaggi avrà abilità e skill differenti, oltre che un ventaglio di mosse a disposizione che possono cambiare le sorti degli scontri. Dal punto di vista della difficoltà per chi è esperto del genere non troverà grandissimi scogli, a parte verso il finale mentre per chi magari non è molto esperto di “scachiere et similia” potrebbe affrontare qualche “muro” di tanto in tanto. Ne rimane comunque un approccio piuttosto moderato alla difficoltà (ho provato il gioco a “normale”), che ho trovato particolarmente bilanciato e felice. L’introduzione poi delle armi da fuoco come elemento centrale e fondativo del gameplay, per stanare i nemici in copertura, è un’innovazione intelligente e dona una profondità al combat system non semplice da trovare nel genere.

Sullo stile invece va fatto un discorso a parte. Curiosando sui forum degli appassionati o anche semplicemente sotto ai commenti dei vari video di promozione della campagna comunicativa, ho trovato numerosi utenti che lamentavano una deriva infelice e non particolarmente ispirata. Per chi era abituato ai personaggi longilinei dei precedenti, questo Tactica, con i personaggi chibi e “tracagnotti”, poteva risultare un cambiamento non in una direzione felice. A mio modo di vedere, nonostante non tutti i personaggi giovino di questo trattamento (soprattutto Ryuji) l’estetica è un punto forte anche di questo titolo. Le soluzioni artistiche intraprese, per i menu di gioco o le singole animazioni sono sempre felici e intriganti nonché le ost sono sempre spaziali e ti fanno immergere pienamente nel mondo di gioco. I 60 fps poi (ho provato il titolo su Xbox Series X) rendono il tutto meravigliosamente fluido.

Dove Persona 5 Tactica invece mi ha genuinamente stupito è il comparto narrativo, sì insomma la sceneggiatura. Se infatti Strikers da questo versante non brillava particolarmente, qui ho ritrovato le note di feroce critica sociale alla società giapponese della versione vanilla. Corruzione, bullismo, violenza e maschilismo: il Giappone è anche questo è un videogioco all’apparenza così scanzonato e colorato non finisce mai di ricordarlo. Anche solo per questo aspetto, scritto con grandissimo raffinatezza per altro, Persona 5 Tactica è un acquisto fortemente considerato perché, nella sua natura di spin-off, non sbaglia praticamente una mossa.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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Mattia Nesto

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