È uscito il 6 ottobre scorso per Bao Publishing il seguito di Fight Club, Fight Club 2. E sorpresa – o anzi, mezza sorpresa, se avete seguito minimamente la vicenda FC2 negli ultimi anni – sì, è un fumetto. No, non è un film, né un film tratto da un libro come avvenuto nel primo capitolo della storia di mazzate nichiliste e frasi da diario di sedicenne arrabbiato esplosa dopo due mezzi fallimenti.
Sì, perché il libro di Palahniuk non fu un grande successo quando uscì nel 1996 – ripartì a razzo, riscoperto, ma dopo l’uscita del film – e neanche il film con Brad Pitt ed Edward Norton del 1999 fu un successo clamoroso al botteghino. Deflagrò dopo ancora, come le cariche esplosive che radono al suolo i grattacieli ziqqurat del sistema bancario e finanziario al suono di Where is my mind dei Pixies quando il film arrivò nel mercato home video e Fight Club divenne un classico.
Un classico che volenti o nolenti sappiamo a memoria che si è accasato nella memoria collettiva di una generazione. È difficile pensare alla fine degli anni novanta senza Fight Club, senza quella che in ogni caso rimane una grande storia e un film forse oggi un po’ datato. Fight Club 2 arriva quindi vent’anni esatti dopo il libro, e per non correre il rischio di confronti, spiazza fin dal formato. Niente libro, niente film: graphic novel.
Scelta folle? Perché mai… scelta di liberarsi da tutto. Soprattutto dal pericolo del confronto, quel confronto con l’impronta che Fight Club ha lasciato in una generazione prima di tutto in termini di formato. E il coraggio è sempre una buona cosa. Nel fumetto troviamo il protagonista cui ci eravamo affezionati nel primo episodio che ha sposato Marla Singer, e vive in una condizione neo-borghese, dopo il delirio anarchico e schizofrenico di volontà di potenza del primo episodio.
Ovviamente però in questo quadro perfetto qualcosa non funziona: e il vecchio Tyler Durden riemergerà molto presto: come anche lo stesso Chuck Palahniuk, che appare nel fumetto nel ruolo di un sé stesso annoiato e in crisi creativa. Annoiato e in crisi sia al di qua che al di là della pagina, come nota Andrea Coccia su Linkiesta.
Per concludere, com’è Fight Club 2?
Se avete imparato a memoria il film fate attenzione: Fight Club 2 potrebbe non essere quello che vi aspettate, potreste arrabbiarvi, potreste rimanere molto delusi.
Se invece il primo Fight Club non è stato poi così importante, ma l’avete letto o visto, e volete scoprire un universo narrativo forgiato da Palahniuk e da un grande disegnatore, Cameron Stewart, forse siete sulla strada giusta. Come scrive Evil Monkey su Fumettologica “Arriva, prende lo script di Chuck, ascolta le preghiere della Dark Horse di renderlo vendibile anche a chi di fumetti non ne legge e, come al solito, porta a casa il risultato alla grande“: ecco, in quel caso vi piacerà.
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