Keigo Shinzo con Hirayasumi ci regala un’altra opera memorabile, confermandosi tra i migliori mangaka contemporanei.
Il primo volume di Hirayasumi, da un certo punto di vista, potrebbe benissimo essere considerato come una sorta di “Oscar alla carriera” per un autore come Keigo Shinzo che, nonostante la sua giovane età, ha già collezionando una serie di opere non soltanto importanti ma anche fondanti una certa idea di manga contemporaneo (volumi come Tokyo Alien Bros o Randagi, in tal senso, parlano chiaro e fanno “giurisprudenza”). E questa nuova storia, pubblicata da J-Pop Manga (a proposito, con la prima tiratura all’interno del tankobon ci sarà anche uno shikishi in esclusiva per l’Italia) fa ancora una volta centro: la vicenda con protagonista Hiroto Ikuta, ventinovenne “freeter” (cioè quella categoria sociale di giovani che rinunciano a un impiego “fisso” per fare tanti lavoretti part-time così da avere più tempo per sé) è memorabile proprio nella sua, assoluta, normalità. Egli infatti è un ragazzo fondamentalmente ottimista e buono, che venuto a Tokyo per sfondare nel mondo del cinema, come ricordato poco fa, ha rinunciato da tempo alle velleità attoriali per vivere una vita più tranquilla, fatta, appunto, di piccole cose: una bevuta al termine della giornata di lavoro con un suo storico amico, una cenetta assieme alla “nonnina”, signora incontrata un pomeriggio per caso e che, in una certa misura, finisce per “adottarlo” oppure preparare la cena per la sua cuginetta, che si è trasferita in città per studiare all’università.
Con piccoli ma decisivi tratteggi, dove la mano dell’autore c’è “ma non si vede” vediamoci personaggi alle prese con situazioni normali in contesti reali con reazioni umanissime. Vediamo, ad esempio, la cugina che denuncia una certa difficoltà a farsi degli amici nei primi tempi all’università, oppure lo stesso Hiroto che si commuove pensando a quella volta che ha portato un mazzo di ortensie bianche alla sua “nonnina” oppure ancora notiamo una giovane ragazza in carriera che si chiede “Ma oggi è già domenica, come è volata questa settimana: ma in questi giorni, a parte lavorare, cosa ho fatto?’. Personaggi insomma “in carne e ossa”, che vi ricorderanno da vicino, ne sono certo, parenti e affini, magari qualche amico o, perfino, voi stessi.
Ecco tramite questi squarci improvvisi, Keigo Shinzo, una volta di più, ci mostra la sua poetica, disperatamente umana, volta a valorizzare i rapporti interpersonali, le piccole cose che danno sapore e sostanza alla vita: non tanto la carriera o il guadagno fine a se stesso ma, magari, preparare un buon piatto di tonkatsu ad un amico oppure mostrare a una persona a cui si vuole bene “quanto è bello il paesaggio sopra questo ponte”. Attraverso il disegno espressivo e delicato, Shinzo ci mostra una Tokyo assolutamente eccezionale, così vera da poter essere toccata e così ci racconta le sue mille anime, le persone che la popolano, i negozi che la punteggiano, i ristoranti che ne caratterizzano la fisionomia. Hirayasumi è al cento per cento uno slice of live di qualità sopraffina, una commedia umana romantica e dolce, ma mai mielosa o affettata. Inutile dirvi che vi consiglio, caldamente, di leggere almeno il primo volume.
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