Claudio Cicciarelli e AlbHey Longo con La soglia, pubblicato da Bao Publishing, realizzano una storia molto intelligente.
Avevo conosciuto Claudio Cicciarelli e AlbHey Longo per Silica Void ma quando ho terminato la lettura di La soglia, pubblicato sempre per Bao Publishing, ho avuto la sensazione che non fossero passati due anni, ma molti di più, per il fatto che i due autori mi sono parsi maturati tantissimo. L’albo riprende le atmosfere e anche l’ambientazione del precedente, ovvero Empty Cave, “un paesino dove non dovrebbe succedere nulla, e invece…” ma lo fa con un ritmo e una precisione nel racconto decisamente superiore a Silica Void. Qui l’argomento apparentemente principale (torneremo sul perché abbia usato quest’avverbio) è quello dei cosiddetti spazi liminari, ovvero quegli ambienti in origine pensati per essere abitati o comunque ricolmi di gente, ma che, per tutta una serie di motivi, si trovano in stato di semi o totale abbandono, quindi derubati della loro funzione primaria e esistenti quasi per caso. Qui, per una serie di artigliati eventi, la nostra banda di ragazze e ragazzi si ritrova coinvolta nell’esplorazione dei suddetti spazi liminali, mentre, in un’estate molto adolescenziale, il tempo passa, abbastanza lentamente, tra una passeggiata tra amici e qualche lavoretto part-time (o utile per redimersi nei confronti del consiglio scolastico).
Tuttavia, come avevo citato prima, il tema principale dell’albo è solo all’apparenza quello degli spazi liminali, per quanto suggestivo e intrigante. In realtà La soglia, in diretta continuità con Silica Void, insiste sull’importanza del “gioco di squadra” nella vita e di come sia fondamentale intessere relazioni con gli altri per risolvere i problemi. Le ragazze e i ragazzi protagonisti di questa storia, che potremmo definire disfunzionali, in realtà sono ragazze e ragazzi normali, forse solo un pizzico più sensibili degli altri e che quindi si portano dietro con maggiore fatica le ferite e i traumi della loro esistenza. Ma, giustappunto, portare un peso in due è più semplice di farlo da solo. Ecco, proprio di questo parla La soglia: condividere la fatica della vita è il sale dell’esistenza.
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