Libri

In giapponese c’è una parola per definire chi compra libri senza leggerli

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Chi è senza peccato, sfogli la prima pagina. Perché tutti abbiamo commesso questo peccatuccio, e nelle librerie di ognuno di noi ci sono libri che abbiamo comprato e non abbiamo mai letto.

Chissà, magari avevamo aperto Amazon e abbiamo fatto uno di quegli acquisti d’impulso per cui ci dovrebbero tranciare a metà la carta di credito.

Oppure avevamo appena finito di leggere una recensione di qualcosa e ci era salita la voglia irrefrenabile di leggerlo quel libro, che ne eravamo certi: la nostra vita senza non sarebbe stata la stessa. Capita. Succede a tutti; ma finché capita ogni tanto penso non ci sia nulla di strano, tutti compriamo stronzate di cui ci pentiamo o che dimentichiamo in frazioni di secondo: è il 2016, non ci possiamo fare niente.

A me è successo con alcune opere del filosofo e saggista rumeno Emil Cioran: le avevo prese anni fa, giacciono da allora quasi tutte ben impilate in libreria, intonse. Prima o poi le leggerò di sicuro, non è che vanno a male: a salvarsi, di Cioran – salvarsi nel senso che l’ho letto con piacere – Sillogismi dell’amarezza, che dal giorno della consegna domina la biblioteca da bagno e lo sfoglio ancora spesso. Ma stiamo parlando di un’eccezione.

Perché i libri che compro di solito li leggo, nessuno escluso: cerco di finirli sempre anche se sono atroci, illeggibili, sconclusionati, un po’ per rispetto dell’autore, un po’ perché è giusto così. In Giappone però ho scoperto da poco che esiste una parola per definire chi compra libri senza leggerli: tsundoku, ovvero “la condizione di accumulare materiali da lettura, lasciandoli impilare senza leggerli davvero”. Grazie Giappone.

Certo, tsundoku è una parola che è strano sentire dalle nostre parti, visto che a quanto afferma l’IstatNel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti (…) Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100 (…) La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro (…) I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma “lettore debole”, avendo letto non più di tre libri in un anno“.

Be’, oggi non avremo letto un libro, ma almeno abbiamo imparato una parola nuova.

[VIA | OZY.COM]

 

Gabriele Ferraresi

Lavoratore intellettuale salariato

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