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Questi Muri: parlarne tra padri, fratelli e figli

Marco Checchin con Questi Muri realizza un fumetto potentissimo, doloroso e sociale.

La copertina del volume di Questi Muri

Ho dovuto leggere un paio di volte l’informazione biografica che indicava come Questi Muri il fumetto d’esordio di Marco Checchin. Già perché l’artista veneto, vincitore del Lucca Project Contest 2023 con quest’opera pubblicata da Edizioni BD a mio avviso dimostra una maturità, conoscenza dei mezzi e capacità espressiva e di sceneggiatura non da esordiente, non da artista “della prima ora”. Rispetto infatti ad altre opere vincitrici dello stesso concorso, questa ha un passo, uno stile e una maturità differente, considerando anche che tratta un argomento non così “alla moda”, almeno nel fumetto contemporaneo soprattutto di matrice italiana/europea ovvero quello che potremmo definire in maniera più generale come “universo dei sentimenti virato al maschile” e, più nel dettaglio, quello che sbrigativamente si potrebbe derubricare come “maschilismo tossico”. Ma andiamo con ordine.

Lo stile di Questi Muri

La vicenda trattata qui è molto semplice, si tratta di un nucleo famigliare composto da un padre, una madre e due fratelli che si trova coinvolto, suo malgrado, in un lutto, in una perdita, in una scomparsa di quella che potremmo definire l’architrave della stessa famiglia, ovvero la mamma. Il protagonista è il fratello maggiore e, questo ve lo assicuro, vi sembrerà di conoscerlo da sempre Matteo . Matteo è un ragazzo come tanti, forse come tutti, che a poco più di vent’anni non è che sappia esattamente cosa fare della sua vita. Eppure la società in cui siamo immersi non ammette alcun tipo di tentennamento, chi si ferma è perduto potremmo dire. Quindi Matteo incarna, suo malgrado, quello che le categorie della sociologia contemporanea definirebbero come un NEET, ovvero un giovane che non studia e non lavoro (e che non si impegna particolarmente per trovare un lavoro o un corso di studio, ecco). Il ragazzo, immerso in un Nord-Est veneto-padovano che potrebbe essere ovunque, passa le sue giornate sostanzialmente tra il letto e il divano, saltellando con i polpastrelli e gli occhi tra un video scemo su YouTube, un post memetico anti-femminista su Facebook e qualche video porno. Questa routine, abbruttente, viene ogni tanto spezzata dall’incontro con i propri amici che però ben presto sarà motivo di ansia nel ragazzo: i suoi amici infatti parlano già di lavoro, università, viaggi, studi e progetti mentre Matteo, gravato dal lutto materno, è bloccato in una specie di adolescente protratta che lo immobilizza.

Checchin alla massima potenza in Questi Muri

Marco Checchin, che cura tutto in questo volume, dalla storia, ai disegni fino al lettering, è bravissimo a dosare gli elementi nel suo racconto, facendoci vedere come il suo protagonista non trova una sponda in famiglia, perché il padre si rinchiude nel proprio dolore non riuscendo a comunicare nulla con i figli, mentre il fratello più piccolo, Andrea, lo vediamo via via passare da appassionato di calcio e calciatore ad avvicinarsi sempre più pericolosamente alle fasce degli ultras, o picchiatori organizzatori se preferite. Ma dicevamo di Matteo. Matteo è perso, Checchin lo tratteggia con uno sguardo vuoto, apatico, assente. Una cosa che oggi può fare, rischia di fare, un ragazzo di vent’anni è di affidarsi a qualche “para-guru” del web, sapete quei giovani maschi bianchi che promettono soldi facili con investimenti on-line, condendo tutto con battute triviali da caserma e metafore di stampo sessuale, sempre e comunque contro le femministe e la comunità LGBT +. Matteo non ci crede, in realtà, ma si getta in questa mondo. Le conseguenze saranno la spina dorsale del prosieguo del racconto che è doloroso, perché, come dicevo prima, il protagonista di Questi Muri è un tipo di ragazzo che conosciamo noi stessi, che magari è un nostro amico o, forse, siamo proprio noi. Questo è un racconto tutto quanto al maschile di come la nostra società, ancora oggi, renda difficile poter esprimere i propri sentimenti se si è “uomo”.

I famosi fuffaguru in Questi Muri

Marco Cecchin non espone particolari soluzioni, non fa la morale, non ci catechizza ma espone i fatti con la potenza della sua arte, dosando i colori, ora più caldi quando la situazione è più intima e famigliare, ora più freddi quando la disperazione e la rabbia prendono il sopravvento. L’evoluzione dei protagonisti della storia, il padre, il fratello maggiore e quello minore l’ho adorata, perché è un grande racconto famigliare contemporaneo, che ci dice dove sta andando l’Occidente e l’Italia in particolare. Ci sono scene dolorose ma mai strappalacrime, molto vere, molto giuste, con numerose citazioni di cultura pop e cinematografica. Ripeto, Questi Muri non sembra un esordio ma l’opera di un artista maturo. Cecchin con la sua “opera prima” ha già messo una bandierina, anzi una bandierona, nel fumetto italiano contemporaneo, bravo vecio.

 

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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