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Sanctuary: ultima fermata il Giappone

Torna Sanctuary il manga-capolavoro sui legami tra yakuza e politica di Ryoichi Ikegami e Sho Fumimura per Star Comics.

Un ritorno in grande stile per Sanctuary

Il ritorno di Sanctuary, il manga-capolavoro sui legami tra mondo della politica e quello della Yakuza di Ryoichi Ikegami e Sho Fumimura, non solo è una notizia gradita ma è davvero un lieto evento. Già perché la nuova edizione targata Star Comics non solo è un’edizione veramente bellissima da vedere e da prendere in mano, con una copertina nera e oro e pagine stampate senza badare a spese, ma è anche il modo migliore per apprezzare quello che è, a conti fatti, un vero e proprio monumento del manga degli anni Novanta. Da un lato Chiaki Asami, segretario di un politico e dall’altro Akira Hojo incarnano, neppure trentenni, le infuocate anime del “nuovo Giappone” in contrapposizione con il vecchio, responsabile, secondo non solo i due ma secondo un’intera generazione, di aver portato l’intero Paese in bancarotta, in piena crisi morale, dei costumi e sotto il gioco di una corruzione dilagante. Attraverso un gioco raffinato, diciamo all’interno e all’esterno delle Istituzioni, Ryoichi Ikegami e Sho Fumimura ci consegnano il ritratto di un Paese allo sbando, in cui i ricchi fanno il bello e il cattivo tempo e le classi meno abbienti possono solo subire. In Sanctuary, anche se uno dei protagonisti appartiene alla Yakuza, non è detto che chi è “malavitoso di professione” sia meno pulito di un “uomo rispettabile”: tutti possono ricattare tutti, tutti hanno un prezzo, tutti hanno qualcosa da difendere e il più delle volte è la loro, traballante dignità.

Sancturay è uno dei migliori esempi di seinen politico

Un po’ alla stregua de Il Patriota, anche qui, fondamentalmente, si persegue il bene attraverso dei metodi che possono, quantomeno, parere discutibile. Gran parte dell’azione, presentato con un tratto semplicemente magnifico attraverso tavole di raro spessore espressivo, non è mai contenuto. Anche il linguaggio, seppur non si soffermi troppo sui tecnicismi della politica, ridona una certa grettezza di determinati ambienti, come appunto quello della Yakuza (ma anche quello della politica di professione certo non brilla). Shojo e Asami, nonostante in questo mondo ci siano vissuti e ci abbiamo, in un certo qual modo, “sguazzato” sono intimamente diversi: hanno un codice morale, un sogno concreto e obbiettivi futuri che tentano, in ogni modo, di perseguire. Per questo, più volte. loro diranno di “essere dei leoni”, “spiriti infuocati” e come “non possano ancora morire”: loro due devono, testuali parole, “cambiare il Giappone nel profondo”.

Chiaki Asami è il segretario di un politico, Akira Hojo è il leader della società Hokushokai sono i protagonisti di Sanctuary

E tutto questo è contenuto nel primo, artigliatissimo, volume con in più l’introduzione di un paio di personaggi, tra cui anche una personalità legata alle Forze dell’Ordine, che non dimenticherete facilmente. Un seinen politico di altissimo valore culturale e sociale: una lettura obbligata non solo per questo agosto.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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