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Soloist in a Cage: come una danza

Soloist in a Cage di Shiro Moriya, manga in tre volumi di Star Comics, dimostra come si può essere eleganti e mortali.

Chloe è la protagonista di Soloist in a Cage

Soloist in a Cage è uno di quei manga che se ci si limita a leggere la sinossi su internet o a lasciarsi “imboccare” da qualche creator su YouTube o su Twitch sulle novità editoriali del momento, probabilmente, si rischia di perdere. Già perché la trama di “una ragazza che cresce in una città-prigionie, popolata da galeotti e malfattori, impossibilitata a uscire/fuggire con, per di più, la responsabilità di allevare il fratellino” è un qualcosa che, senza ombra di dubbio, può essere interessante per qualcuno ma anche venire percepito da molti, dai più forse, come “già sentito, già visto”. E invece no. Già perché nei tre volumi di cui è composta l’opera, Shiro Moriya investe la lettrice e il lettore di situazioni e vicende molto mature e appassionanti, con un buona descrizione dei combattimenti e un’ottimo modo di esporre le cose (con anche un bel plot-twist che, almeno a me, è giunto del tutto inaspettato).

Niente male i combattimenti in Soloist in a Cage

L’animo dolce e “danzante” della protagonista Chloe unito al suo stile di combattimento, senza pietà e crudelissimo genera un contrasto che definire stimolante è dire poco, arricchita anche dai personaggi che Soloist in a Cage mette in scena. Personaggi quasi sempre “spezzati”, o da una perdita oppure da una scelta di cui si vergognano, oppure da tutti e due. La famiglia, i legami, i rapporti figli-genitori sono centrali ma, al contempo, vengono spesso ribaltati: i figli sono più responsabili dei padri e le colpe vengono divise, più o meno equamente, fra tutti i componenti del nucleo familiare.

Tanto sangue in Soloist in a Cage

C’è tanto, tantissimo sangue e pure violenza in questo racconto e poi, quasi senza soluzione di continuità, momenti molto dolci e alcuni pure iper-caricaturali. Se questo contrasto, quasi sempre, funziona alle volte Soloist in a Cage si prende pure un po’ troppe libertà: per il tipo di narrazione, infatti, che è bene ricordarlo si sviluppa su “soli” tre volumi, questi repentini cambi di umore e di tono possono generare un po’ di fastidio e sensazione di “incoerenza” nei confronti di chi legge. Tuttavia sono emozioni che vanno via subito quando si assiste all’escalation finale, con momenti di grande pathos, emotivamente impattanti. Il disegno poi si mantiene su livelli alti e decreta il fatto di come, almeno dalla stampa e dai siti specializzati italiani, Soloist in a Cage possa essere definito come uno dei manga più sottovalutati di quest’anno, come una danza segreta che, ancora, in pochi hanno ballato ma che, nel momento in cui si muovono i primi passi, non ci abbandonerà con la sua leggiadria.

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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