Libri
di Mattia Nesto 29 ottobre 2018

Una nuova società fatta solo di Millennials nel libro de La Buoncostume

Abbiamo raggiunto La Buoncostume, il collettivo milanese in occasione dell’uscita del loro primo libro Millennials, un romanzone distopico di quelli che ci piacciono.

Ormai una delle crew che lavorano sul web più apprezzata e conosciuta, i La Buoncostume (di cui vi avevamo parlato, per la prima volta, ben tre anni fa qui ) dopo aver realizzato format di grande successo come le serie Klondike e L’età dell’oro (senza scordarsi dello spassosissimo Animali che parlano), sbarcano da domani in libreria con un possente, anche nelle dimensioni, romanzone post-apocalittico intitolato Millennials. Il mondo nuovo. In Millennials il 3 maggio del 2019 tutti i maggiori di diciassette anni vengono colpiti da un misterioso morbo che li blocca, anzi li congela proprio nell’azione che stavano svolgendo fino ad un attimo prima. Così tocca appunto a questi figli del nuovo millennio prendere in mano la società. Se questa civiltà giovane, anzi giovanissima sia meglio o peggio della nostra ce lo siamo fatti dire direttamente dagli autori del romanzo. E soprattutto abbiamo chiesto perché tutti i protagonisti del loro romanzo corale sembrano stare in fissa per la cucina.

Ecco l’intervista:

Come si fa a passare da un media così specifico e particolare come le web-serie ad un romanzo poderoso come Millennials Il mondo nuovo? È vero che tenete corsi di sceneggiatura e storytelling ma, anche a livello fisico, questo è proprio un oggetto imponente.
In dieci anni di Buoncostume abbiamo scritto e girato quasi solo comedy breve, ma buona parte del tempo libero l’abbiamo passata a guardare e a immaginare storie ampie e molto spesso non comedy – che fossero di fantascienza o horror o drama. E riguardo al padroneggiare la forma romanzo, Simone ne aveva già scritti sei – spesso usando noialtri come sponda – quindi non eravamo davvero vergini.

 Quando e come è nato il primo nucleo creativo dal quale poi è scaturito via via l’intero libro?
L’idea è nata cinque anni fa come serie tv e il primo nucleo creativo è il mix di due idee. La prima è un’idea tematica: fare reset del mondo che conosciamo, per crearne uno nuovo unendo località (le comunità) e globalità (una nuova internet che unisca queste comunità). La seconda idea è visiva: gli adulti bloccati. Con questi due punti di partenza in mente abbiamo iniziato a costruire la storia.

 

Secondo la vostra profezia mancano poco meno di sette mesi all’Apocalisse, quella sorta di morbo misterioso che coglie tutti i “non millennials” e che li mummifica seduta stante: “sospesi in un sonno senza fine”. A parte l’ovvio omaggio a tanti film e libri a tema horror davvero per poter dare in mano il controllo della società ai cosiddetti giovani servirebbe una pandemia di tali proporzioni?
Il problema è che oggi assistiamo ad un’apocalisse al rallentatore. Ci arrivasse addosso tutta insieme, forse troveremmo l’urgenza di reagire in modo radicale. Non sappiamo più in cosa sperare: invasione aliena? Singolarità tecnologica? Quello che possiamo fare è seminare e coltivare nuovi modelli di società. Quello attuale per ora sta puntando dritto all’estinzione.

 

 “Il loro mondo non funzionava più. Il pianeta stava morendo, i ricchi erano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Vivevano tutti nell’illusione di avere troppo da perdere per invertire la rotta. Era un mondo costruito sul denaro, sullo sfruttamento e sull’odio tra le persone. Una follia.” – “Il nostro mondo però è più pericoloso” – “Sempre meno. Le squadre stanno scomparendo, e le comunità crescono. Decine di migliaia di comunità sparse in tutto il mondo, collegate dal syn e da altre piattaforme minori. Comunità basate sull’inclusione, sulla partecipazione e sulla cura. E se non partecipi nessuno viene a romperti le palle.”

Vi capita spesso di immaginare un’ipotetica società del futuro?
Sì ci capita spesso, e considerando i tempi in cui stiamo vivendo, ci capita ogni anno sempre di più. Un tempo immaginare futuri, e società future, era una pratica normale. I movimenti del ‘68 non facevano altro che immaginare futuri; una delle distopie più famose, Il mondo nuovo di Huxley del ’32 con cui abbiamo in comune il sottotitolo, nasceva proprio come risposta alle utopie che si pubblicavano all’epoca. Questa pratica è quasi sparita nelle due, ormai tre, generazioni nate dagli anni 70 in poi, vissute durante decenni di benessere in cui sembrava che niente potesse andare storto (e in cui abbiamo fatto tutti finta di non vedere quanto fragili fossero le fondamenta di quel benessere). Ma ora, in questi tempi bui, la voglia di immaginare il futuro sta tornando, la percepiamo. Ora che la distopia sta diventando reale, c’è bisogno di immaginare nuove utopie. E attenzione: non è una gara a indovinare il futuro giusto. Il gesto stesso di immaginare il futuro è un gesto creativo, che libera energie e idee e che crea a sua volta nuovi futuri possibili.

 

 Che cosa vi piacerebbe trasportare dalla fiction del romanzo alla realtà delle nostre esistenze?
Domanda difficilissima. Due cose. La prima: nelle comunità tutti hanno cibo e casa, tempo per coltivare relazioni umane, e non c’è sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La seconda: la scomparsa TOTALE di pregiudizi razziali e di etichette di genere. Nel mondo di Millennials non esistono razzismo e sessismo. Fare amicizia con chi vuoi, fare l’amore con chi vuoi, porterebbe a una tale liberazione degli individui che davvero vivremmo tutti più felici e rilassati.

 Ci sono tanti personaggi femminili molto forti, se fossimo in un corso di sociologia si potrebbe perfino tirare fuori la parola “leader”: ma, forse sbagliando, abbiamo trovato tante somiglianze e rimandi alla figura di Ellie, l’eroina (non ci viene modo di chiamarla in modo diverso) di The Last of Us. Avete un po’ pensato anche a lei durante la stesura del romanzo?
Abbiamo pensato a tutto The Last of Us e per tanti motivi, tra i quali che è uno dei migliori esempi di post-apocalittico in circolazione (a prescindere dal supporto). Abbiamo anche una comunità sorta intorno a una centrale idroelettrica (Trezzo sull’Adda, un posto in cui andremmo tutti in caso di qualsiasi apocalisse), diciamo che TLOU ce l’avevamo ben presente e l’accostamento ci lusinga. Detto questo, le nostre eroine, e i nostri eroi, sono molto diverse da Ellie. Certo, sono forti e sanno il fatto loro come Ellie (o quasi), ma hanno conservato una maggiore leggerezza. Sono cresciute in un mondo più equilibrato, un mondo in cui gioia e dolore convivono più facilmente, un mondo duro ma che perdona di più. La vita le ha costrette a crescere in fretta, ma non in fretta come Ellie.

 

In Millennilas invece di una società allargata vi sono tanti piccoli nuclei collegati fra loro dalla tecnologia: secondo voi sarà questo lo sviluppo umano nei prossimi anni se non secoli?
Ce lo auguriamo. Connessione globale ed esperienza locale permettono di avere i vantaggi di entrambe le dimensioni. In questi anni si parla sempre di più di una qualche forma di fusione cerebrale ed emotiva degli esseri umani – che sia tramite AI o realtà virtuale o chissà che. Allo stesso tempo c’è un senso di scetticismo e distacco per tutti quegli organismi di governo di cui non possiamo fare esperienza in prima persona e verso cui ci sentiamo impotenti. È possibile quindi che tutte le forme intermedie (come gli stati o le regioni) avranno sempre meno senso (e proprio per questo per difendersi diventeranno sempre più violenti), in favore di una comunità umana globale iperconnessa e piccole comunità in cui le nostre scelte e azioni possono incidere sulla realtà.

 

C’è un sacco di cibo nel libro. Non vere e proprie ricette ma ci è parso voi abbiate volutamente ibridare anche questo aspetto della vita dei personaggi. Per voi il cibo è importante, nel senso siete appassionati. Ma soprattutto: quali sono i vostri più segreti guilty pleasure gastronomici?
Il cibo c’è e c’è molto. È uno dei nostri modi preferiti di aggiungere realtà, fin dai primi lavori. Volevamo raccontare queste avventure come se fossero una scampagnata particolarmente impegnativa e non “le missioni”, senza mai lasciarci prendere la mano dalla vocazione più astratta dell’avventura: se che vanno a salvare il mondo, non ci importa cosa mangiano. Importa perché, quando te la stai facendo sotto, cos’hai mangiato lo sai il doppio. Perfino i bisogni fisiologici giocano un ruolo, ma consideriamolo un easter egg. Riguardo ai guilty pleasure: Pier ne ha migliaia, ma se dovesse dirne uno arriverebbe dritto dalle sue radici pesaresi: la maionese sulla pizza. Simone, senza dubbio, sceglie il merluzzo impanato in tutte le sue declinazioni, dalle Croccole al peggio bastoncino del discount. Fabri spiazza tutti con l’aglio sott’olio. Carlo ha iniziato a mangiare sano da poco, quindi quando mangia radicchio e broccoli si vergogna un po’.

 

Abbiamo seguito in questi giorni la vostra, diciamo così, campagna comunicativa sui diversi canali per il lancio del libro. Ci avevate già pensato mentre stavate ultimando il libro oppure è nato tutto dopo?
Ci abbiamo pensato, poi abbiamo pensato che non avremmo mai avuto il tempo di fare quei video, poi abbiamo detto ma sì, facciamoli, e in qualche giorno abbiamo organizzato una piccola produzione, scritto dei canovacci per le clip, montato in fretta e furia, come al solito, un arrembaggio senza rampini.

 Ora diteci, senza barare, che libri ci sono sui vostri comodini. Valgono anche gli ebook naturalmente ed anche i fumetti.
Pier sul comodino ha la bozza del secondo volume della saga degli Eroi Perduti di Simone, Embassytown di China Mieville e Fortezza Pterodattilo di Ratigher. Simone sul comodino ha The Witchwood Crown di Tad Williams (brutto, resterà lì per sempre) e The Buried Giant di Kazuo Ishiguro. Fabri sul comodino ha il kindle con Oathbringer di Brandon Sanderson e Bullshit Jobs di David Graeber; di fianco al kindle ho Panarchia di Gian Piero de Bellis. Carlo non ha il comodino.

 

Millennials, Il Mondo Nuovo – La Buoncostume

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