10 canzoni che non troverai nelle classifiche di fine anno

Musica
di Marcello Farno 21 dicembre 2015 10:22
10 canzoni che non troverai nelle classifiche di fine anno

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Terreno ostico quello delle classifiche di anno. Se anche voi siete tra quelli che scrivono e raccontano di musica, per mestiere o semplice passione fa poca differenza, sarete avvezzi all’ansia che vi costringe ogni anno, intorno a fine novembre (se scrivete per qualche rivista la deadline scivola addirittura prima), a spolverare tutta la vostra libreria digitale alla ricerca dei DISCHI e delle CANZONI capaci di raccontare il vostro ultimo anno e in un certo qual modo anche la vostra vita.

Per questa prima playlist di DailyBest abbiamo cercato di prendere un’altra strada, lasciando da parte tutti i Sufjan Stevens e i Kamasi Washington del caso e concentrandoci su un nugolo di artisti sui quali chi vi scrive è inciampato a volte per puro caso, altre volte seguendo storie personali e suggestioni dettate da amici. Ci sono dischi imperfetti, capaci di rivelare però tra le loro pieghe delle particolarissime gemme, dischi usciti troppo tardi per finire schedati tra le migliori release del 2015, o alcune volte troppo presto per essere ricordati in maniera vivida. E dischi che, come capita sempre, rimangono tesori nascosti agli occhi del grande pubblico.

Una raccolta personale, compilata senza nessun tipo di presunzione ma tenendo fede all’estemporaneità e all’immediatezza con la quale queste canzoni sono state capaci di fissarsi in testa, restandoci per un bel po’ e raccontando a modo loro uno scorcio d’anno assolutamente non trascurabile. Buon ascolto!

Danny L Harle – Without You

dannylharle Credits: Mads Perch - Danny L Harle

Se il 2014 era stato l’anno del botto di PC Music, nel 2015 l’etichetta fondata da A.G. Cook ha lavorato ad entrare in maniera più profonda nelle maglie dell’industria pop. Ne è riprova l’accordo siglato con il colosso discografico Columbia, di cui l’ep di Danny L Harle è la primogenitura. Anche il suono, di conseguenza, ha acquisito una consapevolezza maggiore e la bubblegum bass di Danny e compagni sembra finalmente capace di imporsi all’attenzione globale come zeitgeist in grado di scardinare gli equilibri delle classifiche di mezzo mondo. Quello che abbiamo sempre sperato, in fondo.

Private Agenda – Paralysed

PrivateAgenda WeekID - Private Agenda

Tre ragazzi tedeschi baciati dal sole e dagli anni ’80. Il debutto dei Private Agenda, Paralysed, suonerebbe benissimo come soundtrack di un’after-tea sulle spiagge di Ibiza. E infatti è fuori per International Feel, tra le etichette più autorevoli nella nuova ascesa del suono balearic. Tutto al posto giusto insomma.

Tuxedo – R U Ready

Tuxedo1 Noisey - Tuxedo

L’incontro tra Mayer Hawthorne e Jake One, con un disco uscito a marzo su Stones Throw che respira funk e soul a pieni polmoni e ha l’invidiabile capacità di farsi ballare dall’inizio alla fine. Pharrell chi?

Ménage à Trois – Bobby’s Prism

menageatrois Villa Schweppes - Ménage à Trois

Tre freak da Manchester, suggeritimi qualche tempo fa da Simona, una delle mie migliori amiche e spacciatrici di fiducia (seguite il suo blog, Some Candy Talkin’). Dopo un paio di release autoprodotte a cavallo tra weird pop e r&b sono approdati su Cracki Records, dove gli hanno messo il vestito buono, costringendoli a risuonare tutte le canzoni e togliendo un bel po’ di quella patina lo-fi che li caratterizzava. Un’operazione discutibile, che ha prodotto però delle hit potenzialmente deflagranti. Proprio come questa.

Jamie Woon – Thunder

JamieWoon1 TraviaSuite - Jamie Woon

Prima che tutti parlassero e suonasero post-dubstep, addirittura prima di James Blake, Jamie Woon era piombato sulla scena con un paio di singoli e poi un disco che indicavano la strada per coniugare beat elettronici e cantato r&b in una maniera nuova, futuribile. Questo ultimo “Making Time” non ha la stessa freschezza delle release precedenti, ma in alcuni momenti la stella di Woon torna a brillare e ribadire che l’esplosione di un nuovo D’Angelo potrebbe passare da qui.

Archy Marshall – Dull Boys

archymarshall Dazed Digital - Archy Marshall

Doveva essere il nuovo disco di King Krule, ma si presenta ufficialmente come il primo di Archy Marshall. L’operazione è legittima, il ginger londinese presta il suo nome di battesimo a un album di sperimentazioni, quasi abstract hip hop nelle strutture, dove la sua voce fa capolino pochissime volte, ma quando arriva trascina con sè un’epifania di spleen urbano difficilmente eguagliabile.

PNL – Le monde ou rien

PNL_1 One Yard - PNL

Li ho conosciuti grazie a Luca (Capibara) e qualche giorno dopo Michele (che suona nei Giona) mi mostrava con fierezza una delle prime copie di “Le Monde Chico”, il loro ultimo album. Il termine culto sotteraneo è quello più in linea con la storia dei PNL, duo di rapper provenienti dalla suburra parigina e finito in poco più di un anno a essere chiacchieratissimo dentro e fuori i confini nazionali. Hip hop in bassa battuta, ipnotico e avvolgente, il tempo di questo pezzo e sarete anche voi nella loro spirale.

Niagara – Abacaxi Limao

Niagara_1 Credits: Marta Pina - Niagara

Una band che viene da Lisbona e che esce per Principe Discos, una delle migliori etichette di musica world contemporanea. Sono in tre ma ad ascoltarli sembrano molti di più, una miscela di house e disco music suonate alla maniera di un gruppo post-punk. Una delle più belle scoperte dell’anno.

Ben Seretan – Meadowlark

ben seretan Zero - Ben Seretan

Come un alt-rocker di Brooklyn sia riuscito nel miracolo di rimettere in moto la storia di una delle etichette italiane più interessanti degli ultimi dieci anni, resta ancora un po’ un mistero. Fatto sta che Love Boat ha avuto il coraggio di credere in Ben Seretan ristampando questo suo omonimo disco d’esordio, uscito nel 2014. Canzoni struggenti, a cavallo di chitarre elettriche ora feroci ora dondolanti, che fanno di urgenza e purezza la propria arma di forza.

Jefre Cantu-Ledesma – The Last Time I Saw Your Face

jefrecantuledesma The Drone - Jefre Cantu-Ledesma

L’ambient music che diventa noise, senza perdere di vista la grazia e la capacità di elevarsi. Un disco nato dopo la fine di una storia d’amore, e si sente, ascoltato su consiglio di Pietro aka Indian Wells. Jefre Cantu-Ledesma è capace di creare sinfonie catartiche con in mano una strumentazione poverissima, mostrando ancora una volta l’epicità che può nascondersi nelle pieghe del quotidiano.

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