Musica
di Simone Stefanini 30 Giugno 2016

Gli anni d’oro del Festivalbar: tutto il peggio in 10 video

Perché il Festivalbar non è solo nostalgia, nostalgia canaglia

Fiorello con Giosuè Carducci festivalbar.it - Fiorello con Giosuè Carducci

 

Quando si parla di Festivalbar, piacere e dolore vanno di pari passo. Questo è il secondo capitolo di recap nostalgico sugli anni d’oro del Festivalbar. La prima volta vi abbiamo proposto tutto il meglio, da Nada di Amore disperato fino a Mare mare di Luca Carboni, passando per Kate Bush e i Depeche Mode.  Oggi invece vogliamo concentrarci sulle canzoni epic fail, di cattivo gusto, sulle esibizioni che a distanza di anni fanno comunque vergognare.

Purtroppo sui canali di streaming video non si trova tutto l’orrore al quale siamo stati sottoposti in adolescenza, perché molti degli artisti hanno pensato bene di far rimuovere ogni loro traccia di playback in piazza, ma in ogni caso, potrete inorridire oggi come ieri ascoltando di nuovo Fiorello che canta il Carducci o Ambra che canta (e basta).

Enjoy!

1) Eiffel 65 – Cosa resterà (in a song) (Festivalbar 2003)

Se non ve la ricordate, beati voi. Dopo il successo di Blue da du di da du da, i piemontesi Eiffel 65 si sono dati alla lingua italiana, recando un imbarazzo raro ai loro fan, con testi come questo: “Acqua azzurra o alba chiara, Nel blu dipinto di blu, Cosa resterà, Un centro di gravità… indifferente”, e poi giù musica zarra come fossimo nei peggiori bar di Durazzo.

 

2) Mondo Marcio ft. Finley – Dentro alla scatola (Festivalbar 2007)

Oi, se l’hanno fatto i Rage Against The Machine con i Public Enemy, chi sono i Finley, i figli della schifosa? No di certo, e allora daje con un pezzo di tipico crossover anni 90 che però siamo nel 2007 ed è un attimino fuori tempo. Era l’era di Mondo Marcio che si mangiava tutte le parole e alla fine tutte le storie di come pà ha fatto stare male mà diventano una cosa che non puoi non ridere.

 

3) Ambra – Ritmo vitale (Festivalbar 1997)

Ma zio porcone, come commenterebbe il buon Bobo Vieri. Ambra Angiolini, prima di diventare un’attrice molto magra, ci provava con la musica e ne venivano fuori canzoni come questa, che nessuno ricorda più, nemmeno i suoi stalker. Si fosse fermata a T’appartengo, sarebbe entrata nel mito e invece con questa ha vanificato tutto. Che poi sia vestita da cameriera stagionale, la dice lunga sulla solidità del progetto.

 

4) Tokyo Hotel – Monsoon (Festivalbar 2007)

Sparare sulla croce rossa? Certo. Erano i tempi in cui le ragazze impazzivano del tutto di fronte a questi ragazzotti tedeschi, che cantavano canzonette rock senza pretese vestiti da nemici di Ken il Guerriero, senza un vero motivo. Che poi i boni erano i due gemelli davanti, gli altri due poverini non li fermavano nemmeno i vigili. Oggi ce ne siamo sbarazzati, ma vi invito a guardare le foto di come sono messi.

 

5) Steve Rogers Band – Alzati la gonna (Festivalbar 1988)

Durante gli anni ’80 si poteva scrivere una canzone rock all’americana, con metafore sessuali esplicite e mosse da arresto per atti osceni in luogo pubblico. La Steve Rogers Band era la backing band di Vasco Rossi. Ci suonavano Maurizio Solieri alla chitarra, Gallo al basso e il compianto Massimo Riva alla voce. Ora che l’ho riascoltata non so perché sia finita in questa lista, dal momento che è bellissima.

 

6) Tatu – All the Things She Said (Festivalbar 2002)

Il sogno turbobagnato di tutti gli adolescenti brufolosi dei 2000s e delle ragazze che aspiravano a conoscere le gioie dell’avventura lesbo. Due giovanissime russe che cantavano una canzone con la vocina tra il patimento e la goduria, che si tocchicciavano e alla fine limonavano sul palco, per contratto, facendo impazzire tutti i pervertiti del globo terraqueo. Un grande momento d’intrattenimento pre Putin.

 

7) Cappella – Megamix (Festivalbar 1994)

Questo video l’ho inserito solo per il nome del progetto. Se ti chiami CAPPELLA, finisci diretto nella discarica del Festivalbar anche se hai composto la nona di Beethoven, senza se e senza ma. Poi qua c’è il Sacro Graal dello zarrismo mid 90s. Tutto brutto, uno spettacolo da vedere.

 

8) Dhamm – Suoneremo ancora (Festivalbar 1995)

Nel 1995 Kurt Cobain era morto da un anno, regalandoci la storia del grunge. In Italia però siamo 10 anni indietro e le rock band suonano come i Bon Jovi. I Dhamm, in questo senso sono i veri re, perché delle band dell’epoca doro dell’air metal copiano tutto: movimenti, ammiccamenti, frasi ecc. Menzione di merito per il cantante Alessio Ventura che clona l’abbigliamento già discutibile di Axl Rose, abbinando dei ciclisti rossi col pacco in bella mostra, portato sopra un chiodo di pelle bianca con le frange. Ok, ora devo cavarmi gli occhi.

 

9) Paola e Chiara – Bella (Festivalbar 1997)

Le sorelle Iezzi, prima di litigare e di non cagarsi più nemmeno se s’incontrano in coda al Simply, ci hanno regalato perle di soft erotismo niente male. Tutti hanno sognato almeno una volta di trovarsi a essere il salame in mezzo al panino. Ok, questa per piacere cancellatela. Insomma, la bionda e la mora, qui in una canzona talmente brutta che se gliela chiedi non e la ricordano nemmeno loro. Prego notare che indossano entrambe lo stesso pigiama.

 

10) Fiorello – San Martino  (Festivalbar 1993)

TUTTO. L’apice della disgrazia, l’apoteosi della schifezza, come direbbe Abatantuono. Fiorello col codino e la giacca color granita, in botta piena che fa impazzire il pubblico in piazza cantando una poesia del Carducci su una base che più tamarra non se’è mai sentita. Sul palco arrivava anche il poeta Giosuè, giusto per aggiungere un tocco d’eleganza. Purtroppo non fa la sua comparsa Charles Darwin a mettere la parola fine a questo scempio.

 

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