Gli anni d’oro del Festivalbar, tutto il meglio in 10 video

Da quando non c’è più, un po’ ci manca: retromania portami via

Musica
di Simone Stefanini facebook 8 giugno 2016 16:47
Gli anni d’oro del Festivalbar, tutto il meglio in 10 video

festivalbar

 

Estate = Festivalbar. Nella vita, fino al 2007, abbiamo avuto questa certezza, poi la grande kermesse canora itinerante si è fermata, e se ci fate caso da allora non ci sono più nemmeno le mezze stagioni. Il Festivalbar è nato nel 1967 da un’idea di Vittorio Salvetti, è stata trasmessa  sulla Radio Juke-Box e poi su Rai 2, prima di passare a Mediaset e diventare quella che tutti ci ricordiamo, un insieme di musica commerciale buona per il luna park e per gli stabilimenti balneari, che compravano la compilation blu e rossa e stavano a posto tutta la stagione.

Non pensiate però che in tutti questi anni, la manifestazione abbia passato solo tormentoni di dubbio gusto. Abbiamo raccolto per voi 10 brani che hanno segnato la gioventù vostra e dei vostri genitori. Pezzi storici grazie ai quali siamo diventati persone migliori e che ci fanno riappacificare con il Festivalbar. Anche perché, una volta morto, non è che la tv abbia fatto spazio a chissà quale esaltante novità a livello musicale. Godiamone ancora, tra poco sarà per tutti  sole e ombrellone.

 

1) Lucio Battisti – Acqua azzurra, acqua chiara (Festivalbar 1969)

Alla fine degli anni ’60, chi avrebbe dovuto vincere il Festivalbar se non il simbolo di quell’epoca? Un grandissimo Lucio Battisti, nel pieno della collaborazione con Mogol, una canzone che se la canti al muro, quello ti risponde, da quanto è famosa. Com’è strano non vedere la musica da giostrai al Festivalbar, vero? Erano davvero altri tempi. Ma da quando ci sei tu tutto questo non c’è più.

 

2) Kate Bush – Wuthering Heights (Festivalbar 1978)

Di-vi-na. La messa in scena, la canzone, il playback tenuto perfettamente e la magia, che quella mica si compra un tanto al chilo al mercato, eh. Vincitrice della sezione stranieri, ma quanto è bello questo pezzo, la lista potrebbe chiudersi qui. Volare altissimi, si può anche al Festivalbar.

 

3) Alberto Camerini – Rock’n’Roll robot (Festivalbar 1981)

Da piccolo, di Alberto Camerini ricordo che mi faceva paura, eppure lo amavo alla follia e questo pezzo, in qualunque dj set lo metti, fa la sua porca figura pure nel 2016. Ha inventato il cyberpunk made in Italy e l’ha interpretato al meglio. Il suo Arlecchino, uno dei personaggi più fighi e allucinati della canzone italiana.

 

4) Loredana Bertè – Non sono una signora (Festivalbar 1982)

Scusatemi la Loredana. Vestita da sposa, entra e non ce n’è per nessuno. Nell’anno in cui abbiamo vinto i mondiali, la Bertè vince tutto e incarna alla perfezione la Madonna pagana, la regina, la santa peccatrice. Non è un caso se questo pezzo piace anche allo Zingaro, il cattivone di Lo chiamavano Jeeg Robot. Una poesia, l’inno di tutte le bad girls.

 

5) Nada – Amore disperato (Festivalbar 1983)

Altro singolo immortale, di quelli che se passano alla radio la vuoi sentire tutta anche se sei già giunto a destinazione. Nada è una tosta, che non si è mai piegata alle regole commerciali e i suoi ultimi album lo dimostrano, ma qui ha sbancato. A volte serve piazzare un singolo così per poi poter fare la musica che si vuole, senza compromessi.
6) Depeche Mode – Never Let me Down Again + Strangelove (Festivalbar 87)

Ehm, e cosa volete dire a loro? La più grande band di elettronica che fa due pezzi spettacolari dall’album Music for the Masses, quello subito prima di diventare più famosi di Gesù. Vedere Dave Gahan sculettare davanti alla platea abituata a Sandy Marton, mi riconcilia col mondo.

 

7) Europe – The Final Countdown (Festivalbar 1987)

Lo so, è il pezzo quasi metal più tamarro di tutti i tempi,  però come gasa. Il conto alla rovescia, la tastierona tipo inno nazionale, il cantante più bello e più permanentato delle ragazze dell’epoca, l’assolo da mille dita. Liberi di disprezzarmi, ma per me è uno di quei pezzi che avrei pagato per essere lì al Festivalbar.

 

8) Luca Carboni – Mare mare (Festivalbar 1992)

Il diario delle medie, la voglia di prendere il motorino e di andare a tuffarsi, di prendere un gelato con la ragazza più bella della scuola. Nei juke box del mio paese, che si trova proprio sul mare, la mettevano dalle 10 alle 20 volte al giorno e se devo dirvi la verità, ancora non mi ha annoiato.

 

9) 883 – Nord Sud Ovest Est (1993)

L’inno della giovinezza. Quella canzone che io che ascoltavo musica seria, pubblicamente ripudiavo ma che po andavo a cercare di nascosto, perché il nazionalpopolare mi ha sempre eccitato. E poi, oltre a Max Pezzali coi capelli, c’è lui, Mauro Repetto, uno dei personaggi più misteriosi e affascinanti he la storia della musica ricordi. Ballava e fingeva di fare i cori. Massimo guadagno, minimo sforzo. Un mito.

 

10) Franco Battiato – La cura (Festivalbar 1996)

Non so, vogliamo parlare di questo pezzo? Personalmente, quando Battiato canta “supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare”, io piango sempre. Non è un eufemismo. Se sono a fare la spesa e la sento alla radio, devo mettermi un cappuccio tipo burqa altrimenti faccio le figure di guano. Ma i ragazzi che erano lì, avranno capito la bellezza alla quale hanno assistito?

 

BONUS: Una rara foto di Vasco Rossi che vince nel 1983 con Bollicine

Festivalbar06 sporting04.it

Ho cercato il video in lungo e in largo ma non si trova. Vasco qui era nella miglior forma possibile e avrei dato qualunque cosa per vedere in che condizioni si è presentato di fronte a Vittorio Salvetti per ritirare il premio. Anzi, un appello, se qualcuno ha l’RVM, me lo faccia avere nei commenti, ci tengo.

 

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