Ho ascoltato un giorno intero i Nickelback per trovare una canzone bella

Una punizione che non auguro neppure al mio peggior nemico

Musica
di Simone Stefanini facebook 11 gennaio 2017 14:48
Ho ascoltato un giorno intero i Nickelback per trovare una canzone bella

Voldemort yesofcorsa - Voldemort

 

Uno dei giochi più divertenti del primo internet 2.0 era quello in cui cliccavi sul Tumblr isnickelbacktheworstbandever (i Nickelback sono la band peggiore di sempre?) solo per trovarti davanti a un’enorme scritta YES.

Partendo da questo assunto, dopo aver ricevuto quintali di minacce e brutte parole per aver trattato gli U2 da paraculi, ho deciso di piegarmi al giudizio popolare e di fare ammenda dei miei peccati tramite una walk of shame del tutto particolare: l’ascolto reiterato per tutta la giornata lavorativa dei Nickelback.

Partiamo dal fatto che della band canadese non conosco praticamente niente, tranne la canzone che fa This is how you remind me how I really am e il fatto che il cantante abbia sposato Avril Lavigne per farla cadere nel dimenticatoio sia come cantante che come sogno erotico dei teenager dei 2000s.

 

 

Per avere accesso a una punizione del genere, bisogna dettare delle regole ferree: Spotify aperto, nessuna consequenzialità temporale, bensì una atroce riproduzione casuale che mi porti nel corso della giornata del martirio ad ascoltare le canzoni senza nessun senso logico. Wikipedia vietata, potrebbe influenzare l’esperimento se magari vengo a sapere che sono quattro che hanno iniziato a suonare nell’ospedale di Braccialetti Rossi dopo essere scampati a un male tremendo.

Sono stato inondato da una cascata di distorsioni innocue, di batterie equalizzate per non dare fastidio, di voce roca ma melodica che si presume sia ciò che ascolta il bravo canadese cattolico, quello che esce da lavoro dopo aver tagliato tutto il giorno gli alberi nei boschi e torna dai suoi 5 figli partoriti in casa dalla moglie con le trecce.

 

 ppcorn

 

La prima cosa che ho notato: mai ascoltate così tante mezze ballad, neanche nell’album di Bryan Adams quando Kevin Costner faceva Robin Hood. Le mezze ballad sono quelle che non hanno il coraggio di essere una tamarrata per scopare in macchina tipo Always di Bon Jovi o le power ballad dei Poison, degli Skid Row o dei Cinderella. Quelle sì che funzionavano: partenza melodrammatica, voce d’angelo, chitarra acustica o pianoforte, dalla seconda strofa batteria, basso e chitarra elettrica, un bell’assolo nel mezzo che era il momento in cui partiva il limone e via verso il Paradiso.

Le mezze ballad invece non ispirano alcunché, invertono i parametri per fingersi sperimentali e alla fine fanno solo cagare. I Nickelback sono alfieri e paladini della ballad che non serve per scopare (tranne forse ai rodei canadesi, ma ci sono rodei in Canada?), vanificando la funzione sociale di tale genere. Potreste dire: ok però magari servono per fare altro, tipo deprimersi quando si viene lasciati. No, per quello ci sono gli Hoobastank di The Reason o i Puddle of Mudd di Blurry, entrambe del periodo storico infame dei Nickelback, entrambe mezze ballad, entrambe troppo superiori all’opera omnia della band canadese. Per non parlare di I’m With You di Avril Lavigne prima che fosse per sempre perduta dopo l’unione con Voldemort (nomignolo che affibbierò da qui alla fine al cantante dei Nickelback).

 

 

I pezzi intanto si sono susseguiti tutti uguali al punto che ho creduto per più di una volta di aver premuto il tasto repeat. Ho controllato, niente di tutto questo. È solo che i pezzi ci provano pure a diversificarsi, ma quando Voldemort inizia a cantare, appiana tutto come un rullo compressore. C’è un che del Ligabue degli ultimi 20 anni nel piano dei Nickelback: utilizzare il minor numero di accordi possibili per non eccitare troppo, sbagliare tutti i ritornelli al punto da confonderli l’uno con l’altro e far cantare Voldemort sempre allo stesso modo. Un piano che li ha portati a fare tour mondiali, quindi alla fine è chiaro che lo stronzo sono io.

Guardiamoci in faccia, da donne e uomini fatti quali siamo: facciamo parte della generazione pre Spotify, quella che per scaricare un pezzo di qualcuno che ci piaceva, andava diretta a cercare la discografia da un giga e mezzo, comprensiva di b side, bootleg, best of e demo, per poi trovarsi di fronte a tre miliardi di canzoni e alla fine non ascoltare niente.

Ecco, con questo pedigree, dopo che Spotify ci ha salvato da Emule, quanti di voi hanno ascoltato la discografia di qualcuno per tutto il giorno? Pensate un po’ al trauma di trovarsi tormentato dai Nickelback per ore e ore, senza poter cambiare stazione. Una situazione che sarebbe troppo perfino come soggetto per una nuova puntata di Black Mirror.

 

 

Dopo qualche ora mi sono accorto che oltre alla mezza ballad, i Nickelback suonano anche il mezzo pezzo esplosivo. Quello che dovrebbe far saltare dalla sedia, ma che non lo fa mai. Quello che dovrebbe far slogare il collo dall’headbanging, ma che al limite fa battere svogliatamente il piedino. Sì perché i Nickelback possono essere anche la versione annacquata di quando i Metallica si erano tagliati i capelli e vestivano Armani. Praticamente il declino di tutti i valori che un metallaro di provincia ha coltivato così duramente nella propria vita.

Restano sempre nel limbo in cui giacciono le cose inutili. Non fanno piangere, non fanno ridere, non fanno incazzare ma neppure addormentare il bimbo in culla, come abbiamo già detto sono un deterrente alla scopata e i loro riferimenti sono band tamarre e oscuri cantanti rock nella loro peggior versione.

 

 

Pensate un attimo a come si mostrano: ricordereste mai la faccia di un altro membro della band che non sia Voldemort? Sarebbe un po’ come pensare di ricordare un altro Modà che non sia Kekko, no? I canadesi sono 4 ragazzoni normali che fuori dalla loro cerchia si possono godere l’anonimato senza che nessuno li molesti neanche per sbaglio. Ecco, la loro musica è uguale a loro. Per quanto tu guardi le loro foto e ascolti le loro canzoni, ti viene solo in mente quanto stava male Voldemort con la faccia lunga e i capelli mossi biondi, per poi ricrederti perché coi capelli corti stava anche peggio e domandarti un’altra volta il motivo per cui un fiore come Avril abbia voluto giacere carnalmente con lui e non con te. Questa è la verità, solo che un critico musicale non può scrivere queste cose in una recensione e allora gli tocca ascoltare anche l’album per inventarsi qualcosa.

 

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Alla fine sono passate un tot di ore e ho ascoltato tanti di quei pezzi dei Nickelback che penso nemmeno loro li abbiano mai ascoltati tutti. Devo dire che il primo album, Curb del 1996 è quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni, perché nonostante il grunge fosse morto due anni prima, attingono a piene mani da tutto quel calderone col risultato di non sembrare i Nickelback che conosciamo, tranne per la dannata voce di Voldemort che suona sempre come una condanna. Gli altri braccianti però erano puri e nel mare magnum della loro discografia, i pezzi di quell’album sono quelli che mi hanno fatto girare per curiosità.

La caccia del pezzo bello si conclude con l’amara certezza che non ne abbiano mai scritto uno, e che risultino non urticanti solo quando non sono una copia carbone di loro stessi.

TOP 3 dei meno brutti, tutti tratti dal primo album. Se pensate che ricordino i Nirvana, è vero ma almeno non ricordano i Nickelback:

3) Falls Back On

2) Fly

1) Left

EDIT: che poi negli ultimi tempi Voldemort si sia rifatto il naso diventando Alessandro Di Battista biondo, non è forse una conclusione perfetta di questa storia?

 

 sagacom

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