Eravamo a Milano ma anche in Toscana, in Abruzzo e ancora più a sud. Abbiamo assistito a una manifestazione di quelle che faranno la storia: una mobilitazione pacifica degli studenti, dei professori, dei genitori e di tutti quelli che hanno a cuore le sorti del pianeta Terra. Fridays for Future, come quelli di Greta Thunberg che viene giornalmente bersagliata da chi vorrebbe dare buoni consigli perché non può più dare il cattivo esempio. Un simbolo, Greta, che ha infiammato la coscienza di migliaia e migliaia di giovani scesi in strada per la prima volta, per parlare di clima, inquinamento, per chiedere al Governo di attuare politiche verdi, ecosostenibili, per non dare il colpo di grazia all’unica Terra che abbiamo, com’è scritto anche su uno dei cartelli più visti in giro: Non c’è un pianeta B.
Noi adulti siamo rimasti senza parole, commossi da tanta bellezza e da tanta speranza, da una battaglia trasversale che riguarda ogni età, etnia e fede politica. La battaglia più importante di tutte, perché non ci sono diritti, non c’è lavoro, non ci sono soldi che tengano, quando la terra che abitiamo si ammala. L’unica cosa che possiamo fare è contribuire tutti i giorni a guarirla.
Ben venga ogni tipo di sensibilizzazione pacifica, gioiosa e partecipata come quella di venerdì scorso, un giorno che i nostri figli, fratellini, nipoti e noi stessi non dimenticheremo mai: il giorno in cui gli esseri umani hanno capito che si può essere meglio di così, che il progresso può essere utilizzato per fare del bene al mondo e non per distruggerlo, che scendere in strada non è fuori moda, è necessario e che non tutto si può risolvere firmando petizioni sul web, ma mettendoci corpo e anima, faccia e tutto il resto. Siete stati tutti belli, ci avete fatto emozionare e dal vostro entusiasmo abbiamo imparato qualcosa. Condividiamo le parole di Carlo Pastore qui sotto.
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