Prosegue la tensione politica e giuridica attorno al referendum sulla riforma della Giustizia, con il Comitato del “No” che ha presentato un ricorso al Tar del Lazio sulla data fissata dal governo per la consultazione popolare.
La battaglia sulla calendarizzazione del voto, prevista per il 22 e 23 marzo 2026, si inserisce in un contesto di forte mobilitazione civile e critica istituzionale, mentre la raccolta delle firme ha superato quota 500mila, confermando un significativo consenso popolare.
Raggiunte e superate le 500mila firme: arriva il ricorso al Tar
La campagna per indire il referendum confermativo di iniziativa popolare contro la riforma della Giustizia ha raggiunto un traguardo importante in meno di un mese dall’avvio, il 22 dicembre 2025. Il superamento delle 500mila firme rappresenta un risultato definito “incredibile” da Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che ha sottolineato come ciò sia avvenuto “nonostante una forte pressione mediatica e la resistenza del governo, che ha ignorato e deriso la partecipazione popolare”.
L’avvocato Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato promotore della raccolta firme, ha annunciato la prosecuzione della mobilitazione, invitando i cittadini a continuare a firmare: “Firmare in questi giorni è un gesto politico di difesa della legalità costituzionale e di espressione collettiva”. Anche Deborah Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, ha lodato il risultato come un “atto di responsabilità democratica” che dimostra la volontà dei cittadini di richiedere “informazione, confronto e rispetto delle regole” in merito a una riforma costituzionale che non può essere approvata “nel silenzio o con fretta”.
La data fissata dal governo per il referendum, il 22-23 marzo 2026, è al centro di una disputa giudiziaria. Il Comitato del “No” ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contestando la decisione di anticipare la consultazione entro 60 giorni dall’ordinanza della Cassazione sui quesiti, anziché rispettare il termine ordinario di 90 giorni. Secondo i promotori, questa accelerazione rappresenterebbe una “forzatura della legge” finalizzata a limitare il tempo a disposizione per raccogliere ulteriori consensi e per organizzare la mobilitazione popolare.

La questione sarà esaminata dal Tribunale amministrativo il prossimo 27 gennaio, data che potrebbe risultare decisiva per la conferma o la modifica del calendario elettorale. La decisione del Tar sarà seguita con attenzione da tutte le forze politiche e dagli operatori del settore, in quanto potrà influenzare significativamente il quadro politico e istituzionale.
Diverse forze politiche hanno espresso posizioni critiche verso la riforma proposta dalla destra, giudicata da molti come insufficiente e regressiva. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha denunciato l’assenza di misure concrete per assumere nuovi magistrati, abbreviare i tempi dei processi e migliorare l’accesso alla giustizia per i cittadini. Secondo Bonelli, la riforma tende invece a indebolire gli organi di indagine e a colpire gli strumenti fondamentali per contrastare mafia e corruzione.
Parimenti, Nicola Fratoianni ha sottolineato come il risultato della raccolta firme sia “un grande successo popolare ottenuto in tempi rapidi grazie al passaparola e senza finanziamenti ingenti”, evidenziando la forza della partecipazione diretta nell’ambito delle battaglie civili per la tutela della legalità e della giustizia. Il dibattito sul referendum e sulla riforma della Giustizia rimane dunque aperto e molto acceso, con l’attenzione puntata sia sull’esito del ricorso al Tar sia sulla capacità del Comitato promotore di mantenere alta la mobilitazione popolare nei prossimi mesi.
