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Capezzoli maschili su seni femminili contro le politiche dei social sul nudo

Il nuovo trend polemico riguarda le politiche sessiste quando si tratta di nudo sui social: i capezzoli maschili sono ok, quelli femminili sono proibiti. Eppure, in sostanza, stiamo parlando della stessa cosa (e qui mi servo della descrizione di Wikipedia):

“Il capezzolo è una papilla cutanea presente nei Terii, la sottoclasse che raggruppa la quasi totalità dei mammiferi viventi. In questa formazione anatomica, particolarmente innervata, sboccano i dotti galattofori, generalmente in numero di 15-20.
Nella nostra specie si presenta sporgente al centro dell’areola. Il capezzolo, come l’areola, è una struttura presente anche negli individui di genere maschile, ma solo negli individui femminili l’apparato mammario diventa pienamente funzionale all’allattamento della prole. Nell’ambito delle attività sessuali, è associato alle zone erogene del corpo umano e può essere soggetto ad inturgidimento (telotismo).”

Dunque cos’è ‘sta storia? Se non funziona è accettabile, se invece è funzionante va coperto? Problemi con la vita o con l’erotismo? In attesa che mi censori di Facebook, Twitter o Instagram ci rispondano sul perché il torso nudo del maschio è accettabile mentre quello della femmina è scandaloso, vi facciamo vedere qualche immagine delle proteste #freethenipple che stanno avvenendo online.

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L’artista Micol Hebron ha postato questa immagine più di un anno fa, spiegando che questo è un capezzolo maschile da applicare tramite copia-incolla su quelli femminili, così da aggirare le assurde censure in materia:

 

Oggi, quell’ immagine è diventata un meme, che sostanzialmente spiega la stessa cosa con l’arma dell’ironia:

 

E le ragazze lo stanno usando per mostrare le loro nudità sui social senza incorrere in blocchi del profilo.

#freethenipple è una battaglia sociale supportata anche dalle Femen

 

Come mostra questa “infografica” qui sotto, i seni maschili e femminili sono fatti della stessa materia, con le stesse parti e a grandi linee le stesse proporzioni. Uno può essere mostrato, l’altro censurato.

 

Una riflessione: siamo sicuri che la censura sia mai stata utile per mettere un freno agli istinti primari (perché di quello si parla, non ci prendiamo in giro)? Chi può censurare un quadro, una scultura o una foto e definirla oscena se non lo è?

Io non mi prenderei questa responsabilità. Voi cosa ne pensate?

 

Simone Stefanini

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Simone Stefanini

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