Society
di Gabriele Ferraresi 23 Febbraio 2016

Cosa c’è di vero nella storia del micropene di Adolf Hitler, e cosa rivela di noi

Un Führer minidotato? Andiamo a scoprire cosa c’è di vero e cosa no

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Hitler’s Last Day – Minute by Minute è un volume firmato da Jonathan Mayo ed Emma Craigie in cui si racconta dell’ultimo giorno di vita del Führer, avanzando al contempo nuove supposizioni sulla ridotta virilità del dittatore.

La ricostruzione di Mayo e Craigie – il primo ex BBC, oggi autore per Simon & Schuster, la seconda autrice e direttrice artistica, in ogni caso, non due storici – getta benzina sul fuoco di quella che da tempo è un po’ più di una urban legend, è una historical legend, riguardo alle ridottissime dimensioni di Adolf Hitler: ma si sa, le parti intime dei dittatori, o dei potenti della Storia, ci affascinano da sempre.

Un po’ come accadde in altre epoche con Mao Tse Tung o Francisco Franco, entrambi, seppur per motivi differenti, dotati di un solo testicolo. Mao Tse Tung dalla nascita, Franco a causa di una ferita riportata in una battaglia a Ceuta nel 1916, era questo “el mas intimo secreto” del Caudillo. O anche sulla virilità di Benito Mussolini, o di qualche regnante italiano, per esempio sullo sfrenato appetito sessuale di Vittorio Emanuele II, potremmo proseguire a lungo. Ma torniamo a Hitler.

Nel volume di Mayo e Craigie si avanza l’ipotesi che Adolf Hitler fosse nato affetto da ipospadia, una malformazione congenita in cui uretra e pene si sviluppano in maniera anomala. La conseguenza nel caso del Führer? Un pene microscopico, sottodimensionato. Girava, da tempo, un’altra leggenda sul “mezzo pene” di Hitler: si diceva fosse stato mutilato da una capra durante un gioco crudele con alcuni amici, da ragazzo. Proprio mentre urinava in bocca all’animale, questi avrebbe serrato i denti e reciso un brandello di carne del giovane Adolf. Sarà. Ma non solo, i due autori britannici oggi confermano che Hitler avrebbe sofferto anche di criptorchidismo, ovvero, aveva un solo testicolo. Le prove sarebbero in un referto medico del 1923, e il testicolo “non sceso” sarebbe stato quello destro. Ma del criptorchidismo di Hitler non si parla certo da oggi, sono decenni che è cosa nota.

Del resto oltre ai dettagli della vita intima è tutta la sessualità di Hitler a essere da tempo un tema a dir poco controverso per gli storici – più o meno seri – che hanno scandagliato ogni angolo della vita intima del dittatore austriaco. Per un motivo semplice: fa vendere alla grande. Secondo alcuni Hitler era omosessuale, secondo altri bisessuale, secondo altri ancora evitava ogni tipo di contatto, terrorizzato dalle malattie che avrebbe potuto contrarre, addirittura per un rapporto dell’OSS del 1943 – l’OSS, ovvero la futura CIA – Adolf Hitler era coprofago. Insomma, c’è tutto e il contrario di tutto.

Ma anche Hitler avesse avuto un pene lungo mezzo millimetro, non è ben chiaro come questa rivelazione potrebbe portarci a riscrivere i libri di storia. Al contrario, il contorno di risolini sulle dimensioni del pene di un dittatore sanguinario dice molto del nostro di sessismo, ma questa, come si dice, è un’altra faccenda.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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