Con la fine del lockdown, i DPI sono tuttavia necessari?

DPI = Dispositivi di Protezione Individuale

Nei giorni scorsi è circolato sui social network italiani un video registrato a bordo di un treno Frecciarossa dal giornalista Gianluigi Nuzzi, sulla tratta Roma-Napoli. Le immagini mostravano un diverbio molto animato fra due passeggeri, scaturito dal fatto che un uomo si era tolto la mascherina durante una conversazione telefonica. Il gesto ha scatenato l’ira di una donna che si trovava a viaggiare sulla medesima carrozza, sedendo nelle vicinanze del suddetto passeggero. La lite è quasi degenerata in colluttazione fisica, evitata grazie al tempestivo intervento di un dipendente di Trenitalia. Sono volati pesanti insulti e il deplorevole spettacolo ha suscitato molti commenti, divenendo virale nel web. A tal punto, il caso va preso come esempio negativo di quel che non dovrebbe più accadere in questa delicata fase di transizione verso l’auspicabile ritorno a dei rapporti sociali più distesi, nel segno del comune rispetto reciproco. “In medio stat virtus” è il motto latino che dovrebbe ispirarci nell’affrontare la fine delle misure restrittive per il contenimento del coronavirus, la cui curva epidemica – secondo i dati divulgati dalla Protezione civile – si sta avviando verso una costante discesa. La virtù sta nel mezzo, pertanto cerchiamo di evitare esagerazioni sia in un senso che nell’altro. “La situazione ora la vedo tranquilla, andrà sempre meglio nelle prossime settimane e nei prossimi mesi se manteniamo precauzioni razionali in certi ambienti chiusi e affollati” ha dichiarato l’immunologo Francesco Le Foche, del Policlinico universitario Umberto I, in un’intervista al Corriere della Sera – ricordando inoltre che “la vita sociale è fondamentale per l’uomo, quindi dobbiamo tornare a viverla”.

Misure di prevenzione del contagio nella Fase 3

È necessario seguire le normative vigenti e le ordinanze di ciascuna regione per quanto riguarda l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (DPI), il distanziamento sociale nei locali pubblici, come poter viaggiare in sicurezza e quant’altro. Vediamo, nello specifico, quali sono le precauzioni che è bene adottare nella Fase 3: com’è noto, a partire dal 3 giugno scorso c’è stata la riapertura delle frontiere italiane, sono consentiti gli spostamenti fra le regioni senza autocertificazione, né motivi di comprovata necessità. Si potrà andare in vacanza al mare o in montagna anche al di fuori dei propri confini regionali (ma in alcune regioni come Puglia e Sardegna è richiesta l’autocertificazione ai turisti) e raggiungere le seconde case. È consentito l’ingresso in Italia dai Paesi dell’Unione europea e dello spazio Schenghen. Dal 15 giugno probabilmente si estenderà l’apertura ai Paesi extra-europei.

Resta in vigore l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza di un metro fra le persone (due metri durante l’esercizio fisico), nonché il divieto di assembramenti sia all’aperto che nei luoghi chiusi: ovvero, non è ancora possibile riunirsi o affollarsi, neanche per un evento privato con amici o parenti. Quante persone si possano trovare contemporaneamente nello stesso spazio, è un interrogativo che si pongono in tanti: il decreto tuttora in vigore non ha fornito indicazioni in proposito. Per non incorrere nelle sanzioni previste – dai 400 ai 3mila euro – sarebbe preferibile prestare un po’ d’attenzione.

Viaggi in sicurezza: distanziamento e DPI

Gli spostamenti coi mezzi pubblici, essendo occasioni in cui potrebbe ancora diffondersi il contagio – poiché si tratta di spazi chiusi non molto ampi, in cui un certo numero di passeggeri si trova assieme per un lasso di tempo variabile – vanno effettuati con qualche precauzione in più. Per quanto riguarda il treno, nei tragitti più lunghi vengono utilizzati i termoscanner per il controllo della temperatura dei passeggeri, prima dell’ingresso. Non si potrà rifiutare la misurazione della febbre per poter salire a bordo. Durante il trasporto, i dispositivi di protezione individuale come mascherine e guanti monouso sono obbligatori. Il distanziamento viene predisposto con una riduzione dei posti disponibili con marcatori sui sedili da non occupare, meccanismi di prenotazione alternata e convogli più numerosi per garantire l’efficienza del servizio.

La situazione è analoga per quanto riguarda autobus, metropolitana e tram. Nelle stazioni, l’afflusso di viaggiatori è gestito con la chiusura dei tornelli per evitare di affollarsi sulle banchine. Anche in aeroporto e nei trasporti marittimi troveremo dispenser di disinfettante per le mani, termoscanner e flussi di passeggeri separati. E in automobile? Soltanto nel caso di passeggeri non conviventi si dovrà rispettare il limite massimo di tre, due dei quali sui sedili posteriori, e indossare la mascherina a bordo. Se ci troviamo all’aperto assieme ad altre persone, ad esempio in fila per l’ingresso all’ufficio postale, in un esercizio commerciale o in stazione, è necessario utilizzare la mascherina – in Lombardia, Campania, Friuli Venezia Giulia e Trentino permane l’obbligo di indossarla –, così come nei luoghi chiusi.

Cinema, teatri e discoteche, così come gli spettacoli all’aperto, non saranno accessibili fino al 15 giugno. Ville e giardini pubblici sono invece aperti: una buona notizia è che finalmente i bambini potranno di nuovo accedere anche alle aree di gioco interne ai parchi.

Studi medici e strutture sanitarie

Per ciò che riguarda gli studi di medicina generale, i pediatri, gli specialisti ambulatoriali ed i pazienti, nonché le residenze sanitarie assistenziali (RSA) purtroppo interessate da numerosi focolai durante la fase acuta del SARS-CoV-2, sono state studiate delle peculiari raccomandazioni raccolte in un documento congiunto dell’Ordine dei Medici e Politecnico di Torino, allo scopo di evitare il nuovo insorgere dei contagi negli ambienti sanitari. Ciascuna situazione è stata esaminata e sono state fornite tutte le indicazioni necessarie alla prevenzione del rischio: dalle procedure più idonee per la sanificazione degli ambienti alla riorganizzazione delle sale d’attesa, gli opportuni DPI da utilizzare e il materiale monouso per gli ambulatori, nonché tamponi e test sierologici per gli operatori sanitari. Va ricordato che, come pazienti, non dovremo presentarci dal medico curante (né altrove) in caso di temperatura corporea superiore ai 37,5°: in tal caso, è tuttora in vigore l’obbligo di restare presso il proprio domicilio, limitando al massimo i contatti con altre persone.

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