Society

Fate schifo anche davanti alla morte

Josepha  è la donna camerunense salvata dagli operatori di Open Arms mentre tutto intorno a lei moriva. Il suo sguardo ha popolato le bacheche di Facebook di migliaia di persone nei giorni scorsi e chi l’ha incontrato si è sentito male. Quegli occhi che sono stati due giorni in mezzo al mare, per due giorni e due notti, assolutamente esausti. Occhi di chi ha visto la morte così vicino da poterne sentire l’odore. Accanto a lei una donna e un bambino, ormai senza vita, partiti per cercare riparo da qualche parte, picchiati dai poliziotti libici e poi in mare, indifesi. Anche in Camerun Josepha veniva costantemente picchiata dal marito perché non poteva avere figli.

In questi giorni però non la si può lasciare in pace. Una donna con una storia di terribili violenze, che ha rischiato la morte più volte ed è stata ripescata dall’abisso proprio mentre stava per venire risucchiata per sempre. Difficile pensare a un destino più crudele, ma poi arrivano quelli che ci chiamano buonisti a regalarle l’ennesimo oltraggio.

In molti, dopo aver visto la foto di Josepha sulla nave di Open Arms che l’ha salvata, hanno inveito contro di lei perché aveva le unghie smaltate e i braccialetti. Dai negazionisti “È un’attrice, non c’è stato nessun naufragio” ai sarcastici “Dopo 48 ore in acqua funziona come Cocoon, si ringiovanisce”.

Miserabili stronzi, viene da pensare. Josepha è stata coccolata dalle volontarie di Open Arms durante i quattro giorni in nave per raggiungere la Spagna. Le hanno messo dei braccialetti e le hanno pitturato le unghie per tentare di restituirle un briciolo di dignità, per farla parlare e farla uscire dallo shock.

I giornalisti a bordo della Open Arms chiosano con un plumbeo “Non aveva lo smalto quando è stata soccorsa, serve dirlo?”, ma le fake news corrono più veloci della verità e di fronte a un’immagine che resta nella coscienza per sempre, in centinaia negano, ironizzano, offendono. Cosa possa passare nella testa di questi individui orribili non sappiamo proprio capirlo. È lo stesso processo che porta a parlare male del vip appena defunto solo perché in vita non lo si apprezzava.  Non crediate che si applichi solo ai migranti e alle loro immense tragedie: anche di fronte al dramma di Sergio Marchionne, invece del rispettoso silenzio si preferisce l’invettiva, la battuta cinica e l’augurio di morte.

Ogni tipo di propaganda politica che usa tragedie e drammi per attirare elettorato fa schifo. Vorremmo che Facebook tutelasse le persone sane di mente dai post orribili come quelli che abbiamo letto, ma come al solito, da quel punto di vista tutto tace.

Simone Stefanini

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