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Un’estate italiana, i gelati vintage che ci mancano di più

Di che anno sei? Cosa ti ricordi di quando eri piccolo? Le partite di pallone, i primi amori, sì ok. Ma ancora prima? Riesci a ritornare a quando tua mamma ti sembrava un grattacielo e tu eri Spider Man, appeso a lei e attento a non perderla nemmeno per un secondo, in mezzo a quell’oceano che era la strada? Di quando ti portava a prendere il gelato e tu rimanevi incantato per ore davanti ai cartelloni pubblicitari della Sammontana, della Eldorado, dell’Algida, della Toseroni e di tutte le altre marche di cui ancora non sapevi nemmeno leggere il nome?

Quei colori sgargianti dai quali eri rapito come le farfalle delle lampadine, senza darti pensiero dei coloranti o dei chili di troppo perché eri piccolo e dovevi solo crescere, giocare, sentirti coccolato e stare bene? Ti ricordi delle estati passate coi pantaloncini corti, coi sandalini di gomma e con un gelato sempre in mano? Io sì, ed è strano quanto certi ricordi subaffittino parti della mente e restino come cellule dormienti per decenni, finché ti trovi perso in una ricerca Google a guardare un’immagine che senti tua come una foto di famiglia e in un momento tutto il dimenticato riaffiora. Questa qua sotto:

 

 

Riesco a ricordarne anche il sapore un po’ farinoso, mezzo sciolto e dolcissimo. Mia nonna lo faceva uscire dal congelatore come fosse una sorpresa e io, che sapevo, rimanevo sorpreso lo stesso. Guardavo quella pianola, la maglietta della Pantera Rosa e impazzivo di bramosia. Amavo da morire anche i disegni di Jacovitti per i gelati della Eldorado, di cui trovavo la pubblicità su Topolino. Erano strani, non li capivo nemmeno ma ne rimanevo affascinato.

 

 

Insomma, quanti anni hai? Io qualcosa degli anni ’70 mi ricordo, ma molto mi sfugge. Certo, mi sarebbe tanto piaciuto dire che mangiavo il gelato di Patty Pravo, la ragazza del Piper. Farebbe molto radical chic, ma io non ho avuto questa fortuna:

 

 

Questi qui sotto invece me li ricordo benissimo. I ghiaccioli fatti a forma di Puffi, da comprare con trecento lire, oppure il Piedone, o ancora il Calippo Fizz, che creava le bollicine in bocca, o ancora il Gommolo con la chewing gum in mezzo al cono, per perdere del tutto la testa col Winner, il gelato dei miei primi baci, o il Winner Taco che sembra essere tornato per non farti crescere mai.

 

 

I cartelloni dei gelati vintage sono ormai diventati capolavori di pop art e su Ebay si trovano ad un bel po’ di soldi, perché hanno quel potere taumaturgico di farti tornare indietro nel tempo, più e meglio di una DeLorean arrugginita. Li guardi e senti la sabbia sulle mani, senti i brividi del primo bagno di stagione, della nuotata e poi la felicità.  Senti anche l’odore delle noiose estati passate in città, alle quali ora guardi con nostalgia, perché il ricordo è fatto apposta per eliminarla, la noia.

Dunque prenditi un po’ di tempo per guardare queste foto, queste pubblicità, alle quali non dovresti cedere con così tanto affetto ma dentro le quali finisci per perderti, in cui rivedi i tuoi amici, la tua famiglia e tutto quello che eri.

Un maledetto figlio del consumismo romantico.

 

 

Simone Stefanini

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