La pornostar libanese minacciata di morte perché ha indossato il velo durante le riprese

La 21enne Mia Khalifa fa parlare di sé tutto il mondo, a causa delle minacce dell’Islam più integralista

Society
di Simone Stefanini facebook 7 gennaio 2015 14:22
La pornostar libanese minacciata di morte perché ha indossato il velo durante le riprese

Mia Khalifa ha 21 anni ed è una star del porno. Se siete avvezzi ai siti didattici sulla materia, digitate il suo nome ed ammiratene le prodezze, dentro e fuori dall’area di rigore. Dunque condivide il destino di un bel po’ di sue coetanee che fanno i soldi col porno su internet. È diventata piuttosto famosa, ha centinaia di migliaia di fan e la sua carriera appena iniziata sembra destinata ad una fulgida ascesa.

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In una cosa è differente dalle sue colleghe: Mia è libanese di nascita, benché abiti negli Stati Uniti, a Miami per l’esattezza e in un video ha indossato l’hijab, il tradizionale velo indossato dalle donne musulmane. Una provocazione, una scelta dissacrante di libertà sessuale o un modo per far parlare di sé, in ogni caso, ha sicuramente attirato l’attenzione dei suoi connazionali più estremisti, che l’hanno insultata e minacciata di morte a causa dell’oltraggio alla religione.

sotto, una scena casta tratta dalla produzione BangBros incriminata:

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La scrittrice femminista Juliana Yazbeck ha speso parole d’approvazione, denunciando la spiacevole condizione altamente sessista in Libano ma allo stesso tempo domandandosi se per far parlare il mondo a proposito di questa situazione, ci fosse davvero bisogno di una pornostar.

Mia, dal canto suo, da finta ingenua come il suo personaggio richiede, ha scritto su Twitter:

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“Il Medio Oriente non ha cose più importanti di cui preoccuparsi, a parte me? Tipo come trovare un presidente? O contenere l’ISIS?”

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La ragazza ha le idee chiare, sa come comunicare e come far parlare di sé. Le minacce di morte si qualificano da sole, non siamo qui per sottolineare l’ovvio. Siamo in ogni caso dalla parte di Juliana, la scrittrice, che conclude il suo intervento con questa frase:

“Siamo tutte libere. Ma questo significa anche che bisogna lottare con il nostro cervello, non solamente con la nostra vagina.”

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