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Perché la generazione dei trentenni è la più povera di sempre?

Millennials

 

Il Guardian ha dato il via ad una serie di articoli sulla crescita del reddito medio dei cosiddetti millennials, la generazione dei giovani adulti nati tra gli anni ’80 e la metà dei ’90.

Nelle prossime settimane dedicherà diverse interviste ed approfondimenti alla questione. Per ora il dato di partenza è il grafico che vedete qui sotto: descrive la percentuale di crescita del reddito in base alle diverse fasce d’età. Secondo la testata britannica, per la prima volta nella storia del lavoro industrializzato stiamo assistendo al fatto che i trentenni si trovino in una posizione nettamente più sfavorevole rispetto alle altre generazioni.

 

La percentuale di crescita del reddito medio diviso per face d’età

 

Queste conclusioni derivano da uno studio finanziato dal fondo Joseph Rowntree Reform Trust – un’importante struttura che si occupa di sostenere campagne politiche e iniziative a sfondo sociale – che ha permesso a diversi economisti della testata di analizzare il database del Cross National Data Center di Lussemburgo.

Da come potete vedere nel grafico, per sette delle potenze economiche più importanti al mondo la percentuale di crescita del reddito di chi oggi ha tra i venti ed i trentacinque anni è inferiore a quella delle altre fasce d’età. Ben tre nazioni – America, Spagna e Italia – registrano un divario del 20% e noi ci piazziamo direttamente al primo posto del podio.

Secondo gli studiosi coinvolti, la prima grave conseguenza di tale impoverimento è un’enorme difficoltà nel sentirsi inseriti nel tessuto sociale e l’impossibilità di crearsi una propria famiglia. “La situazione è molto dura per i giovani” – ha commentato Angel Gurría della OECD (Organisation for Economic Cooperation and Development) – “dopo la grande recessione, il mercato del lavoro è migliorato pochissimo. È un problema a cui dobbiamo dedicarci con urgenza. Colpirà i nostri figli e l’intera società”.

 

Millennials

 

Per la prima volta in Francia i pensionati generano più reddito di una persona sotto i cinquant’anni. In Italia i trentacinquenni sono diventati, in media, più poveri degli ottantenni. C’è da aggiungere, poi, che nel nostro paese le pensioni sono costosissime e rappresentano la parte più gravosa della spesa pubblica: supera quella per la sanità o per l’istruzione; secondo uno studio pubblicato dalla OECD nel 2014, non esiste un altro paese che dedichi così tanti soldi pubblici alle pensioni.

La conseguenza più evidente di tale impoverimento? La possibilità per un millennials di comprare casa. Così commenta Paul Johnson, capo del prestigioso Institute of Fiscal Studies: “Penso che la vera ingiustizia sia rappresentata dal fatto che ormai diventa sempre più determinante se i tuoi genitori posseggono o meno una casa”. In Australia i giovani sono completamente tagliati fuori dal mercato immobiliare, in Inghilterra diversi dati ci portano a credere che l’idea di possedere una propria abitazione non sia più considerata reale. In America il debito che ogni studente deve recuperare dovuto al finanziamento dei suoi studi è talmente ingente – si parla di più di 1000 miliardi di dollari complessivi in tutta la nazione – che quello della casa di proprietà non rientra tra i suoi principali problemi da affrontare. In Europa il numero di trentenni che vivono ancora con i propri genitori è tra i più alti, con Spagna e Italia in testa a tutti.

Fin dagli albori del capitalismo non abbiamo mai dovuto affrontare una situazione simile” – conclude l’importante economista inglese Diane Coyle – “la popolazione sta invecchiando molto e noi non sappiamo se riusciremo a far crescere l’economia nello stesso modo in cui lo faceva un tempo”.

Filippo Astone, giornalista e scrittore, autore de La riscossa. Fabbriche & Europa per far decollare l’economia italiana. E un viaggio nei suoi segreti… commenta a DailyBest: “I trentenni e i quarantenni di oggi sono derubati. Se e quando andranno in pensione riceveranno il 20%, forse il il 30% di quanto versato. Ma del resto i contributi che paghiamo servono solo a mantenere la fiscalità generale” spiega a proposito della situazione italiana.

E aggiunge una provocazione: “Bisognerebbe fare una riforma: abolire le pensioni. E passare a un sistema all’inglese, dove non esistono versamenti obbligatori, ma è garantita una pensione minima accettabile a tutti“. In questo modo si avrebbero più soldi in busta paga che potrebbero fare da volano per l’economia.

Infine per il futuro dello scenario Italia Astone prevede che “Con l’innalzamento dell’età pensionabile ci sarà da farsi una domanda: quale azienda privata ti terrà oltre i 70 anni? Nessuna. Ci saranno migliaia di over 55 disperati. Già tra cinque, sei anni sarà un problema, ma in una decina d’anni sarà un problema drammatico per milioni di persone“. Milioni di persone: i trentenni e quarantenni di oggi.

 

[via theguardian.com]

Sandro Giorello

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