Society

Pane, salame e Mondonico

13 maggio 1992: ho tre anni e un signore in televisione in mezzo ad un campo di calcio alza una sedia. Protesta con forza ma in modo buffo, mi sta subito simpatico. Poi mi giro e vedo mio nonno che, con un mezzo sorriso e il suo “vecchio cuore granata” in tumulto, dice: “Ce l’hanno rubata ma abbiamo fatto un figurone, tre pali e un gioco che non si vedeva da anni. Grande Mondo e grande Toro!”. Un gesto romantico insomma, tipo quello di John Cusack in “Non per soldi… ma per amore”.

 

 

Oggi, il giorno dopo che Emiliano Mondonico da Rivolta d’Adda, allenatore, tra le altre, di Atalanta, Torino e Fiorentina ci ha lasciato, mi piace ricordare particolarmente l’episodio della finale di Coppa Uefa ’92, quando l’Ajax riesce a spuntarla proprio su Torino di “Mondo” grazie ad un arbitraggio scandaloso. Perché proprio nelle sconfitte Mondonico è stato un grande, in tutti i sensi, con uno stile tutto suo, sanguigno e istintivo, nazional-popolare e proletario, stra-italiano fino al midollo e per che assomiglia un po’ a tutti noi.

 

Mondonico ci lascia a 71 anni dopo aver incarnato l’eterno personaggio dell’outsider, di quello cresciuto a pane, salame e calcio nel campetto dietro l’oratorio. Quello stile così particolare e distante dal modo di fare paludato e da riccanza ante litteram dei tanti calciatori che affollano le nostre bacheche di Instagram  lo ha reso simpatico a molti appassionati, al di là della fede calcistica. Il Mondo ha rappresentato la classe operaia del mondo del pallone che, distante dalle grandi piazze metropolitane, ha trovato nella provincia la propria vera ragione d’essere. In provincia già, dove l’aria è più buona e si mangia pure meglio. No sushi, sì ad un salame “cacciatorino” tagliato a coltello. E per sottofondo i Rolling Stones, di cui Mondonico era un grande fan.

Grande tifoso della Fiorentina (che nel 2003 riuscirà ad allenare) mister Mondonico si è levato le più grandi soddisfazioni soprattutto con Atalanta e Torino. A fine anni Ottanta ha portato infatti la dea non solo in Seria A ma anche a fare il bello e il cattivo tempo in Europa, con un’indimenticabile  Coppa delle Coppe conclusa in semifinale contro il K.V: Mechelen (squadra belga che vincerà la finale di coppa proprio contro l’Ajax).  Negli anni Novanta il suo nome si lega invece indissolubilmente ai colori granata del Torino, facendo venire  la voglia ai tifosi della Maratona di affollare il nuovo (ed orrido) stadio Delle Alpi.

 

Passano gli anni e nel 2011 deve lasciare anzitempo la panchina dell’Albinoleffe per una grave malattia. Dopo grosso modo un anno ecco che Mondo torna in pista per allenare il disastrato Novara, ritornato in Serie A dopo una vita ma destinato, come infatti accadrà, a tornare in Serie B. Con i piemontesi, nonostante la situazione sia disperata, Mondo ha il tempo di strappare forse la più grande soddisfazione degli azzurri da quasi cinquant’anni a questa parte.

 

Il 12 febbraio 2012 infatti il Novara si impone a sorpresa a San Siro contro l’inter con una rete di Caracciolo. Si tratta non solo dell’ultimo acuto dei piemontesi ma anche dell’ultima impresa di Mondonico. Dopo qualche panchina in squadre minori le condizioni di salute per l’allenatore bergamasco si aggravano di nuovo fino alla triste notizia di ieri. Eppure per tanti appassionati di calcio Mondo ci sarà sempre: sempre lì a sollevare la sedia in aria, non con fare violento ma per manifestare come anche gli ultimi possano essere primi, almeno per il tempo di un gol.

 

 

Mattia Nesto

Fa che la morte mia, Signor, la sia comò 'l score de un fiume in t'el mar grando

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