Society
di Simone Stefanini 6 Novembre 2015

I pantaloni stretti non sono più di moda ed è giusto così

5 motivi per cui siamo lieti che i pantaloni skinny non vadano più di moda

boredbug_jeans boredbug - Basta con i jeans skinny

 

Amici, forse non lo ricordate ma c’è stato un tempo in cui portavamo i pantaloni normali. Quelli con la vita media, né troppo alta né troppo bassa, con la gamba media, che non sembravano rubati dal guardaroba di Aladino ma nemmeno il costumino di Diabolik.

Corsi e ricorsi storici, dopo un quinquennio in cui abbiamo fatto a gara a chi portava i jeans più emostatici, il 2016 porterà un’inversione di tendenza. Niente più skinny, torneranno i jeans larghi.

Guardate questa statistica redatta da Jenni Avins del sito Qz.com: le recenti sfilate di Milano. New York, Parigi e Londra, quelle dedicate alle collezioni Primavera/Estate 2016, hanno segnato il ritorno dei pantaloni larghi. Prepariamoci quindi a vedere sparire gli skinny a favore dei pantaloni che andavano negli anni ’90 e che non sono mai passati di moda tra i punkabbestia e i raver di tutto il mondo.

 

skinny qz.com - La statistica parla chiaro

 

Se da una parte siamo più che preoccupati per il ritorno dell’elefantiasi della gamba, dall’altra stappiamo lo spumante per la fine dei pantaloni skinny. Ecco perché.

 

1. La smetterai di piangere da H&M

skinny static - La disperazione.

 

Siamo stanchi di recitare una scena da funerale siciliano quando usciamo dalla cabina di prova degli store di abbigliamento. Eppure va proprio così. I jeans skinny hanno la caratteristica di sfuggire a ogni classificazione di taglia. Se prendi la 42 e ti sta a pennello, torni nel solito negozio, fai gli stessi gesti, ti canti pure la stessa canzone in testa per scaramanzia, poi ne prendi un altro paio, taglia 42. Te li vai a provare e non c’entri nemmeno in apnea. Oppure le gambe sono lunghe 4 metri. Non abbiamo mai capito il perché, sarà il tessuto elasticizzato ma i jeans skinny sono pezzi unici, non sono clonabili o riproducibili in serie. Una volta che trovi il tuo paio, portalo fino alla morte perché non ne troverai mai uno che ti stia bene come quello.

 

2. Non dovrai più patire per entrarci

tumblr_ljd35bUD6y1qgyx86 huffington post - Un po’ troppo stretti

 

Ormai lo sappiamo: gli skinny jeans vanno comprati più stretti perché poi cedono. Questo sta a significare mesi e mesi di patimenti, a tirare in dentro la pancia per vedere di sformarli a dovere, con la controindicazione di risultare di colorito viola in faccia, oppure di fare quella mossa di classe cristallina che consiste nello sbottonarsi i pantaloni fuori a cena. Poi, di colpo, la vita: il pantalone è perfetto, la tua seconda pelle. Entra ed esce senza bisogno della badante, aderisce a ogni centimetro della pelle. Questo miraggio di perfezione dura una ventina di giorni, poi accade il contrario: il pantalone cede, diventa largo in vita e non tiene più, il cavallo te lo ritrovi alle ginocchia a favorire l’imprecazione facile. Niente paura però: basta metterli in lavatrice che tornano a essere più stretti di quando li hai comprati, e ricomincia il calvario.

 

3. Si vede tutto, anche troppo

1fgbellyfat huffington post - Blob.

 

Ché poi lo skinny jeans non è altro che una calzamaglia un po’ più doppia, la parte inferiore di una muta da surf. Ciò comporta subito un’esclusione: chi non ha un fisico perfetto non li può portare. Evidenziano la troppa magrezza, mettendo in risalto le ginocchia ossute stile Braccio di Ferro, le gambe a X così come il sovrappeso, e lì la cosa si complica ulteriormente, perché nessuno vuole apparire come un kebab insaccato malamente. Eppure, se il grasso c’è, come il Blob del famoso film o il Didò dei giochi da bambini, cercherà ogni pertugio possibile per uscire fuori. Sia dal jeans strappato alla coscia che fa tanto punk, oppure dalle caviglie esposte per decimetri a causa dei risvoltini. Per non parlare della pancia che trabocca come la glassa sul panettone e del culo che sembra una lotta eterna tra due ippopotami. Per gli amici maschi all’ascolto, ripetiamo: si vede tutto. Se non siete particolarmente in forma nella zona Elvis the Pelvis, non indossateli mai.

 

 4. Non sai mai dove mettere le cose

iphone6plus-jeans engadget - Eh no.

 

Quando provi a mettere le cose in tasca, sembri un mutante. Lo smartphone grande, tipo l’ iPhone 6S Plus o il Samsung Note semplicemente non entrano negli occhielli che la ditta produttrice dei pantaloni ci spaccia per tasche. Se invece c’entrano, cambiano radicalmente la tua fisionomia e sembri uscito dal reparto di chirurgia con la protesi all’anca. Il portafogli nella tasca posteriore dei pantaloni? Una chimera. A seconda dello spessore, una volta entrato in tasca serve un carrozziere per  estrarlo senza danneggiare in modo irreparabile il pantalone o le articolazioni. Capito perché un tot di maschi ha iniziato a usare le shopper?

 

5. Pensa alla salute

3c5ffa47362f92ad17b0f54a70ce62e70f3234167d85a5af4c6c7c9acd49db21 quickmeme - Bella domanda

 

Mai più raffreddori per colpa dei pantaloni. Sembra un sogno. Eppure per anni siamo abituati a vedere in giro gente coi risvoltini poco sotto il ginocchio e il mocassino senza calzini a dicembre, risultando praticamente in bermuda. Oppure skinny con la vita talmente bassa che si capiva se una ragazza era bionda naturale o meno. O ancora quelli con cento strappi, in cui entravano più spifferi che nella Panda d’inverno. Ma la cosa più importante: uomo, torna a essere fertile! Mai più pantaloni senza spazio per l’apparato riproduttivo. Una nuova libertà è nell’aria, finalmente.

 

tumblr_m8h1x2xV6F1rtlett-1435074651 mtv - Patrick di Spongebob con gli skinny jeans

 

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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