Society
di Lorenzo Mannella 12 Novembre 2015

Perché dovremmo affidare tutte le pubblicità progresso ai The Jackal

Dopo il successo dell’ultimo video Le domande degli immigrati agli italiani, è chiaro che la comunicazione sociale andrebbe affidata agli YouTuber

Quando uno ti vuole parlare di “sociale” scatta come una campanella di allarme. Sai che dovresti prestare attenzione, ma spesso il messaggio ti arriva impacchettato in una forma vecchia e obsoleta. Retorica, luoghi comuni e buonismo stucchevole sono solo alcuni dei demoni della comunicazione che affollano le campagne di comunicazione istituzionali. Insomma, tutto l’esatto contrario del video Le domande degli immigrati agli italiani postato da The Jackal su Facebook.

Lo avete visto, vero? Sono due minuti e rotti di domande fatte da persone straniere che vivono in Italia da un pezzo e ancora non riescono a capacitarsi di quanto gli italiani siano strani. Come mai i bambini di colore sì e gli adulti no? E i marò, e le ruspe? Perché Salvini? Il video ha totalizzato qualcosa come 2.7 milioni di visualizzazioni, 82mila condivisioni e 3500 commenti. Una parte del merito va ai social network, ma i ragazzi di The Jackal ci hanno messo del loro. Insomma, perché le prossime pubblicità progresso non le facciamo fare a loro?

Senza nulla togliere alle ultime campagne di Pubblicità Progresso, ci sembra che lo stile di The Jackal sia più adatto ai tempi che corrono. Ok, il web di oggi non è la TV di dieci o venti anni fa, ma quando ti imbatti in certi spot dei tempi andati ti viene ancora la pelle d’oca. Qui sotto vi proponiamo qualche confronto tra il gruppo creativo napoletano e i video istituzionali. A voi il compito di giudicare.

 

 

Integrazione. Questa campagna contro il razzismo è un pezzo da novanta – nel senso che è proprio degli anni ’90. Trenta secondi con musiche di Lucio Dalla, formato TV, colori sparati e la voce del doppiatore di Stallone che dice: “Prepariamoci a vivere in una società multirazziale.” Evidentemente non eravamo pronti. Il concetto di razza è roba in stile coloniale. Però, sai, era 25 anni fa. Se avessero dato la parola ai nuovi italiani, come hanno fatto i The Jackal, forse sarebbe stato meglio.

 

 

Ambiente. Questo video dei The Jackal sulla spazzatura a Napoli è bellissimo. Poche parole, tanto Simone Ruzzo che balla. Cercano di coinvolgere la città e farla partecipare, nel rispetto di uno dei posti più belli del mondo. È un registro emozionale completamente diverso da quello di questo video del 1974 sulla pulizia dei centri urbani: primi piani di ratti, gente che butta la spazzatura dalla macchina in corsa. C’è da dire che l’anno prima a Napoli si era sviluppata un’epidemia di colera.

 

 

Lavoro. Se non fai formazione professionale, muori. Se non studi l’inglese, muori. Il concetto base di questa pubblicità progresso dove un uomo si scava la fossa con le proprie mani è inquietante. L’esatto contrario di Promettimi che non lavorerai mai e Gli immigrati ci rubano il lavoro, dove il tema dell’occupazione è affrontato in modo ironico. Coi The Jackal ridi, ma poi ti lasciano un po’ di retrogusto amaro.

 

 

LGBT. Mettere i bambini davanti alla telecamera è un colpo basso. È come se ti parlasse un oracolo o un saggio vecchio di mille anni. Quando senti i ragazzini parlare di amore omosessuale, ti ritorna la fiducia nel genere umano. O quasi. E dal lato istituzionale? Anno del Signore 2013: uno spot del Ministero Pari Opportunità viene respinto dalla RAI perché, pare, contiene le parole “gay” e “lesbica”. Proprio non si fa.

 

 

Politiche Sociali. Il video di questa campagna per adottare un nonno è bellissimo. Nel senso, è un po’ assurdo ma il concetto di base ci sta tutto: non abbandoniamo gli anziani. Conoscendo i The Jackal, mi aspetterei un nuovo video sulla scia della loro campagna Abbandonare un cane, ti uccide in cui il fido Bobi torna dall’autostrada per vendicarsi. Bello il tributo a Paura e delirio a Las Vegas, bello il costume. Forse è un po’ troppo pulp. Ok, basta. Ci siamo persi qualche video per strada?

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari CT L’opera di CT affonda le sue radici nella cultura del Writing. Dalle prime sperimentazioni, influenzate dagli stili più classici dei graffiti, è passato in modo progressivo ad una ricerca minuziosa capace di cogliere ed evidenziare i cambiamenti del paesaggio urbano. Le fascinazioni ricevute dai graffiti sono tuttavia presenti nelle fasi di questo processo: il soggetto-oggetto della sua analisi, le tecniche utilizzate ed in parte i luoghi scelti per i suoi interventi. L’interesse per il lettering si è quindi trasformato in espediente per lo studio della forma fino ad approdare, oggi, ad una ricerca più ampia relativa allo spazio e alle dinamiche contemporanee. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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