Immaginate cosa può provare un uomo che, dopo 44 anni di carcere, è di nuovo libero, ma si trova in una città che praticamente non conosce più. Pensate a New York negli anni ’70 e confrontatela con quella che è oggi, capite da soli la differenza. È la storia raccontata da un documentario di Al Jazeera dedicato a Otis Johnson, un sessantanovenne che all’età di venticinque anni è stato incarcerato per il tentato omicidio di un poliziotto.
Johnson racconta la sua esperienza in carcere ma, soprattutto, ci spiega cosa ha provato una volta libero. Per lui è come vivere nel futuro, si stupisce di tutto: dal caos di Time Square fino alla quantità di cibo che oggi si può trovare anche nel più piccolo dei negozi. Non si capacita dell’esistenza di una gamma così vasta di bibite colorate ma è confortato che ci sia ancora il burro d’arachidi Skippy che mangiava negli anni ’60.
Per non parlare del fatto che oggi tutti abbiano gli auricolari nelle orecchie o che le persone riescano a camminare e, contemporaneamente, leggere i messaggi sul telefono.
Pur facendo discorsi semplici, Johnson ci restituisce un’idea di libertà molto toccante, non così distante da come ce la raccontava il detenuto Michael Hanline incarcerato ingiustamente nel 1978 e di cui vi abbiamo parlato mesi fa. In più ci offre una riflessione sul rapporto tra uomo-tecnologia e sulle relazioni interpersonali: a partire dalla banale osservazione che è meglio il bus rispetto alla metropolitana se vuoi parlare con qualcuno, fino a pensieri decisamente più profondi sul far pace con il proprio passato. Vi consigliamo di guardarlo.
[via reddit.com]
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