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Attenzione: Batman v Superman non è un film per nerd

Bisogna essere sinceri. Altrimenti non vale la pena di scrivere niente, nemmeno una recensione. Quindi, sarò sincero al costo di rendermi antipatico. Avete invaso il Web di pregiudizi. Una pioggia di critiche preventive durata mesi su Ben Affleck nel ruolo di Batman. Avete giudicato un film basandovi su quattro foto e due trailer. Sapete che c’è? Avete perso tempo. In Batman v Superman: Dawn of Justice, Ben Affleck incarna uno dei Batman migliori di sempre, dimostrando che avere una tastiera e una connessione significa soltanto avere una tastiera e una connessione.

 

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La colpa di Ben Affleck e di Zack Snyder, è quella di arrivare dopo Christopher Nolan e Christian Bale. I paladini del post moderno e della contemporaneità narrativa. Avevano fatto un buon lavoro, ci mancherebbe. Ci avevano dato un Joker eccezionale e un grillino sotto steroidi con l’asma, in uno dei film più spietati sulla politica moderna. Avete gridato al capolavoro, strappandovi le vesti.

Ci sta. Ci sta benissimo, il problema non è mai nell’interpretazione dello spettatore, il problema è in quello che porta a un’interpretazione. Lo dicevo parlando di Deadpool. Ha senso dare allo spettatore esattamente quello che vuole? Creando, quindi, un sostegno immediato?

Sapete che c’è? Zack Snyder se ne fotte della fanbase. Struttura un film radicato nella rappresentazione pura di archetipi classici, con un impianto narrativo dilatato e adulto. Un film in quattro atti non in tre come accade normalmente, spiazzando in questo modo il giovane disilluso che sclera, non riconoscendo più qual è il finale.

 

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Snyder non strizza l’occhio alla platea, non celebra e non esalta quello che lo spettatore/fan sa già. Non coccola nessuno, dandogli del figo perchè conosce Miller, Morrison o Quitely. Zack Snyder non ha paura di voi, nerd del cazzo.

Non chiedetevi se questo film rispetta il Cavaliere Oscuro di Frank Miller, chiedetevi, piuttosto, se il Cavaliere Oscuro di Miller rispetta l’archetipo di Sisifo, il personaggio mitologico che ha sfidato gli dei ed è stato condannato a spingere per l’eternità un masso sul versante di una montagna.

Perché è di questo che stiamo parlando. Di epica classica. Di fronte a narrazioni non post moderne non ci si può fermare all’interpretazione contemporanea, guardando “all’ultima cosetta vista” in ordine di tempo. Bisogna scavare, si deve vedere come si sono formati i metatesti della cultura Pop. Altrimenti, tutto si riduce in una ridicola, superficiale, priva di strumenti culturali adeguati, orgia di nozionismo metatestuale e strenua difesa di un canone affettivo di cui non frega niente a nessuno.

 

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Batman v Superman è il racconto di Batman e Superman che si dichiarano guerra, mentre un umano minaccia di sconvolgere il mondo intero. Ma Batman v Superman: Dawn of Justice è soprattutto la sfida dell’uomo verso il divino,  Una sfida resa (fin troppo) esplicita dal modo in cui Superman viene inquadrato. Un Superman biblico, sorretto da una rappresentazione visuale del divino che trova la sua forma di composizione direttamente dalla storia dell’arte. Spesso nel film ci sono mani, mani umane che si rivolgono con speranza verso Superman, in scene/quadri al rallenty, quasi fossimo in preda alla sindrome di Stendhal. A sfidarlo, la volontà di potenza di Batman, attivo nel suo nichilismo muscolare, spinto dalla sua necessità ontologica di uccidere Dio.

Un Batman a un passo dall’essere stirneriano, solo, autosufficiente e autodistruttivo, che trae il suo potere dalle sue proprietà. Il personaggio che attiva il complesso meccanismo filosofico e morale della sfida al divino non può che essere un uomo. Un essere umano, figlio consapevole del peggio che può esprimere l’umanità in quanto tale: Lex Luthor. Se c’è un uomo tanto folle da sfidare Dio, ci sarà sicuramente un altro uomo pronto a trarne vantaggio.

 

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Alla fine, rispettando a pieno l’archetipo classico, Sisifo viene punito. C’è un masso da spingere su per una montagna negli inferi. Ovvero, ci sono altre sfide da accogliere, altri nemici da combattere in quegli inferi globali del mondo della DC Comics.

La batmobile si vede abbastanza. La CGI di Doomsday a volte è un po’ così così, Wonder Woman è gnocca, il film dura un po’ troppo. Sei e mezzo-sette, tre stelline.

È questo che volevi da me? Non te l’ho dato, pazienza. Te ne farai una ragione.

Diego Cajelli

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